L'INCREDIBILE STORIA DI GIORGIO PUNZO, L'UNICO ABITANTE DI VIVARA

L’incredibile storia di Giorgio Punzo, l’unico abitante di Vivara

Per raccontarvi questa incredibile storia su Giorgio Punzo, l’unico abitante di Vivara, dobbiamo tornare agli anni Sessanta, precisamente al 1966. Questa è una data molto importante perché segna la fondazione del WWF Italia, di cui il Punzo fu uno dei primi soci. Quattro anni dopo, nel 1970 il nostro professor Punzo crea il Centro Meridionale pro natura, con sede a Napoli. Invece nel 1975 nasce l’Unione Trifoglio, un ente molto particolare, che propone un percorso educativo dei giovani nei confronti della Natura.

Punzo e le sue battaglie per la natura

Ed è negli anni Settanta che la Regione Campania comincia a interessarsi all’isola di Vivara: i rappresentanti del WWF campano, Lello Capaldo e Giovanni Lubrano Di Ricco, avevano appena sventato un tentativo di speculazione edilizia da parte della società VACAMAR per la costruzione sull’isola di un villaggio turistico di lusso, con circa mille villini e tanto d’eliporto e ascensore. Immaginate cosa sarebbe potuto accadere.

Per salvaguardare quella magnifica isola nel bel mezzo del golfo di Napoli, per tutelare la macchia mediterranea, per difendere la fauna selvatica, e particolarmente gli uccelli, l’assessore all’agricoltura e foreste della Regione riuscì a concludere con l’ospedale “Albano-Francescano”, che era il proprietario dell’isola, un accordo di fitto. Punzo venne chiamato in qualità di ornitologo e di protezionista, a far parte della commissione per il da farsi a Vivara.

Così si decise d’impiantare sull’isolotto un centro d’osservazioni naturalistiche, in particolare una specola ornitologica e una stazione d’inanellamento in accordo con l’Istituto di Biologia della Selvaggina di Bologna. La gestione del centro venne affidata a Punzo, che chiese di avviare attività di tipo educativo coi giovani delle scuole campane e delle altre regioni e coi membri delle associazioni. Il permesso fu accordato. Ma chi era Giorgio Punzo?

La biografia di Puzo

Giorgio Punzo nacque il 29 maggio del 1911 a Napoli, da una famiglia agiata. Probabilmente si appassionò alla natura grazie al giardino stupendo del nonno che possedeva a Posillipo. Frequentò il biennio del ginnasio al Liceo Pontano del corso Vittorio Emanuele dove poté apprezzare gli studi grazie alla dottrina dei gesuiti e il triennio presso l’Istituto Garibaldi. Si laureò prima in Scienze Naturali e poi in filosofia. Ottenne l’abilitazione all’insegnamento e dopo un breve periodo universitario durante gli anni della guerra, decise di dedicarsi ai ragazzi dei licei.

Quindi una breve parentesi d’insegnamento di materie scientifiche al liceo “Garibaldi” di Napoli, lo stesso presso il quale aveva conseguito la licenza liceale molti anni prima, e poi alcune collaborazioni coi barnabiti dell’Istituto “Bianchi” e “Denza” negli anni successivi. Insegnò anche a Procida e Vico Equense. Dopo essere andato in pensione decise di dedicarsi completamente alla sua battaglia per la libertà di Vivara.

Giorgio Punzo si trasferisce a Vivara

Nel settembre del 1977 morì il guardiano dell’isola, Antonio Ambrosino. E ora? Che fare? Dare adito ai vandali che avrebbero ben presto distrutto ogni cosa? Permettere ai bracconieri di scorrazzare liberi sull’isola? Questo il Punzo non poteva consentirlo. Insieme alla Regione, Giorgio Punzo decise che si sarebbe trasferito sull’isolotto di Vivara fino a che non si sarebbe risolta la situazione. Nel frattempo vendette la sua abitazione a Via Aniello Falcone per far fronte alle necessità di gestione del parco.

Quella che doveva essere solo una situazione d’estrema provvisorietà, si trasformò in una condizione stabile per sedici lunghi anni, dal settembre 1977 al giugno 1993 e intanto tutto il patrimonio familiare del Punzo, l’intera sua pensione e gl’immobili che possedeva, andavano in fumo. Naturalmente solo i suoi soldi non potevano bastare per la gestione del territorio dell’isola. Alcuni suoi sostenitori, invece di aiutarlo, affermarono che proprio la sua presenza impediva di avviare “un progetto serio” per Vivara.

