QUANDO TOTÒ FU CACCIATO DALLA RAI

“Viva Lauro”! E Totò fu cacciato dalla Rai…

Totò, Totò… l’unico, grande e inimitabile Totò. Ma quante ne ha combinate il nostro grande mattatore?

Il principe De Curtis è sempre stato una lingua infrenabile, un vero e proprio spirito libero. Spesso improvvisava discorsi e battute davanti al grande pubblico, quando veniva invitato come ospite. Questo suo libertinismo era evidente anche all’interno delle sue pellicole, che per questa ragione subirono diversi tagli a causa della censura, molto attenta in quegli anni.

I film di Totò, oltre a subire tagli e modifiche, dovettero, spesso, anche scontare un’ulteriore “punizione”: il divieto di visione ai minori di 16 anni. Questa circostanza rappresentava per i produttori un danno incalcolabile, in considerazione del fatto che all’epoca al cinema si andava quasi sempre “in famiglia”.

Ma Totò era un irriverente, un capopopolo, uno che non si comanda ma che deve, per il bene nostro e di ogni napoletano, non piegarsi alle rigide regole della società a lui contemporanea.

Totò ospite del Musichiere e la gaffe su Achille Lauro

Il nostro principe non amava la televisione, preferiva il teatro. Credeva che la tv fosse un mezzo che non permettesse all’attore di mostrare tutte le sue capacità e quindi preferiva fruirne piuttosto che farne parte. La televisione lo ha visto protagonista in sporadiche apparizioni: nel 1965 con Mina e Mario Riva a Studio Uno, con Luigi Siliori durante una intervista a Segnalibro, con Mario Castellani dove interpreta l’inedita poesia “l’Acquaiola“.

Ma il debutto ufficiale in tv avvenne nel 1958, quando andò ospite alla trasmissione di Mario Riva “Il Musichiere”. Era il primo febbraio 1958 e Antonio De Curtis era uno dei personaggi più attesi. Non si era mai visto sul piccolo schermo, quando Mario Riva lo annunciò, il pubblico quasi non ci credeva. Probabilmente lo stesso Riva anche non ci credeva, vista l’emozione per presentarlo. “Il mio maestro”- lo appellò.

Insomma Totò di certo non aveva problemi a stare davanti alla telecamera, ma il presentatore improvvisamente divenne un po’ impacciato, dinanzi al grande attore. L’emozione era palpabile, Mario Riva sudava. Dopo un incipit di presentazione degno dei più grandi oratori e avvocati romani, Totò doveva indovinare il maggior numero di canzoni nel minor tempo possibile (come se fosse un Sarabanda degli anni Cinquanta). Era una puntata speciale quella del primo febbraio, perché erano stati invitati alcuni personaggi famosi che poi avrebbero devoluto l’importo vinto in beneficenza.

Era arrivato il suo turno. Totò si piazza nella sua postazione e inizia a indovinare le canzoni, una dopo l’altra. Dopo un po’ arrivò il momento di una canzone molto cara al grande Totò: “‘E stelle ‘e Napule, dei maestri Bonavolontà e Galdieri. Una canzone napoletana, finalmente. Quindi Totò lanciò dal nulla un “urlo”: “Viva Lauro! A me piace Lauro”. Il conduttore rimase sbigottito, forse anche terrorizzato per le conseguenze che il comportamento di Totò avrebbe potuto avere per la trasmissione e per la sua carriera.

Era un periodo storico particolare. Dopo tre mesi ci sarebbero state le elezioni nazionali e l’ex sindaco di Napoli, Achille Lauro, si sarebbe presentato in veste di segretario del Partito Monarchico Italiano. Lauro e Totò si conoscevano, si erano incontrati più volte. Totò era anche andato a casa dell’armatore. Si è sempre parlato di un Totò tendente al pensiero politico di destra, anche se la figlia ha poi smentito più volte, affermando che suo padre sarebbe sempre stato vicino al Partito Socialista.

Probabilmente in quel momento in lui prevalse il suo istinto da comico e credette che fare una battuta “demenziale” in quella occasione sarebbe stato divertente. Il ministro dell’Interno Tambroni in persona telefonò al presidente della RAI per dei chiarimenti. Chiese che il comico napoletano venisse diffidato, multato, esiliato per sempre dal video. In effetti Totò vedrà penalizzato il suo compenso di centomila lire “per frase pubblicitaria”». 

Un simile comportamento lo ebbe anche in alcuni suoi film e per questo fu costretto alla censura. Per questa ragione i dirigenti democristiani della Rai decisero di allontanarlo dalla televisione e infatti non mise più piede negli studi della Rai fino al 1966, quando si presentò a Studio Uno.

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