Vico Sospiri: la strada dei condannati a morte o degli innamorati?

Vico Sospiri: la strada dei condannati a morte o degli innamorati?

Vico Sospiri era ed è un luogo magico. Oggi si trova nel quartiere Chiaia, tra via Bisignano e via Ferrigni, ma in realtà non è sempre stata lì. Sì, è stata certamente spostata. Ma andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro perché la storia di questo vico è molto più antica di quanto tu possa immaginare.

Vico Sospiri… al Mercato

Un tempo esisteva la condanna a morte. Una macabra usanza, che fece decine di vittime soprattutto durante la reggenza di Carlo III di Borbone.

Durante il periodo carolingio era uso comune giustiziare il condannato negli stessi luoghi dove era stato commesso il reato: questo era il modo per soddisfare le famiglie delle vittime. I condannati erano poi lasciati appiccati sulla facciata principale di Castel Capuano e lì esposti al pubblico per giorni interi. Questa forma di macabra spettacolarizzazione è costantemente citata nei registri per tutta l’epoca vicereale e borbonica.

Dal decennio francese in poi (1805-1815) con l’introduzione della ghigliottina, le esecuzioni, pur continuando a essere pubbliche, avvenivano con rituali meno violenti. Sia i viceré che successivamente i Borbone applicavano i gradi di pubblico esempio, secondo i quali, più efferato era stato il delitto, più dolorosa doveva essere la tortura ed il monito per il popolo.

Quando la giustizia usciva dal tribunale della Vicaria il condannato era circondato da una processione di guardie e sacerdoti. Molto spesso veniva “strascinato” per tutta la città, un’immagine che rimanda alla mitologia greca, quando nell’Iliade Achille uccise Ettore trascinandone per nove giorni il cadavere dietro al suo carro.

Il trascinamento usato dai viceré e in seguito dai Borbone, avveniva in due diverse modalità: o su tavole di legno legate a un carro, oppure “a coda di cavallo”; in questo caso il condannato giungeva al patibolo con il corpo lacerato dal diretto strofinamento col suolo. In alcuni casi si recidevano le mani o la lingua, prima dell’esecuzione finale. Ma non finiva qui: i pezzi recisi venivano esposti a tempo indeterminato in gabbie di ferro, sospese alle mura del tribunale o nei luoghi dove era stato commesso il crimine.

Ma la piazza della morte più tristemente famosa era quella del Mercato che  nei secoli ha visto migliaia di esecuzioni, tra cui quella del piccolo Corradino di Svevia il 29 ottobre 1268 e di Eleonora Pimentel de Fonseca.

Probabilmente anche loro avranno percorso durante lo strascinamento, con la folla al seguito, il vicolo Sospiri, tra il Borgo Orefici e piazza Mercato. Era chiamato così proprio perché qui avvenivano gli ultimi sospiri dei condannati a morte- “Suspire ‘e ‘mpise” (sospiri degli impiccati)- era il nome con cui veniva indicata l’antica stradina nell’Indicatore e guida della città di Napoli, redatto nel 1834 e scritto da Vincenzo Letizia, nel quale si indica il vico in questione nel quartiere Mercato.

Per questo motivo vico Sospiri ha, di fatto, segnato una tragica pagina della storia del nostro territorio, visto che il susseguirsi dei condannati, dei loro pensieri e, quindi, dei loro ultimi sospiri, era tanto assordante da meritare una il nome di una strada.

Il vico Sospiri trasloca… a Chiaia

E poi venne il Risanamento. E le strade di Napoli si mescolarono, scomparvero, insieme a palazzi e piazze. La stessa fine toccò anche al nostro vico Sospiri, che oggi lo ritroviamo nel quartiere Chiaia.

Ma sarà un caso se si trova dov’è oggi o è semplicemente frutto del tremendo gioco del destino? Infatti non lontano da qui c’è vico Belledonne. La tradizione vuole che in questa strada c’erano le più belle donne di Napoli, pronte a soddisfare i loro uomini che, passando di qui, sospiravano innamorati in attesa di conciliarsi con loro.

Com’è strana Napoli. Dai sospiri di chi aveva paura di morire a quelli di chi aveva voglia di vivere.

Fonti:

Benedetto Croce, Storia del regno di Napoli , Adelphi, Milano, 1996.

Antonella Orefice, Delitti e Condannati nel Regno di Napoli (1734-1862) nella documentazione dei Bianchi della Giustizia, Arte tipografica editrice, Napoli, 2014.

Marco Perillo, Le incredibili curiosità di Napoli, Newton and Compton, Roma, 2020

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