Il Capitano Clark, una laurea e una messa in suo onore

Il generale Clark e la Napoli del post guerra

Italia, 1943: la nazione è occupata dai tedeschi. Napoli, 1943: la città è libera, o per meglio dire, si è liberata. Sì, perché è bene ricordare che Napoli è stata la prima città europea a liberarsi da sola dal comando hitleriano, senza l’aiuto del generale Clark.

Ma, prima di andarsene, i crucchi vollero mettere in atto una specie di vendetta: i genieri tedeschi abbatterono ogni impianto cittadino e industriale; furono distrutti acquedotti, fognature, fabbriche, mezzi di trasporto, minati decine e decine di edifici e caserme (anche con bombe a tempo che esplosero a distanza di diversi giorni).

Ma la cosa peggiore per gli alleati fu il sabotaggio del porto. I tedeschi affondarono tutti i rimorchiatori e i natanti, minarono alcune imbarcazioni e distrussero tutti i montacarichi e le gru. Distrussero tutte le banchine e fecero saltare gli edifici intorno ai moli, così che le macerie li ostruissero e gli alleati non potessero utilizzare il porto. Infine i soldati di Hitler misero mine e bombole d’ossigeno tra le macerie, rendendo ancor più difficili e sofferenti le operazioni di bonifica.

Ed è in questo clima che Napoli dovette risollevarsi, fino a quando non arrivarono in città le truppe anglo-americane (molti di più gli inglesi) del generale Clark. E infatti non è un caso se le due più importanti testimonianze letterarie sull’anima popolare italiana di allora, e cioè “La pelle” di Curzio Malaparte e “Napoli milionaria” di Eduardo De Filippo, abbiano proprio la nostra città come palcoscenico delle vicende.

In termini simbolici, Napoli è il luogo d’Italia dove la presenza degli Stati Uniti ha avuto un maggiore spessore storico, ha espresso una maggiore valenza emblematica: base della VI Flotta americana, sede di comandi Usa e Nato, residenza di personale militare.

L’arrivo degli americani di Clark

Nei mesi del ‘43, mentre gli alleati arrivano a Napoli da Salerno, la città è devastata da oltre 130 bombardamenti (nessuna città italiana è stata tanto bombardata quanto Napoli) ed è ridotta a un cumulo di macerie. Non c’è acqua, energia elettrica, non c’è il gas e più di 800.000 persone non mangiano da giorni. Il porto è un cimitero di ferro. In acqua giacciono centinaia di navi semiaffondate. Nel centro, vecchi e nuovi palazzi crollano di continuo.

Gli americani arrivano a Napoli e trovano un popolo devastato. Così il generale Clark, a capo della V armata, consiglia ai suoi di iniziare a dar da mangiare ai cittadini. Si può dire che Napoli sia stata la prima città italiana a conoscere le chewing gum, ma anche le caramelle alla menta col buco al centro.

E poi finalmente il pane, pane vero, quello bianco, mai più pane nero. Sì, perché durante la guerra i fornai, per guadagnare di più, tendevano a bruciare la crosta del pane, così che il suo peso aumentasse e potevano venderlo a un prezzo maggiore. E poi di che pane stiamo parlando? Furono fatte delle analisi su quel pane e furono ritrovati resti di calce e di… esseri umani.

Gli alleati contribuiscono in vario modo a rimettere in piedi una città distrutta. I soldati indiani furono incaricati di buttar giù con la dinamite le strutture pericolanti, mentre si lavora giorno e notte per rimettere in sesto il porto, polmone pulsante di una Napoli in cerca di una svolta.

Da quello stesso porto arrivarono i rifornimenti destinati all’esercito alleato. Questo, però, genera un nuovo problema. Infatti, oltre un terzo delle merci va a finire al mercato nero, il contrabbando e la ricettazione. Il giro di queste attività illegali circola attorno alla città di Nola, trasformata in un grande magazzino, destinato a custodire i rifornimenti per gli alleati.

Pur di dar da mangiare alle proprie famiglie, migliaia di donne si prostituirono. Napoli diventa la capitale della prostituzione, accogliendo le donne di tutto il Sud, che avevano bisogno di soldi. Gli scugnizzi scambiavano le sorelle con i militari americani per un tozzo di pane. In questo scenario entra in scena il protagonista della storia degli americani a Napoli: il comandante della quinta armata Mark Clark.

La sua entrata in città ha toni epici. Il Cardinale Alessio Ascalesi celebra una messa in suo onore e il Rettore dell’Università, Adolfo Omodeo, ex partigiano e seguace di Benedetto Croce, gli offre addirittura una laurea honoris causa. Clark trasforma via Caracciolo nella pista di atterraggio per il suo aereo privato. A girare i filmati sono alcuni operatori cinematografici e registi di Hollywood, arruolati al seguito dell’esercito. Sono le cosiddette unità Combat Film.

Il Vesuvio erutta

Come se non bastasse, anche un evento catastrofico naturale colpisce Napoli. Il 18 marzo 1944 il Vesuvio erutta. Le unità Combat Film documentano ogni singolo istante dell’evento: San Sebastiano e Cercola vengono distrutte. Le ceneri buttano giù i bombardieri americani B-25 nei pressi di Terzigno. Piccola curiosità, l’Osservatorio Vesuviano era stato trasformato proprio qualche giorno prima nella stazione meteorologica degli alleati. Lo staff della struttura era stata trasferita in una stanzetta per svolgere le quotidiane attività di monitoraggio.

Il ruolo degli Alleati a Napoli

In tutto ciò Napoli cambia volto e si presta ai bisogni degli americani. E così la Villa Comunale, divenne un enorme accampamento a cielo aperto, la scuola Vanvitelli, al Vomero, così come tanti palazzi tra via Cilea e Posillipo, in un alloggio per le truppe; il palazzo della Upim, fu stravolto e la sua funzione fu quella di un mero mercato militare, quello della Singer al Rettifilo assunse le sembianze della stazione radio, nel Palazzo delle Assicurazioni, a piazza Carità si installò la sede della Croce Rossa. Proprio grazie alla Croce Rossa, e ai militari americani, una delle maggiori emergenze sanitarie del momento, venne debellata: il tifo petecchiale prima e il colera nel 1973.

Gli americani inoltre promossero quella che fu chiamata la “Giornata della pulizia”, lavando le strade di Napoli dagli ammassi di detriti e di polvere. Non ultimo, tra i problemi da risolvere in fretta c’era anche quello di rimettere in moto la macchina istituzionale napoletana. Nell’aprile del 1944, il colonnello alleato Charles Poletti si affretta a nominare un uomo estraneo al fascismo come sindaco della città: Gustavo Ingrosso. Avvocato e professore universitario, fu lui il primo sindaco della Napoli, davvero, liberata.

Bibliografia

Ermanno Corsi, Napoli contemporanea. La città dalla guerra al Duemila, Edizioni Scientifiche Italiane, 1995

Paolo De Marco, Polvere di piselli: la vita quotidiana a Napoli durante l’occupazione alleata, Liguori, 1996

Norman Lewis, Napoli ’44, Adelphi, 1998

Camillo Albanese, Napoli e la seconda guerra mondiale. Vita quotidiana sotto le occupazioni dei nazisti e degli alleati, Infinito Edizioni, 2014

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