MARIA D'AQUINO, LA FIAMMETTA DI BOCCACCIO

Maria d’Aquino, la Fiammetta di Boccaccio che uccise il re di Napoli

Intorno alla figura di Fiammetta, la donna che fece perdere la testa a uno dei padri della lingua italiana, Giovanni Boccaccio, ruotano miti e leggende. Ma qui non parleremo semplicemente della “Fiammetta” immaginata da Boccaccio, ma della persona che si nascondeva dietro questo nome: Maria d’Aquino.

Maria d'Aquino, la Fiammetta di Boccaccio che uccise il re di Napoli
Giovanni Boccaccio

Boccaccio e Fiammetta

Non ci dilungheremo a scrivere del grande Boccaccio, quello che ci interessa dire è che il poeta si trasferì a Napoli quando aveva 14 anni, nel 1327. Arrivò da Firenze, perché suo padre Boccaccino di Chellino era un mercante molto importante e la corte degli Angioini gli affidarono di rappresentare il Banco de’ Bardi.

Qui il giovane Boccaccio entrò in contatto con l’elite culturale napoletana: scienziati, teologi, giuristi e poeti. Queste amicizie mandarono su tutte le furie il padre, il quale voleva iniziarlo alla vita del mercante. Quindi Giovanni si avvicinò alla letteratura e al mondo del romanticismo proprio a Napoli, città che gli diede la giusta ispirazione per innamorarsi. Innamorarsi della vita, della bella vita, della lingua, della città, ma soprattutto di una donna.

Quella donna era Maria d’Aquino, che il poeta conobbe, o almeno con cui ci fu, come diciamo oggi, un gioco di sguardi, durante la messa del sabato santo del 1331 (o 1336, le fonti sono discordi) nella chiesa di San Lorenzo Maggiore. Da questo primo incontro ne seguirono altri. E altri ancora. Fin quando Boccaccio non si innamorò definitivamente, ma ricevendo un allegro due di picche dalla sua amata. Infatti a partire dall’ottobre successivo a quel primo incontro primaverile, Fiammetta pare cominciasse a ricambiare il sentimento dello scrittore, così colmandolo di gioia. Dopo tre anni, però, l’amara delusione: Fiammetta si rivela una persona volubile e abbandona Boccaccio per un nuovo amore.

Maria d’Aquino, in arte Fiammetta

Questa Maria d’Aquino da giovane bella, bionda, dagli occhi azzurri cielo, era nientepopodimenochè la figlia illegittima del re Roberto d’Angiò e della sua amante provenzale Sibila Sabran, moglie del conte Tommaso IV d’Aquino. Si dice che i due amanti consumarono il loro rapporto proprio nel giorno della festa dell’incoronazione di re Roberto, nel 1310.

Maria faceva parte dell’aristocrazia napoletana, era molto conosciuta. Ma proprio per questo motivo era accerchiata da molti nemici. Le malelingue da subito scelsero la via dell’inciucio e montarono sulla sua figura tante storielle.

L’assassinio del re e l’ira di Giovanna I

Si dice che Maria d’Aquino fu complice dell’omicidio del 18 settembre 1345 di re Andrea, duca di Calabria nel castello angioino di Aversa. Era il successore di Roberto D’Angiò, e marito della regina Giovanna I. Per questo Maria fu condannata a morte e decapitata nel 1382 per ordine del successore della regina, re Carlo III. Non si scoprirà mai chi ci fosse davvero dietro questo assassinio terribile, perché la chiesa spinse per terminare le indagini in breve tempo e quindi furono decapitati gli aristocratici con cui la regina non aveva un buon rapporto. Per questo ci andò di mezzo anche Maria d’Aquino (ops, Fiammetta), invisa dalla regina Giovanna, forse per la sua bellezza, forse per la sua spregiudicatezza.

Di certo non perché Boccaccio ne fosse stato innamorato.

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