Isolotto di San Martino: vita, morte e miracoli

Isolotto di San Martino: vita, morte e miracoli

Pochi metri distanziano l’isola di San Martino con Monte di Procida. Praticamente un tuffo a mare, quattro bracciate e si arriva all’isola. Si, a nuoto, perché il vecchio pontile che collegava l’isolotto di San Martino con Monte di Procida è crollato qualche anno fa, a causa del mare mosso che ha inesorabilmente distrutto il collegamento tra i due luoghi. Ma vi siete mai chiesti quale sia la storia dell’isola di San Martino? Noi di Storie di Napoli sì e abbiamo deciso di raccontarvela.

Etimologia dell’isola di San Martino

Ma cosa c’entra San Martino con questo isolotto?

L’isolotto è costituito da un materiale tipico dei Campi Flegrei: la pozzolana, la cui estrazione ne ha causato una riduzione dell’altezza di 16 metri. In pochi lo sanno ma sull’isola, un tempo, c’era una piccola chiesetta. Questo luogo sacro durante il Medioevo era dedicato a San Martino di Tours, il santo che riconobbe Cristo, povero e infreddolito, e a cui consegnò il suo mantello per riscaldarlo.

La chiesa di San Martino di Tours era anche conosciuta come la cappella di San Martiniello, ma andò distrutta durante un catastrofico maremoto, insieme ad una guardiola, che utilizzavano i pescatori di tonno come ricovero. Ed ecco che, quando si staccò dalla terraferma definitivamente, assunse questo nome.

I fedeli, quindi, giungevano su questo pezzo di terra, una volta collegato con Monte di Procida, per assistere alle messe con una bella vista sul mare. Immaginate che fortuna avevano gli antichi a poter godere di tale panorama: Procida di fronte e al lato Napoli con il suo golfo. Mica male eh?

Da promontorio a isola

Quindi, provate a chiudere gli occhi e azzerate tutto quello che conoscete di questo panorama. Fatto? Bene, adesso provate ad avvicinare lentamente l’isolotto alla terraferma, e sappiate che per secoli, forse anche per millenni, questo era quello che vedevano le persone quando passavano di qui.

E già. C’è stato un tempo in cui l’isola non era un’isola, bensì il prolungamento di Monte di Procida. Ma poi, nel 1488, un evento geologico, presumibilmente un maremoto dovuto ai frequenti movimenti tellurici tipici della zona flegrea, fece in modo che quella striscia di terra che fungeva da collegamento, sprofondasse per sempre. Immaginate la faccia degli antichi quando si affacciarono e notarono che c’era qualcosa che non andava.


Nacque così un’isola nuova nel mare di Napoli. Non sappiamo con precisione cosa avvenne; purtroppo le testimonianze sono poche e non troppo specifiche.

L’isola nasce, cresce e muore

Tra il Seicento e il Settecento, come già abbiamo detto sopra, l’isola di San Martino fu sfruttata per la sua posizione. Infatti fu utilizzata per la tonnara dai tonnarotti procidani (pescatori prevalentemente di tonno), istruiti dai maestri siciliani, l’elite dei pescatori di tonno. L’isola di San Martino era la base dei pescatori. Per questa ragione in questa zona di Monte di Procida sono molto diffusi i cognomi di origine siciliana.

Ma arriviamo al Novecento. Gli inizi del Novecento. Quando l’Italia era in guerra e, diciamola tutta, era vicina un’inesorabile sconfitta. Quindi sull’isola si insediò uno stabilimento industriale per il collaudo dei siluri provenienti dal silurificio di Baia e del lago Fusaro. Sull’isolotto di San Martino avvenivano i test per i siluri che sarebbero serviti all’Esercito Italiano.

Nel 1939 invece avvenne una terribile disgrazia. I tedeschi pensarono bene di minare il ponte dell’isola di San Martino, che fungeva da collegamento con Monte di Procida, memori dello sfruttamento dell’isola durante la prima guerra mondiale. Terminata la guerra, l’isola fu praticamente abbandonata, fino agli anni Sessanta, quando fu concessa a un privato che cercò di rimetterla a posto.

Il tunnel

La difficoltà maggiore per raggiungere l’isolotto sta nell’individuare l’imbocco del tunnel che è situato nella zona di Cappella, a metà strada tra Monte di Procida e Bacoli. Ciò è dipeso dal fatto che l’isolotto si trova in una posizione molto coperta, che non permette di visualizzarlo dalla strada.

Il tunnel fu completato il 1940, grazie al lavoro dei taglia-monti di una ditta locale, che conoscevano perfettamente di quale materiale roccioso era costituito il promontorio di Monte di Procida.

Isolotto di San Martino: vita, morte e miracoli
L’entrata del tunnel che collega Monte di Procida con l’isola di San Martino

Ad ogni modo, superato questo piccolo impedimento, vi ritroverete in un posto magico e segreto nel quale vi sembrerà di essere completamente fuori dal mondo. Si tratta, infatti, di un paradiso immerso in un mare limpido e incontaminato, ulteriormente impreziosito dal profumo dei fiori e dalla bellezza di una natura ancora selvaggia. Per queste ragioni l’isolotto è considerato un sito naturalistico unico nel suo genere che non ha pari in tutta la zona flegrea.

Isolotto di San Martino: vita, morte e miracoli
Foto da http://sasaprof.blogspot.com/2014/07/lisolotto-di-san-martino.html

Questo articolo è dedicato a Fania Fucci per la sua generosità nel supportare gli studi di Storie di Napoli. Sostienici anche tu con una donazione!

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