spagnoletto il pittore dei quartieri spagnoli

Spagnoletto, il pittore dei Quartieri Spagnoli

Lo Spagnoletto, il pittore dei Quartieri Spagnoli

C’è stato un pittore a Napoli che veniva considerato il figlioccio di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio. C’è stato un pittore che ha insegnato a Luca Giordano come si utilizzava un pennello. C’è stato un pittore che, giunto a Napoli, decise di vivere il resto dei suoi giorni ai Quartieri Spagnoli. Si tratta del mitico Jusepe de Ribera, detto lo Spagnoletto.

Gli inizi

Jusepe de Ribera nacque a Xàtiva, vicino Valencia, nel 1591, una piccola roccaforte spagnola. Entrò da subito nella bottega di Franciso Ribalta, dove apprese i rudimenti della pittura. Grazie al suo maestro, si innamorò della pittura di Caravaggio, riuscendo a imitarne il gusto “tenebroso” alla perfezione.

Ribera a vent’anni sentì il bisogno di viaggiare in Italia, che in quel periodo stava sfornando i pittori più importanti di quell’epoca. Arrivò a Cremona nel 1611, per poi passare per Milano e Parma, fino ad arrivare nel 1613 a Roma. Qui entra in contatto coi mecenati più assetati di ricchezze, i quali erano capaci di litigare fra di loro per accaparrarsi i lavori dello spagnolo.

A questo periodo appartiene la serie dei Cinque sensi (1613-15 ca), oggi smembrata e conservata in diverse sedi museali del mondo (La vista del Museo Franz Mayer di Città di Messico, Il tatto del Norton Simon Museum di Pasadena, Il gusto del Wadsworth Atheneum di Hartford, L’olfatto della Collezione Juan Abelló di Madrid e L’udito, oggi perduto). Ma nel 1616 il giovane Jusepe partì zaino in spalla per trasferirsi all’ombra del Vesuvio. A Napoli infatti si poteva respirare l’esoterismo di Caravaggio, il suo mito.

Lo Spagnoletto a Napoli

Arrivato a Napoli Jusepe andò direttamente a bussare alla porta del pittore Giovanni Bernardino Azzolino, detto il Siciliano, che viveva ai Quartieri Spagnoli. Dopo tre mesi sposò la figlia sedicenne di Azzolino, Caterina, con la quale si trasferì non poco distante dalla casa del padre. Fu proprio in questi vicoli dei Quartieri, che Jusepe cambiò improvvisamente nome. Infatti, per via della sua bassa statura, divenne per tutti Spagnoletto.

In pochi anni, grazie all’ispirazione che la città gli dava, le sue opere divennero celebri in tutta Europa. Per prima cosa dipinge i dodici apostoli della qudreria dei Girolamini, ma il viceré di Napoli, il duca di Osuna, non ci pensa due volte e volle mettere le mani sopra alla sua arte. San Girolamo e l’angeloSan Paolo penitenteSan SebastianoCrocifissione ed il Martirio di San Bartolomeo sono le opere dipinte per lui.

Monumentale è l’opera del soffitto della Certosa di San Martino, portata a compimento in cinque anni (1638-1643). Per il luogo di culto partenopeo, Ribera aveva già dipinto la Pietà nel 1637. Nel 1638, sempre per la Certosa, gli fu commissionato il dipinto Comunione degli apostoli, terminato tredici anni più tardi e caratterizzato da un approfondimento psicologico dei personaggi.

In questi anni inizia un conflitto con Massimo Stanzione, pittore cardine del panorama napoletano. La sua fama divenne tale che si convinse ad aprire una bottega proprio a Napoli. Qui giunsero ad apprendere la sua arte pittori del calibro di Bernardo Cavallino, Luca Giordano e Mattia Preti.

Dall’Adorazione dei Pastori, oggi al Louvre, e di cui si può ammirare una splendida riproduzione più arricchita di particolari, dell’allievo Cesare Fracanzano, nella concattedrale di Santa Maria dell’Assunta e San Catello a Castellammare di Stabia, al Matrimonio mistico di Santa Caterina, conservato al Metropolitan Museum di New York, o alle tante opere sparse nei maggiori musei del mondo, da Capodimonte a San Pietroburgo, dal Prado al museo Filangieri di Napoli, si capisce cosa abbia rappresentato e cosa rappresenti lo Spagnoletto per la storia della pittura.

Spagnoletto, il pittore dei Quartieri Spagnoli
Lo Storpio- Spagnoletto

La morte

L’ultima opera dello Spagnoletto fu “Lo Storpio”, un vero omaggio a Napoli, città in cui morì nel 1652. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria del Parto, che al suo interno custodisce la tomba di Jacopo Sannazaro ed il presepe di Giovanni da Nola. Purtroppo, durante i lavori di rifacimento della pavimentazione della chiesa negli anni Cinquanta, si scoprì che della tomba dello Spagnoletto non ce n’era più traccia. Così, leggenda vuole che lo spirito del piccolo, grande Spagnoletto, vaghi ancora per i vicoli dei Quartieri Spagnoli…

La storia è dedicata a Tina Rosiello, per ringraziarla della sua generosità. Supporta anche tu Storie di Napoli con una donazione, ogni aiuto è fondamentale per mantenerci indipendenti e liberi!

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