Maria Puteolana, la prima soldatessa della storia

Maria Puteolana, la prima soldatessa della storia

A Napoli le donne hanno sempre fatto parlare di sé e Maria Puteolana ha fatto parlare tantissimo tanto che molti la confondono con la guerriera Bradamante dell'”Orlando Innamorato” di Matteo Boiardo o in Clorinda nella “Gerusalemme Liberata” di Torquato Tasso. Da Sophia Loren a Letizia De Martino, da Eleonora Pimentel de Fonseca a Matilde Serao, quante sono le figure femminili che hanno reso Napoli quella che è oggi. Eppure tra tutte le magnifiche donne napoletane, c’è una piccola grande Giovanna d’Arco, o se volete, una Lady Oscar. Si, avete capito bene, anche noi abbiamo avuto una soldatessa travestita da uomo.

Perché anticamente solo così poteva realizzare il suo sogno di combattere. La società patriarcale, purtroppo, era radicata nelle vene di ogni essere umano. Ma a Maria questa cosa non andava proprio giù. E quindi, sin da giovanissima, appese il grembiule al chiodo per indossare armatura e elmetto per combattere i pirati saraceni che arrivavano sulle coste del golfo di Napoli.

La leggenda

Leggenda vuole che Maria fosse nata a Pozzuoli, da qui il soprannome Maria Puteolana. Era una ragazza dal bell’aspetto, robusta e forte, dagli occhi grandi e con un caratterizzo che oggi sarebbe identificato col termine “maschiaccio“.

C’era chi faceva di Maria Puteolana il proprio mito: spesso sfidava i nuovi arrivati a spostare un masso enorme, ma loro non riuscivano nell’impresa. Lei, invece, non si faceva scrupoli e lo faceva come se fosse la cosa più normale di questo mondo.

La sua celebrità è giunta fino ai giorni nostri e infatti a Pozzuoli c’è una strada che porta il suo nome. Maria Puteolana è stata la prima guerriera, la prima soldatessa, di cui il mondo abbia mai parlato in dei documenti ufficiali.

Ma cosa sappiamo precisamente di questa donna forte e fiera, e che partecipò a tantissime battaglie, uccidendo i suoi nemici? Pochi documenti esistono, ma coloro che la citano non sono degli sprovveduti. Chi per esempio? Il poeta Francesco Petrarca, per dirne uno.

Francesco Petrarca e Maria Puteolana

Come sappiamo Francesco Petrarca si trovava a Napoli per ricevere la famosa corona d’alloro, un simbolo con il quale il poeta sarà raffigurato per sempre. Durante il suo soggiorno ebbe il tempo anche di visitare (quello che allora era un piccolo borgo) Pozzuoli. Ma non perché fosse un poeta itinerante, bensì perché aveva sentito parlare di questa guerriere nostrana. Già a quei tempi il passaparola era veloce e gli inciuci erano all’ordine del giorno.

Quindi propose al re Roberto D’Angiò di accompagnarlo in questo viaggio. Ci immaginiamo che la discussione andò più o meno così: “Maestà, ci facciamo un giretto a Pozzuoli? Voglio proprio vedere se esiste questa donna soldato! Cose dell’altro mondo…

«veduta io l’aveva e senza armi quando con impeto giovanile correndo in traccia di gloria venni a trovare in Napoli il Re di Sicilia»

Era il 1.341 e i due, più una schiera di guardie del corpo, andarono a Pozzuoli, facendo chiamare la nostra Maria Puteolana. Lo sappiamo grazie al quinto libro delle Epistolae Familiares, precisamente quelle dedicate al Cardinale Giovanni Colonna, affinché – scrive sempre il poeta – nulla di lei fosse, poi, nel tempo dimenticato

«…ma oggi, quando si è fatta innanzi e mi ha salutato, bardata da guerra e al comando di un manipolo di soldati, ne sono rimasto sbalordito. Poi sotto quell’elmo ho riconosciuto la sua femminilità…Aveva destrezza insolita e rarissima, forza, età, portamento, desideri di uomo prode; non tele ma archi, non aghi e specchi ma frecce e brocchieri usava, e nel suo corpo non baci e lascivia ma ferite ed onorate cicatrici».

Petrarca vede il soldato prima che la donna: resta allibito di fronte a Maria, una donna travestita da soldato, una cosa davvero inaudita a quei tempi. Essere una donna al comando di un manipolo di uomini fece un certo effetto al poeta. Ma lo sappiamo, Napoli è è una città avanti, che detta la moda. Ancora oggi c’è chi dice che un vestito alla moda, prima di arrivare a Milano, deve essere testato a Napoli.

Maria Puteolana doveva intimorire, forse per la sua stazza o forse per il suo sguardo. Era illibata e nessuno osava toccarla ne sfiorarla. In quella società dove l’uomo era il centro di tutto, vedere una donna che non apparteneva a nessuno era come che oggi una persona adulta non possiede uno smartphone.

Ma Petrarca si dilunga.

«Io riferisco quello di che sono stato io stesso testimonio. La principal sua cura le armi. Era la prima a lanciarsi nella battaglia, ultima ed escirne; animosa nell’assaltare, pronta negli agguati, sofferente di incredibile forza alla fame, alla sete, al freddo, al sonno, alle fatiche; onde il dormire all’aria, l’adagiarsi per terra poggiando il capo su un cespite o sopra lo scudo ed altri moltissimi disagi, disfecero in breve la sua bellezza.»

Ma chiaramente Maria Puteolana non è una divinità e anche a lei toccò la morte. Non ne sappiamo molto circa le circostanze in cui si spense. Non fu Petrarca a dircelo, bensì Sabadino degli Arienti, nell’opera Gynevra delle clare donne (1483), un testo in cui sono raccolte 33 biografie di donne illustri, tra le quali, anche quella di Maria. Finì in battaglia, proprio come aveva sempre sognato, poiché fu nel fianco ferita.

Maria Puteolana nei testi antichi

Se credi che di Maria Puteolana se ne persero le tracce alla sua morte, ti sbagli di grosso. Dopo Petrarca ci furono altri autori che raccontarono le gesta di questa figura, forse troppo sottovalutata dalla storia moderna. Giovanni Sabadino degli Arienti (1445 – 1510), Vincenzo Sigonio (XVI sec.), Johannes Ravisius (fine XVI sec.), Giulio Cesare Capaccio (1550 – 1634), poeti e scrittori che hanno immortalato Maria all’interno delle proprie opere.

Bibliografia:

Giulio Cesare Capaccio, Vera antichità di Pozzuoli, Napoli 1607

Luoghi, storie e personaggi, Raffaele Giamminelli, S.P. Edizioni, 1994

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