Munaciello

Il “munaciello”, croce e delizia dei napoletani

Tra le figure che compongono il panorama misterioso e magico napoletano ‘o munaciello è senza dubbio una delle più affascinanti.

Chi è “‘o munaciello“?

Rappresentato come un piccolo uomo deforme e vestito con un saio, ‘o munaciello, o monaciello (il monaco in napoletano) è uno spiritello che vive nelle case insieme agli inquilini e, come recita un noto proverbio:

«‘O munaciello: a chi arricchisce e a chi appezzentisce».

Ciò sta ad identificare la duplice natura dello spiritello che, secondo la tradizione, può portare fortuna all’inquilino, può lasciare delle monete in giro per casa, ma può anche essere particolarmente dispettoso.

Infatti è nota la versione che lo vede come un demone che regala soldi ai vivi per attirarli a sé.

Il "munaciello", croce e delizia dei napoletani
Il munaciello secondo alcune interpretazioni è visto come un demone

Un’altra credenza popolare porta a pensare a chi con facilità e velocità raggiunge una certa ricchezza, in quei casi viene solitamente detto: “Forse avrà il munaciello in casa”.

Tuttavia appare semplice “rompere” questo incantesimo dal momento che è sufficiente parlarne, il semplice farne parola infatti, sempre secondo la tradizione, porterebbe non solo alla mancanza di benefici, ma anche a calamità sfortunate.

‘O munaciello fa parte di quell’insieme di “abitanti quasi invisibili” della dimora come la strega Janara e la Bella ‘Mbriana, personaggio totalmente positivo nei confronti di chi ama e rispetta la sua casa.

Le zone “colpite” dal monaciello

Risulta complesso mappare i luoghi dove lo spiritello è stato avvistato o nei quali se ne è maggiormente discusso, rappresentando questo una parte del folklore napoletano.

Tuttavia in aree come Castellammare di Stabia o il quartiere Secondigliano sono presenti aneddoti circa esperienze con o munaciello.

La parte della città che raccoglie in misura maggiore storie e racconti è senza dubbio però il centro storico, da piazza Carlo III a piazza Garibaldi sono innumerevoli le narrazioni del fenomeno.

Le origini del munaciello reale

Trascendendo l’alone mistico che circonda la figura vi sono principalmente due versioni che potrebbero aiutare a comprendere la nascita del munaciello a Napoli.

La prima versione viene data da una presenza fisica reale, quella dei pozzari.

I pozzari altro non erano se non i gestori del pozzo, che lavoravano dunque sottoterra ed erano caratterizzati, proprio in virtù della mansione che affrontavano, da una corporatura minuta e da un abbigliamento semplice, adatto per stare sotto la superficie, come appunto mantelli da lavoro ed elmetti.

Indumenti che ad un primo sguardo distratto possono sembrare simili a quelli dei frati, o per meglio dire dei monaci.

Grazie alla loro profonda conoscenza della città e a causa di superiori che non sempre pagavano, i pozzari erano soliti entrare nelle case dei napoletani in maniera furtiva, mangiare e rubare i preziosi che in molti casi regalavano alle loro amanti.

Ecco confermato il proverbio sopra citato.

Il "munaciello", croce e delizia dei napoletani
I pozzari rappresentano una visione ipotetica delle origini del munaciello

La seconda versione invece ci viene fornita dalla giornalista ed intellettuale Matilde Serao, moglie di Edoardo Scarfoglio fondatore de Il Mattino, che nel suo libro “Leggende napoletane” cerca di ricostruire la vicenda ambientandola intorno al 1445, quando regnava Alfonso V d’Aragona.

La Serao fa cominciare tutto da una storia d’amore segreta fra la figlia di un ricco mercante, Caterinella Frezza e il garzone Stefano Mariconda.

I due avevano difficoltà nello stare insieme a causa dell’opposizione della famiglia Frezza, così furono costretti per lungo tempo ad organizzare incontri clandestini pur di stare insieme, anche quando lei rimase incinta.

In uno di questi appuntamenti Stefano venne aggredito e gettato nel vuoto sotto gli occhi dell’amata e da quell’episodio lei decise di chiudersi in un convento.

Il bambino nacque deforme secondo gli standard dell’epoca, probabilmente affetto da nanismo, piccolo di corporatura e con un capo sproporzionato rispetto al resto del corpo, veniva spesso vestito con una tunica monocolore.

Dai pregiudizi ai pettegolezzi della gente il passo fu breve e via via al giovane vennero attribuite capacità benefiche o malefiche finché non sparì del tutto, probabilmente assassinato dalla famiglia Frezza, la sua famiglia.

Fonti:

Umberto De Fabio, ‘O Munaciello & ‘A Bella ‘Mbriana

Matilde Serao – Leggende Napoletane

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