Ciro il dinosauro di Pietraroja e il fossile custodito nel centro di Napoli: ritrovamenti straordinari

Ciro il dinosauro di Pietraroja e il fossile custodito nel centro di Napoli: ritrovamenti straordinari

La dinosauromania in Italia scoppia nel 1993, grazie al film Jurassic Park di Steven Spielberg. Ma siamo proprio sicuri che il primo dinosauro mai visto in Italia sia stato quello cinematografico e campione di incassi hollywoodiano e non un altro, molto più vicino di quanto possiamo immaginare? Conosciamo Ciro il Dinosauro.

Ciro il Dinosauro, scoperto a Pietraroja

In Italia, precisamente a Pietraroja, in provincia di Benevento, al confine col Molise, il veronese Giovanni Tedesco, un appassionato di resti fossili, scoprì nel 1980 uno dei dinosauri più piccoli al mondo. Un tempo qui c’erano le rive dell’oceano Tetide, un ambiente caratterizzato da lagune e piccole isole.

Pur essendo di dimensioni ridotte (50 cm circa), fu riconosciuto a livello internazionale come uno dei fossili più importanti nella storia della paleontologia, conquistando la copertina di Nature per il suo eccezionale stato di conservazione. Un dinosauro minuscolo, per renderci conto, di una ventina di chili, con le zampe di un velociraptor. Oggi i suoi resti sono ancora ammirabili nel Parco geopaleontologico di Pietraroja insieme ad altri resti.

Appena scoperto gli fu dato il nome di Ciro e quello che saltò all’occhio fu che si trattava di uno Scipionyx samniticus, una specie unica nel suo genere (nome che significa “l’artiglio di Scipione che viene dal Sannio”).

Ciro il dinosauro
Ciro il dinosauro, uno dei ritrovamenti più importanti al mondo

Di Ciro il Dinosauro sappiamo che non è un adulto come gli altri, bensì un cucciolo, addirittura appena nato: l’autopsia infatti rivelò che aveva ancora il ventre gonfio, a causa di una piccola riserva nutritiva del tuorlo da cui era uscito. Era piumato e a sangue caldo e la sua specie si nutriva di carne e pesce.

Ciro visse pochi minuti, forse pochi secondi, giusto il tempo di sgranchirsi le gambe e ingerire i primi pasti. Grazie alle tecnologie moderne possiamo persino sapere l’ordine in cui furono mangiati: fu ritrovata una zampa di lucertola nel suo stomaco. Questo dato fa supporre che il piccolo dinosauro sia stato nutrito dai genitori con pezzi di prede catturate e sminuzzate appositamente.

Ma il baby dinosauro non riuscì nemmeno a digerirla in tempo. Un evento improvviso, forse un uragano, spazzò via per sempre la sua brevissima vita. Fu trasportato violentemente in acqua e lì fu conservato fino ai giorni d’oggi. Al posto di quella laguna infatti ci sono dei vigneti e è praticamente un cimitero di animali preistorici a cielo aperto.

Pur essendo risalente a 110 milioni di anni fa (Cretaceo inferiore), Ciro conserva una incredibile varietà di tessuti molli: legamenti tra le vertebre, cartilagini articolari, connettivi del collo, parte dell’esofago e della trachea, tracce del fegato, l’intero intestino, vasi sanguigni, fasci muscolari composti da cellule ancora perfettamente allineate.

Insomma con il nostro Ciro si aprirono nuove scoperte e ricerche scientifiche sul mondo dei dinosauri.

Il dinosauro di Napoli

Ma nel cuore del centro storico di Napoli c’è un altro dinosauro, al Museo di paleontologia nel Monastero dei Santi Marcellino e Festo, a Spaccanapoli, a pochi passi da via San Biagio dei Librai.

Questo dinosauro è un Allosaurus fragilis Marsch, ritrovato negli Stati Uniti tra lo Utah e il Wyoming e acquistato dall’Università Federico II nel 1994, è lungo 8,5 metri e alto 3,4 metri. Pensa che nel momento in cui fu acquistato, per ricomporlo ci vollero 2 anni. Si tratta di un Carnosauro, uno dei più aggressivi carnivori della storia, capace di camminare anche volando per pochi secondi.

Quindi se sei un amante dei dinosauri non hai bisogno di vedere Jurassic Park: ti basterà andare nel centro di Napoli o, al massimo, a Pietraroja.

Ciro il dinosauro di Pietraroja e il fossile custodito nel centro di Napoli: ritrovamenti straordinari
Il dinosauro del Museo di Paleontologia di Napoli- Foto di Gaia Borrelli

Fonti:

Le incredibili curiosità di Napoli, Marco Perillo, Newton and Compton, Roma, 2020

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