Salita Scudillo, la strada perduta degli antichi romani

Salita Scudillo, la strada perduta degli antichi romani

Oggi, fra la spazzatura, un muro divisorio e le piante che la invadono, Salita Scudillo sembra un luogo abbandonato e privo di interesse, come i tanti luoghi di servizio che hanno perso la loro funzione. In realtà era una strada che collegava il centro di Napoli con le colline sin dai tempi degli antichi romani e addirittura, fino a 300 anni fa, era l’unico collegamento fra i Colli Aminei e il centro storico.

Già la cartina dovrebbe farci salire un sospetto: non possono esistere due strade dal nome uguale in una città. Invece Sanità e Colli Aminei condividono appunto gli stessi toponimi: la Salita Scudillo che parte dal basso comincia dalle parti dell’Ospedale San Gennaro, mentre il lato dei Colli Aminei è esattamente alle spalle di Villa Domi, dove si trova il Parco del Poggio.

Napoli vista da Salita Scudillo
Napoli vista dallo Scudillo

Un nome misterioso

Non si sa esattamente perché lo Scudillo abbia preso questo nome. Per giunta oggi indica un’intera area dei Colli Aminei, che parte dalla Metropolitana (dove c’è appunto un “Vico Noci allo Scudillo”) e arriva fino alle pendici, nel rione Sanità.

Fra le varie ipotesi in giro, due sono fra le più credibili: “Scudillo” sarebbe una storpiatura di “Scurillo“, che potrebbe essere un rimando allo “scuro” della strada, essendo una zona molto ricca di alberi. In altre interpretazioni, invece, la parola sarebbe figlia di “Scutillum” latino

C’è anche chi parla della presenza di uno “Scudo” nobiliare, ma non se n’è mai trovata traccia da nessuna parte.

Napoli da Salita Scudillo, Fergola
“Napoli dallo Scudillo”, Salvatore Fergola

Panorama mozzafiato

La strada era suggestiva come poche: percorreva il dorso della collina con scorci panoramici degni dei quadri di Salvatore Fergola e di Turner, che effettivamente venivano proprio da queste parti per trovare ispirazione e dipingere.
Grazie alla sua pendenza estrema (complessivamente dell’80%!), che faceva affaticare tutte le piccole vespe e Cinquecento che la percorrevano, era una vera e propria emozione percorrerla, trovandosi a metà fra un panorama con sotto uno strapiombo sul vuoto e la parete rocciosa della collina nella quale era stata scavata la strada.

Salita Scudillo riuscì a sopravvivere anche ai tempi della speculazione edilizia, conservando intatti i panorami incontaminati e i suoi orti cittadini ancora oggi coltivati, costellati da villette sette e ottocentesche. Pensiamo ad esempio a Villa Domi, che fu acquistata dai banchieri svizzeri Meuricoffre e oggi è un locale per eventi di prestigio.

La strada cominciò a perdere la sua importanza negli anni ’30, quando fu asfaltato l’asse di Viale Colli Aminei per valorizzare la Zona Ospedaliera. Secondo il piano regolatore del 1939 la zona sarebbe poi dovuta diventare un’area universitaria. Nello specifico, proprio alla Conocchia doveva sorgere la Facoltà di Ingegneria. Poi la Guerra cambiò i piani.

Gli anni ’80 furono fatali. La salita era tristemente famosa per essere la strada in cui scappavano ladri e scippatori che operavano in zona Colli Aminei, così come diventò anche un ritrovo per tossici, con le sue piccole cavità in cui era facile nascondersi.

Ci pensò quindi un crollo della parete di tufo a far dichiarare pericolante il percorso nel 1987. La carreggiata era stata anche ristretta a causa dell’installazione dei piloni dell’uscita della Tangenziale. Salita Scudillo fu chiusa inizialmente in via provvisoria ma, come tante cose in Italia, il provvisorio diventò a tempo indeterminato.

La Conocchia
Una foto della Conocchia

La Conocchia

La storia della strada è strettamente legata a quella di un mausoleo funerario chiamato “La Conocchia”, che prende questo nome dalla rocca da cucito, della quale ricorda la forma: durante il medioevo questo genere di edifici erano chiamati spesso così, infatti si trovano diverse “Conocchie” in giro per l’Italia.

Era di epoca romana, presumibilmente intorno al I secolo D.C., e si trovava proprio sulla sommità della salita, indicativamente nella zona dove ora c’è il Parco del Poggio.
Nel 1965, in piena cementificazione delle colline di Napoli, fu fatto saltare per aria. Non aveva vincoli e non era nemmeno censito come bene di interesse storico e culturale (una definizione nata appena un anno prima, nel 1964, e poi disciplinata in maniera più organica nel 1975, ben dieci anni dopo la distruzione della povera Conocchia. Il costruttore fu quindi assolto da qualsiasi carico penale.

L’unica certezza è che, con una carica di esplosivo, fu cancellato il monumento romano. E al suo posto non furono nemmeno costruiti gli edifici che avrebbero dovuto prendere il posto del Parco del Poggio.

Alcuni suppongono che il monumento si trovasse in prossimità di una villa romana, ma anche in questo caso non ci sono pervenute testimonianze, anche se la Conocchia era famosa. L’unica certezza del passato è la presenza del termine “Conocchia” nella toponomastica cittadina, soprattutto in zona Sanità.

Salita Scudillo oggi
Il lato della salita all’altezza dei Colli Aminei

Salita Scudillo oggi

La Salita Scudillo oggi è divisa fra progetti di recupero urbano e un abbandono concreto, con la natura che ha ripreso il suo posto e che ha coperto, nel tempo, scarichi illegali di amianto e materiali di risulta fatti sparire nel vicolo abbandonato da chissà chi.
Fece molto discutere l’iniziativa dei ragazzi del collettivo Je So’ Pazzo di voler ripercorrere, nel 2019, la strada dalla Sanità ai Colli Aminei, facendosi spazio nella vegetazione.

Il Comune di Napoli ha più volte dichiarato la sua intenzione di voler recuperare la funzionalità della strada, ma i costi sono molto alti (gli ultimi rilievi, datati 2014, parlavano di circa 2 milioni di euro)

La vita di Salita Scudillo, però, è una lotta contro il tempo. Quando se ne andranno gli ultimi suoi abituali frequentatori, la sua memoria sarà definitivamente persa. E sarà vista dai posteri solo come un tracciato vecchio e inutile, un po’ come accadde proprio per la triste Conocchia.

-Federico Quagliuolo

Fonti:
Gino Doria, Le Strade di Napoli
http://jesopazzo.org/index.php/blog/172-scudillo-racconto-napoli-dimenticata
https://www.napolisole.it/2015/06/la-storia-dello-scudillo.html
http://guidocaridei.it/salita-scudillo-tra-aree-verdi-e-ville-storiche/

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