Per sedici anni Punzo e i suoi ragazzi da lui coordinati vissero sull’isola di Vivara giorno e notte, garantendo una costante presenza. Anche il bracconaggio sull’isola, ch’era abitudine ormai consolidata e radicata da anni, s’era tanto ridotto da esser quasi totalmente scomparso; e questo senza ricorrere alle azioni legali, ma attraverso il dialogo, il confronto coi cacciatori. Punzo, a 80 anni suonati, si esponeva in prima persona e affrontava a viso aperto i cacciatori. Strappava loro le munizioni e li cacciava via in malo modo. Ancora oggi a Procida c’è chi è passato dal fucile alla macchina fotografica grazie a Giorgio Punzo.

Le condizioni di vita peggiorano

Nel 1989 un fulmine distrusse tutta la linea che conduceva l’energia elettrica a Vivara e quindi anche l’acqua corrente finì di scorrere dai rubinetti. La Regione se ne lavò le mani e passò la palla alla proprietà, che a sua volta non aveva nessuna intenzione di spender soldi per un impianto elettrico in un luogo non abitato. Il povero Punzo tentò di tutto.

Fu così che dal 1989 le condizioni di vita su Vivara divennero assai più difficili: per la luce ci si arrangiava con lampade a gas; l’acqua la si andava a prendere alla fontanina dell’acquedotto piuttosto distante, e si portava su con le taniche. L’acqua era perlopiù fredda, e d’inverno andava riscaldata sul fuoco, prima di poter essere utilizzata per l’igiene personale.

Fortunatamente grazie a Paolo Arciprete giunse sull’isola di Vivara un asino che doveva aiutare il professore nelle sue scampagnate di lavoro. Sull’isola non c’era riscaldamento e il Punzo, pur potendo occupare le sale della villa padronale, aveva adattato come casa sua un’antica stalla seicentesca. La casa padronale doveva rimanere riservata alla biblioteca, alle esposizioni naturalistiche, non bisognava trasformarla in luogo d’abitazione.

La situazione logistica e le difficoltà scoraggiavano i giovani e i giovanissimi. Eppure lui, alla veneranda età di ottant’anni, non diceva una parola, era quello che si lamentava di meno.

Punzo dava fastidio

A nulla valse il “Premio Mediterraneo” conferitogli da un’agenzia dell’ONU nel 1991, che tanta eco ebbe sugli organi di stampa; a nulla le altre non poche onorificenze che gli arrivavano da più parti. C’era chi lottava per estrometterlo da Vivara. Allo scadere del contratto di fitto, la Regione non rinnovò. I proprietari arrivarono sull’isola insieme agli avvocati con l’ingiunzione di sfratto. Punzo cercò di resistere, credendo in un accordo tra proprietà e Regione. Ma nulla.

I debiti lo soffocavano, e non aveva più neanche case da vendere. Non aveva neanche una casa dove andare ad abitare: fu ospite dei ragazzi ch’egli aveva formato e cresciuto.
Ma ancora, dopo anni, dei grandi e faraonici progetti prospettati non s’è fatto niente; nel frattempo però il coniglio nano s’è estinto, sterminato dai gentilissimi bracconieri. Le querce sono state attaccate da una malattia che le ha fatte seccare quasi tutte, e non c’era nessuno che potesse intervenire ai primi sintomi; gli edifici superiori e la “casa del caporale” sono stati distrutti e ridotti a poco più che un ammasso di macerie; le maioliche della cappellina stanno scomparendo.

La morte

Il professore visse alcuni mesi in Abruzzo, circondato dall’affetto dei suoi giovani; poi prese in affitto una villetta al Villaggio di Pinetamare a Castelvolturno. Poi partì alla volta di Montella e quindi di nuovo a Castelvolturno.
A causa di un blocco renale, non aveva più una precisa percezione del giorno e della notte; la circolazione sanguigna non funzionava più bene. Quando la situazione precipitò, era una giornata fredda di neve alta che continuava a cadere; anche l’ambulanza ebbe difficoltà ad arrivare. Fu portato all’ospedale di Avellino, e, dopo una notte in coma, a quello di Monteforte Irpino. Morì la notte tra il 28 febbraio e il primo marzo del 2005, portato a Napoli da chi gli era stato vicino.

Punzo è stato un maestro, un filosofo, un ornitologo. No. Giorgio Punzo è stato molto di più. Si è battuto per i suoi ideali, come un leone, non si è mai arreso anche durante la vecchiaia. Giorgio Punzo ha compiuto dei veri miracoli e oggi dovrebbe essere ricordato molto di più. Perchè a volercene di gente come lui…

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