Vico Paradisiello e il cimitero del Purgatorio

Vico Paradisiello e le sue croci: etimologia e storia di un luogo fermo nel tempo

Il nome è una sicurezza. Il Paradisiello dovrebbe farci capire il luogo magico in cui siamo, un posto “paradisiaco” e facilmente accessibile, eppure non è propriamente così. O almeno lo è, ma in parte.

Infatti i 150 scalini non sono il massimo della comodità. Oggi è una stradina chiusa, dove a un certo punto si blocca per via di un cancello. Un tempo portava fino a Capodimonte, fino alla torre del Palasciano.

In una fenditura della secondaria via Veterinaria, alle spalle dell’Orto botanico e dell’Albergo dei Poveri, questa strada anticamente era la prosecuzione di via Michele Tenore, botanico e primo direttore dell’Orto botanico di Napoli.

Ma il panorama mozzafiato ripaga la fatica. Lontano dai rumori e dallo smog cittadino, salito l’ultimo scalino, lo sguardo si riempie dal Castel Sant’Elmo al Vesuvio, da Capri al Centro Direzionale e il retro dell’Albergo dei Poveri pare di toccarlo con mano. Lassù si capisce perché Napoli era un paradiso abitato da diavoli, il labirinto di sangue e passioni, di lazzari e filosofi.

Ai tempi d’oggi scalare questa strada non è facile, eppure anticamente si saliva qui con molta tranquillità, forse perché il tempo scorreva lento, non c’era la fretta con cui si vive la modernità e poi, ammettiamolo, non si conosceva l’ascensore, che ha cambiato per sempre la storia delle nostre gambe.

Vico Paradisiello e le sue croci: etimologia e storia di un luogo fermo nel tempo
Panorama di vico Paradisiello- Foto di Federico Quagliuolo

Storia di vico Paradisiello

 Non ci crederete, ma questa zona, pur essendo nel pieno centro di Napoli, non faceva parte della città. Così come il Vomero, i nobili del Settecento non amavano spostarsi tanto per fare la villeggiatura e preferivano un posto intra moenia. La collinetta era detta volgarmente “fuori Porta San Gennaro”, quando la strada fu costruita da Isabelle Cueva, moglie del viceré duca d’Osuna Pedro Téllez-Girón y de la Cueva. 

Ma meglio non allontanarsi troppo e godersi l’inferno cittadino da un paradiso. Qui c’erano campagne, verde e l’aria era particolarmente pulita. Un luogo perfetto per staccare dalla città e godersi (i soldi) gli affetti in una zona isolata.

Per questo nonostante nei secoli i palazzi siano stati trasformati in condomini, il Paradisiello conserva un misto di architettura patrizia e rurale. Le case, insieme alla numerazione civica, mantengono i nomi degli antichi proprietari: Villa Florio, villa Torre, villa Rossano. Piccole corti, grandi e piccoli giardini che non erano nati come ornamentali e non lo sono adesso.

Vico Paradisiello e le sue croci: etimologia e storia di un luogo fermo nel tempo
La strettissima stradina in salita- Foto di Federico Quagliuolo

Etimologia di vico Paradisiello

Ma in soldoni, da dove deriverebbe il nome Paradisiello? Beh, sono tre le scuole di pensiero a tal proposito, e abbiamo deciso di elencarvele, facendo scegliere a voi quella più veritiera.

  • L’etimologia di vico Paradisiello, come è giusto che sia, fonda le sue radici sullo straordinario panorama di cui si gode, una volta raggiunto il punto finale. Sembra infatti di essere in un vero e proprio piccolo paradiso, che in napoletano si tradurrebbe in “Paradisiello”.
  • Gino Doria e Romualdo Marrone ci raccontano le radici del posto. Qui anticamente il frate Ignazio Savino dell’Osservanza fece apporre numerose croci, con le intestazioni della passione di Cristo.

    Secondo il religioso questo luogo doveva essere un posto di pace, dedito alla meditazione e alla preghiera. Infatti poco distante da qui. in memoria delle vecchie croci presenti, fu eretta nel 1581 dai Frati Osservanti la chiesa di Santa Maria degli Angioli alle Due Croci, e rimodernata nel 1639 da Cosimo Fanzago. Ed ecco che, trovandosi in un luogo così in alto e sommato alle croci, il Paradisiello assunse questo nome.
  • Un tempo tutta quest’area apparteneva ai francescani che, dove ora è via Michele Tenore, avevano il proprio cimitero, chiamato il Purgatorio. Poco più sopra c’era questa piccola collinetta che sovrastava l’area, fatta di campagna, sentieri, orti e giardini: per la sua amenità, e trovandosi “al piano superiore”, fu denominata Paradisiello.

Fonti:

Le strade di Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, Napoli, 1971

Le strade di Napoli, Romualdo Marrone, Newton and Compton, Roma, 1996

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