Tutte le invenzioni del Principe di Sansevero

Tutte le invenzioni del Principe di Sansevero

Tutti a Napoli lo conoscono (soprattutto per le sue invenzioni), pur essendo scomparso da più di 2 secoli. Il Principe di Sansevero è stato più di un semplice uomo. Raimondo di Sangro ha vissuto tutta la vita con un solo scopo: far parlare di sé. E anche dopo la sua morte è riuscito nel suo intento. Dalla leggenda sulla scomparsa del suo corpo, alle mitiche “Macchine anatomiche”, fino al magnifico Cristo Velato, al centro della Cappella della Pietà, oggi sede del Museo Cappella Sansevero.

Il Principe di Sansevero resta un’icona della Napoli misteriosa, esoterica, ma sempre umile. Faceva parlare di sé senza che lui proferisse parola. Lui faceva, agiva, inventava. E infatti sono tantissime le invenzioni, alcune mai portate a termine, che si devono alla sua leggendaria mente. Le presentò alla comunità scientifica, ai dottori in medicina e ai maestri ingegneri: molte ci sono giunte, altre perse e molte altre ancora sono morte insieme a lui.

Ma andiamo a scoprire le più importanti invenzioni del geniale Raimondo di Sangro, Principe di Sansevero.

Le invenzioni del Principe di Sansevero

La stampa a colori

L’ arte di stampare a più colori è ancora una delle cose che questo principe aveva perfezionato; mi fece vedere delle stampe su carta e su seta bianca, dove egli aveva stampato alcuni fiori di differenti colori, con un sol rame ed un sol giro di torchio […] mi sembra che le tavole fatte a Parigi da M. Gauthier non siano realizzate con lo stesso vantaggioso procedimento“- scrisse nel 1766 Jérôme Lalande durante il suo viaggio a Napoli, in visita al Principe. Ma a cosa si riferiva?

Il Principe di Sansevero era riuscito a rivoluzionare per sempre la stampa. Sì, perché fu lui a intuire per primo l’importanza del colore. una tecnica ancora ignota a tutte le tipografie italiane. Il primo testo stampato a colori fu la Lettera Apologetica, con i caratteri in nero, rosso, verde e arancione

Successivamente Carlo III si convinse che questa innovativa tecnica sarebbe stata accettata da tutti. Fu così che nacque la Stamperia Reale, situata sotto il Palazzo Reale.

La macchina idraulica

Come abbiamo già riportato, il Principe di Sansevero aveva un sogno nel cassetto, ovvero che le future generazioni parlassero di lui. Forse fu per questo che ingegnò, ma non mise mai in commercio, la macchina idraulica. Questa invenzione sarebbe riuscita a portare l’acqua lì dove mancava, attraverso l’uso del suo ingegno.

Con l’azione di due soli ordigni, simiglianti a due trombe, l’acqua poteva essere sospinta a qualunque altezza si desiderasse, e senza l’opera d’animale alcuno”, così ricevette l’applauso dei maggiori esperti d’arte. Attraverso il meccanismo dei mulini, veniva raccolta l’acqua piovana che sarebbe poi risultata utile alla popolazione.

Ammettiamolo, geniale per l’epoca sì, ma meglio i nostri rubinetti.

Il tessuto impermeabile

Per il Re Carlo III di Borbone inventò un mantello di tessuto impermeabile: una novità assoluta per quegli anni. Il re era solito bagnarsi quando andava a caccia e era una cosa che detestava. Così il Principe, per entrare sempre di più nelle sue grazie, lavorò a questo progetto, creando così il primo tessuto impermeabile dell’era moderna.

La carrozza marittima

Luglio 1770. Una domenica come le altre. Solo che tra il mare di Posillipo e quello del ponte della Maddalena si vide una carrozza che solcava le acque, trainata da due cavalli. Magia? Stregoneria? Assolutamente no, è solo un’altra delle fantasiose e bizzarre invenzioni del Principe di Sansevero. Potremmo chiamarlo il papà del motoscafo, anzi del pedalò.

Come chiarisce Pietro d’Onofrj nell’Elogio estemporaneo di Carlo di Borbone (1789), i due cavalli erano in realtà fatti di sughero e addobbati come se fossero reali, e la carrozza si muoveva in maniera spedita grazie all’idea di Raimondo di Sangro di applicarci sotto un ingegnoso sistema di pale a foggia di ruote.

Sulla Gazzetta di Napoli del 24 luglio 1770 comparì un articolo dal titolo “Passeggiate per mare”:

“Avendo il Principe di Sansevero inventata, e fatta sotto la sua direzione costruire […] una barca rappresentante una carrozza capace di dodici persone, che col semplice moto delle quattro ruote più che se essa avesse remi o vele, offrì agli occhi degli spettatori una piacevole insieme e sorprendente veduta; dopo averla collaudata a Capo Posillipo, ne ha voluto nelle passate domeniche rendere questo pubblico spettatore, trasferendosi in essa dal Capo suddetto […] sino al Ponte della Maddalena, non lasciando tutti di ammirare […] l’uguale invariabile movimento, e la somma velocità, colla quale viene spinta la macchina e fa cammino”.

