Il nubifragio del 1569 e la nascita di piazza Banchi Nuovi

Largo Banchi Nuovi e la sua nascita dopo il diluvio del 1569

Come ha fatto largo Banchi Nuovi, che oggi ospita la bellissima chiesa dei Ss Cosma e Damiano, nel cuore del centro storico di Napoli, a diventare un luogo fondamentale per la costruzione dell’urbanistica stradale della città, così come la conosciamo oggi?

La piazza oggi è al centro di un via vai di persone che attraversano la zona per addentrarsi nei vicoli del centro. Eppure, credereste mai che qui, fino a 500 anni fa, c’era uno dei mercati più importanti della città? Ma andiamo con ordine e riavvolgiamo il nastro. Ecco la storia di largo Banchi Nuovi.

Prima della piazza

Scrivere di largo Banchi Nuovi fa un certo effetto. Qui nel 1062, oltre alla basilica di San Giovanni Maggiore risalente al VI secolo, c’era il monastero angioino di San Demetrio martire, che occupava tutto lo spazio compreso tra il pendino di Santa Barbara e i gradini dei Ss. Cosma e Damiano. Ma della piazza, così come la intendiamo oggi, non ce n’era nemmeno l’ombra.

Ed è all’inizio del 1400, nei pressi della chiesa di San Giovanni maggiore, che fu costruito il palazzo Pappacoda, di cui sono rimasti oggi soltanto la Cappella e il portale, mentre dal lato del monastero di San Demetrio veniva costruito il palazzo Penne.

Questa zona era così spettacolare in questo periodo che, di fronte alla Cappella Pappacoda, c’era la casa panoramica con un agrumeto del viceré Consalvo di Cordova, che nel 1546 fu acquistata da Alfonso Sanchez, marchese di Grottola, il quale affidò a Giovanni Merliano, detto Giovanni di Nola, il compito di costruire un nuovo palazzo.

Piazza Banchi Nuovi: tra cannonate e nubifragi

Così è nel 1547 che la storia di piazza Banchi Nuovi prende vita. Infatti, durante una sommossa popolare, le cannonate sparate da Castel Nuovo (ma c’è chi dice che provenissero da Castel Sant’Elmo), distrussero i banchi dei mercanti di piazza dell’Olmo, dove attualmente c’è via Alcide De Gasperi, in zona Porto. Questo era uno dei mercati più celebri di Napoli, ma che fu spazzato via dal viceré don Pedro de Toledo per sedare i rivoluzionari.

I mercanti per anni vissero alla giornata, trovando spazio nelle piazze limitrofe. Infatti è nel 1569, precisamente il 9 ottobre di quell’anno, che per due giorni cadde su Napoli una delle piogge più aggressive che abbia mai colpito il capoluogo campano.

Quelli che se la videro peggio furono gli abitanti del centro storico, perché via santa Chiara e via San Sebastiano si trasformarono in un fiume che violentemente distrusse un palazzo in costruzione che a sua volta demolì le case di coloro che vivevano lì. Fu una tragedia, in 24 ore la città cambiò volto. A perdere la vita furono 24 persone.

Tutta questa zona era chiamata dei “segatori”, grazie alle numerose botteghe di falegnami che contornavano l’area. Dopo la terribile tempesta, i mercanti di piazza dell’Olmo decisero di acquistare questo terreno oramai totalmente stravolto, per piazzarci il loro nuovo mercato. Ed ecco che i falegnami del luogo si misero a disposizione dei nuovi proprietari e costruirono numerosi “banchi nuovi” per la nuova sede del mercato, attivo due giorni alla settimana.

Non sappiamo quali particolarità avessero questi banchi, così importanti da meritare il nome della piazza, quello che possiamo asserire è che Carlo Celano raccontò che questo mercato era divenuto uno dei più belli di tutta Napoli. La prossima volta che passeggerai per questa piazza, immagina anche tu questi numerosi “banchi nuovi” al centro, proprio dove oggi scugnizzi o non, si riuniscono per passare allegramente una serata.

Largo Banchi Nuovi Federico Quagliuolo notte
Largo Banchi Nuovi- Foto di Federico Quagliuolo

Piccola curiosità

All’inizio del ‘700, il duca di Casamassima fece costruire un secondo cortile al posto del giardino e un terrazzo sul tetto della chiesa dei SS. Cosma e Damiano, fatto che provocò una lunga lite con i Filomarino, il cui palazzo insisteva sull’altro lato del Largo. 

Nel 1799, dopo l’arrivo dei francesi e del fallimento della Repubblica Napolitana, i lazzari fedeli ai Borbone, su istigazione di un servo della casa, catturarono e bruciarono vivi con la pece i fratelli Ascanio e Claudio Filomarino e incendiarono il palazzo.

L’edificio rimase disabitato fino al 1828, quando fu venduto al banchiere Luigi Giusso che lo usò come sede della sua banca.

Bibliografia:

Le Notizie del bello dell’antico e del curioso della città di Napoli, date dal canonico Carlo Celano, a cura di Gianpasquale Greco, Rogiosi Editore, Napoli, 2018

Gino Doria, Le strade di Napoli, Grimaldi & Co Editore, Napoli, 2018

Luigi Argiulo, I vicoli di Napoli, Newton and Compton Editori, Roma, 2004

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