Il faro di Capo Miseno, la storia del secondo faro più bello d'Italia

Il faro di Capo Miseno, la storia del secondo faro più bello d’Italia

Sulla punta di quel promontorio che in origine era parte di un cratere, si erge il gigante faro di Capo Miseno. Sembra essere lì da sempre, pronto a illuminare le vie delle navi. Eppure, quello che oggi è un faro, anticamente era una torre d’avvistamento, precisamente una delle 366 fatte erigere dai Viceré per avvistare le navi saracene, sempre vicine alla conquista del Regno.

Si trova a pochi chilometri da Napoli e, nonostante ben poco si sappia, è per la sua posizione strategica uno dei più importanti fari italiani: illumina il golfo di Pozzuoli e il canale di Procida che, essendo rotta obbligatoria per raggiungere le celebri isole di Ischia e Capri, è da sempre uno dei più trafficati della nostra penisola.

Il faro di Capo Miseno
Il faro di Capo Miseno, fotografia di Federico Quagliuolo

La costruzione del faro di Capo Miseno

Nel primo ‘500, per volere dei Viceré di Napoli furono fatte costruire, da Bacoli alla Costiera Amalfitana, fino al Cilento, ben 366 torri, per avvertire la popolazione di eventuali e probabili attacchi dei Saraceni. Risale proprio a quegli anni un’antica torre anti-saracena, d’altronde recentemente restaurata, situata quasi alla sommità del promontorio di Miseno.

Dell’antica torre non è rimasto praticamente nulla, ma il suo scopo è rimasto praticamente sempre lo stesso. Se prima serviva al popolo (ma soprattutto ai soldati) per salvarsi dai probabili attacchi, oggi la sua funzione è illuminare il cammino delle imbarcazioni.

Il faro in questione fu edificato per la prima volta agli inizi del 1800. Occorre precisare però che era sotto l’occhio severo del Servizio Fari del Regno delle Due Sicilie. Soltanto il 17 luglio 1910, re Vittorio Emanuele III con Regio Decreto, dispose il passaggio del Servizio Fari alla Regia Marina Militare che nel 1915 dopo aver attuato una serie di opere di ammodernamento utili a garantire una navigazione più sicura. Fu così che venne istituito per la prima volta l’Ispettorato dei Fari, la cui sede nazionale fu indicata proprio a Napoli.

Passarono gli anni e nel 1943, quasi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il faro di Capo Miseno fu colpito e ridotto in macerie dai bombardamenti dei guastatori tedeschi in ritirata dal Mezzogiorno, lasciando su tutto il campo italiano “uno spettacolo di desolante squallore oltre che di pericolosa inefficienza“.

La struttura come si presenta oggi risale al 1948, anno in cui si portarono a termine i lavori di ricostruzione. Da quel momento il faro è lì, dedito a salutare le navi che costeggiano la zona lungo la rotta per le isole campane.

Oggi il faro di Capo Miseno è stato dichiarato il secondo più bello e suggestivo d’Italia dal sito www.ormeggionline.it e sicuramente la sua unicità è ben ripagata dal panorama mozzafiato su cui posa il suo potente occhio, dal 1948.

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