L’archibugio

Un archibugio (una specie di fucile) fu regalato al re Carlo III. Ma non un archibugio come gli altri. Quello fatto costruire da Matteo Algaria, sui disegni e per ordine del Principe di Sansevero, era capace di sparare sia “a polvere che ad aria compressa, pur essendo composto di una sola canna, di un solo cane, di una sola martellina, e con un solo fucone”- come ricorda il suo biografo ufficiale, Giangiuseppe Origlia.

Il cannone leggero

Una delle sue invenzioni più discusse è senza dubbio il cannone leggero. Pesava  ben centonovanta libbre in meno e aveva una gittata di gran lunga superiore agli altri cannoni. Come ci ricorda lo stesso Principe nella sua Lettera Apologetica, era un cannone così leggere che ciascun soldato avrebbe potuto trasportarlo da solo, senza l’aiuto di nessuno.

La fregatura? Il Principe di Sansevero non svelò mai a nessuno il materiale di questa speciale lega, che oggi avrebbe potuto cambiare il mondo intero.

I fuochi pirotecnici e il colore verde

A vederli oggi ci fanno sognare e ci fanno tornare piccini. I fuochi pirotecnici nacquero in Cina e su questo non ci piove. Ma bisogna sapere che quei colori così accesi sono merito del Principe di Sansevero. Ebbene, la storia è questa: appassionato fin da piccolo per queste immagini che si catapultavano in cielo, le perfezionò, le rese ancor più reali.

Infatti, durante le feste in cui dava spettacolo coi suoi “fuochi”, i napoletani assistettero per la prima volta in assoluto al mondo a nuove colorazioni.

Il torchino, il giallo a color di cedro, il giallo a color d’arancio, il bianco inclinante al color del latte, il rosso a color di rubino” erano alcune delle nuove cromature, a cui si aggiunsero nuove tipologie di verde mai viste prima, anticipando di 4 anni il conte Rutowsky di Dresda, ricordato da molti erroneamente come l’inventore del color verde.

Le medicine

Le medicine non sono mai classificate come invenzioni, ma come scoperte. Eppure è cosa risaputa che il Principe salvò la vita a diversi uomini di spicco, grazie ai suoi farmaci fatti in casa.

Non si conoscono le sue formule, purtroppo non sono note. Ma quel che è certo è che questa sua passione per la medicina lo portò a una fama inaspettata, dato che molti medici e professori non si spiegavano come avesse fatto, riconoscendone i meriti. E bravo il prof Sansevero!

Il palco pieghevole

Era il 1729 e Raimondo di Sangro era un convittore nel Collegio gesuitico a Roma. Durante le presentazioni dei progetti d’artigianato, Nicola Michetti (ex architetto di corte dello zar Pietro il Grande) lodò il lavoro del Principe facendogli vincere il primo premio.

Il Principe costruì un palco pieghevole, costruito con argani e ruote e, con l’aiuto di poche corde, era capace di scomparire in pochi istanti, chiudendosi come un libro.

Il lume perpetuo

Nel buio pesto quel Cristo Velato era proprio uno spreco. Per questa ragione il Principe di Sansevero decise di lavorare giorno e notte a qualcosa che potesse illuminarlo sempre, costantemente. Ed ecco l’idea: un lume perpetuo.

Per tre mesi e qualche giorno furono posti due lumi perpetui a fiamma viva vicino alla scultura del Sammartino, che non si spensero mai e illuminarono il Cristo Velato a ogni ora del giorno.

Lo sappiamo anche grazie alle lettere inviate all’accademico della Crusca Giovanni Giraldi e poi pubblicate nel maggio del 1753, sulla celebre rivista di Giovanni Lami Novelle Letterarie di Firenze. Furono anche tradotte in francese, riunite dallo stesso Principe in un unico volume e indirizzate al fisico Jean-Antoine Nollet, membro dell’Accademia delle Scienze di Parigi. Il comitato scientifico rimase senza parole. Fu così che anche in Francia si parlò della rivoluzionaria invenzione del Principe di Sansevero.

La riproduzione del miracolo di San Gennaro

In una lettera del  18 maggio 1751 Lucio Gualtieri, nunzio apostolico di Napoli, scrisse: “Con sommo segreto mi è stato confidato, che il Principe di San Severo abbia composta una certa materia simile al sangue di San Gennaro, e che secondo l’intemperie dell’aria comparisce di fare gli stessi effetti“.

Il Principe aveva fatto costruire due ampolle identiche a quella che custodisce il miracoloso sangue di San Gennaro, riuscendo a imitarne perfettamente il prodigio. Come? Non ci è dato saperlo, ma è certo che i suoi studi su questa invenzione riguardavano la fisica e, probabilmente, la chimica.

Fonti:

Lettera Apologetica, Raimondo di Sangro, Alos, Napoli, 2014

Raimondo di Sangro principe di Sansevero. La vita, le invenzioni, le opere, i libri, le leggende, i misteri, la Cappella, Antonio Emanuele Piedimonte, Intra Moenia, Napoli, 2012

In casa del principe di Sansevero: architettura, invenzioni, inventari, Sergio Attanasio, Alos, Napoli, 2011

www.museosansevero.it

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