MANNAGGIA JEPPSON

Mannaggia Jeppson: storia di un’imprecazione

Quante volte abbiamo sentito dire la formula “Mannaggia Jeppson”? A Napoli sono soprattutto quelli nati prima degli anni Cinquanta che la utilizzano di più. L’espressione, molto in voga tra gli anni ’50 e ’60, nasce da un momento storico del calcio Napoli, precisamente nel periodo in cui ha vestito la maglia azzurra numero 9 Hans Olof Jeppson, detto Hasse Jeppson. Solitamente si utilizza per esprimere rammarico per un avvenimento non andato secondo i piani. Ma chi era questo Hasse Jeppson?

Hasse Jeppson

Nato a Stoccolma nel 1929, si trasferirà con la famiglia a Kungsbacka, città che gli resterà cara sempre e che paragonerà proprio a Napoli: “Quando vidi Napoli rimasi incantato. Aveva quell’odore di mare che mi riportava all’infanzia, quando stavo sugli scogli della mia Kungsbacka“. A Kungsbacka si avvicina al mondo del calcio fin quando non verrà ceduto al Djurgardens che militava nella massima serie svedese.

Si metterà in mostra al mondiale brasiliano del ’50 in cui segnò una doppietta, che beffardamente eliminò l’Italia. In Svezia divenne una celebrità, infatti il mondiale appena giocato lo aveva disputato da capitano, rilevando la fascia al mitico Nordhal.
Così ad accaparrarselo nel 1950 furono gli inglesi del Charlton Athletic, che lottavano per non retrocedere e grazie ai 12 gol in 12 partite, con l’aiuto di Jeppson riuscirono facilmente a salvarsi.

Dopo l’esperienza inglese torna brevemente nel Djurgardens per poi essere acquistato per 33 milioni di lire dall’Atalanta. Nel campionato 1951-1952 in 27 partite segnò ben 22 goal, costringendo le squadre di Serie A a battersi fino alla fine per ottenerlo.

Fu il Napoli di Achille Lauro a comprarlo per l’esorbitante cifra di 105 milioni di lire, fruttando ai bergamaschi una delle più alte plusvalenze che il calcio avesse mai visto. Achille Lauro era allora sia il Presidente del Napoli che il sindaco della città e i suoi acquisti erano certamente per corteggiarsi il popolo napoletano.

Per questo motivo a Napoli Jeppson fu soprannominato “o Banco e Napule” perché secondo il popolo i 105 milioni di Jeppson erano il patrimonio che restava nelle casse della banca fondata nella Capitale del Regno delle Due Sicilie nel lontano 1539  (a tal proposito è nota l’esclamazione «Gesù, è caduto il Banco di Napoli» di un tifoso partenopeo allorché, all’esordio in maglia azzurra, Jeppson ruzzola a terra per il brutale intervento di un avversario) o Mr. 105.


Ma adesso il talento svedese era approdato all’ombra del Vesuvio.

Mannaggia Jeppson: storia di un'imprecazione
Hasse Jeppson a Napoli

Mannaggia Jeppson!

Jeppson nel capoluogo campano ha lasciato sentimenti contrastanti nel corso dei suoi 6 anni di permanenza, a testimoniarlo è proprio il già citato “Mannaggia Jeppson”, anche se la storia ci consegna uno degli attaccanti più prolifici che abbiano mai indossato la maglia azzurra in Serie A. Furono ben 52 le reti segnate sulle 112 partite giocate. A Napoli emerse la sua capacità nel siglare gol ritenuti difficili e, allo stesso tempo, fallire le occasioni considerate più semplici davanti al portiere, caratteristica nota già all’epoca in cui giocava in Svezia.

Conclude il primo anno con la maglia azzurra segnando 14 goal, portando il Napoli quarto in classifica. Inizialmente i primi tempi furono caratterizzati da incomprensioni sia con Amedeo Amadei (l’altro attaccante azzurro) che con Achille Lauro che gli contestava i troppi viaggi in auto a Roma e che portarono alle dimissioni, poi rientrate, del tecnico Monzeglio.

Ma il nostro buon Hasse Jeppson era sì un talento, ma dipendeva da come gli girava la testa. Infatti al calciatore svedese non era mai importato il calcio, tant’è vero che la sua più grande passione rimase il tennis. Jeppson scendeva in campo altalenando prestazioni incredibili con giocate da dimenticare: “Jeppson è portentoso così nel colpire come nel fallire il bersaglio”– dirà il suo compagno di squadra all’Inter Nacka Skonglund. Viene da sé che i tifosi del Napoli lo maledicevano una domenica si e una no e per questo i suoi errori grossolani erano seguiti dalle urla dagli spalti: “Mannaggia Jeppson”.

Bibliografia

Mimmo Carratelli, La grande Storia del Napoli, Gianni Marchesini Editore, 2007

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