STORIA DELLA PEDAMENTINA DI SAN MARTINO

Storia della Pedamentina di San Martino, costruita per “arrivare” alla Certosa

La pedamentina di San Martino

Napoli è tutta salite e discese, lo sappiamo. Ci sono 135 scalinate e 69 gradinate che uniscono, intersecano e biforcano tutta la città. Molte di queste sono bellissime, con panorami spettacolari, degni delle migliori foto per Instagram. Ce n’è una, forse la più famosa, che però ha un’origine particolare, quasi stravagante. Stiamo parlando della pedamentina di San Martino, che unisce la Certosa di San Martino col Corso Vittorio Emanuele e dove anche Charles Baudelaire vi soggiornò durante la sua permanenza a Napoli.

Marguerite Yourcenar vi ha ambientato “Anna, soror”, uno dei tre racconti che compongono “Come l’acqua che scorre”, scritto nel 1982. A volte sconosciuta persino ai napoletani, meta di turisti sofisticati, abitata da pochi coraggiosi, sfocia alle spalle dell’ospedale militare e da qui la Rampa di Montesanto permette di accedere alla parte più centrale della città.

La pedamentina degli Angioni

Ci troviamo nel 1325 e a governare Napoli ci sono gli Angioini. Da sempre molto credenti e fedeli alla chiesa cattolica, i regnanti decisero di erigere una casa per l’Ordine dei Certosini, molto vicini alla famiglia reale. Non una casa qualunque ma una Certosa, bella, magnifica, che avrebbe ospitato tutti i 13 monaci. Pensate un po’, solo 13 persone tra le mura dell’umile Certosa di San Martino. Tornando a noi, fu il re Carlo di Calabria (Carlo d’Angiò detto il Saggio), figlio del re Roberto d’Angiò, a occuparsi personalmente del progetto insieme ai due architetti Tino di Camaino e Francesco Di Vito.

La prima strada del Vomero

Per costruire questa Certosa non fu scelto un luogo a caso. All’epoca la collina del Vomero era completamente disabitata, solo una stesa di monasteri, casali e campi e su quella di San Martino dominava dall’alto, isolato, Castel Sant’Elmo. Fino ad allora su quell’altura esisteva la chiesetta dedicata a S. Erasmo e una torre da vedetta, forse normanna. Quale luogo migliore se non la collina di San Martino, per donare quiete e pace ai certosini? Ed ecco che il progetto per la prima strada mai costruita per arrivare al Vomero prende forma.

Probabilmente il primo giorno dei lavori, i due architetti, arrivati al cantiere di buon’ora, si guardarono leggermente confusi. Bisognava costruire qualcosa per portare i materiali per la costruzione della Certosa sulla collina. EUREKA! “Costruiamo una pedamentina”- avranno pensato. Infatti il termine pedamentina deriva dal latino pedemontanus, che significa, appunto, “ascesa verso un polo di attrazione collocato in alto”. E gli operai conoscevano bene quella ascesa. Chissà quante volte avranno salito e sceso questa strada e con quanta fatica.

Oltre quattrocento gradini, 414 per la precisione, che dal piazzale davanti alla Certosa di San Martino arrivano fino a corso Vittorio Emanuele. All’inizio la Pedamentina era formata solo da alcuni tornanti che risalgono la collina, come appare nella carta di Duperac Lafrery del 1566.

Storia della Pedamentina di San Martino, costruita per "arrivare" alla Certosa
La carta di Duperac Lafrery del 1566 col particolare sulla pedamentina di San Martino

Non bisogna immaginare la scalinata così come è oggi. Molto probabilmente al momento della costruzione non esisteva nessuna scala, nessuna tipologia di comfort. Visto che si trattava di costruire una salita per gli operai, per eludere il lungo tragitto che altrimenti gli toccava, gli angioini pretesero una stradina molto semplice, senza troppe comodità, anche se si resero necessari dei terrazzamenti, la sistemazione idrogeologica del pendio, l’insediamento di filari di pini, cipressi e ulivi. Solo in seguito, con l’accrescersi del suo utilizzo e l’inserimento nel perimetro murario, vengono costruite le scale, così come rappresentate nella pianta del Duca di Noja del 1775.

Storia della Pedamentina di San Martino, costruita per "arrivare" alla Certosa
La pianta del Duca di Noja del 1775 col particolare sulla pedamentina di San Martino

Durante la guerra furono assassinati dei poveri innocenti e oggi una lapide è lì a ricordare il brutto evento. Tra orti, gli spazi verdi appartenuti un tempo alla Certosa, e scorci sulla baia, la strada venne utilizzata anticamente anche come avamposto di difesa di Castel Sant’Elmo. La rivolta di Masaniello e la ribellione delle 4 giornate di Napoli ne sono un esempio. E dopo 700 anni la pedamentina è ancora lì, pronta a sorprenderci con le sue emozionanti vedute.

Bibliografia:

Gradinate e rampe, salite e discese della città di Napoli, Claudio Giussani, Edizioni Gaeta, Napoli, 2003

Le strade di Napoli, di Romualdo Marrone, Newton e Compton Editori, 1996, Roma

Le Strade di Napoli, di Gino Doria, Riccardo Ricciardi Editore, 1943, Napoli

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