Vico Paparelle: la storia di Aurelio Paparo e le sue figlie

Vico Paparelle: la storia di Aurelio Paparo e le sue figlie

Non è un caso che vico Paparelle si trovi nel quartiere Pendino, uno dei più antichi della città di Napoli. Agli occhi di molti sembrerebbe una stradina anonima, che congiunge via san Biagio dei Librai e via De Blasis. Eppure è facile restare sbalorditi quando si scopre che in realtà questa stretta viuzza ha più di 1.000 anni. Infatti esistono numerose fonti che chiamano questo vicolo con altri nomi, oggi scomparsi, ma che un tempo molti cittadini napoletani conoscevano.

Ma come mai da un certo punto della storia, il nome Paparelle entra a pieno titolo nella toponimia della zona? Cosa c’entrano anatre e papere con lo sviluppo della strada? Iniziamo a sfatare un tabù: papere e paperelle non hanno alcun legame con il perché questo vicolo si chiami così. Vico Paparelle deve il suo nome alla famiglia Paparo, che qui vi costruì un rifugio per le donne. Ma quindi, chi erano questi Paparo? Scopriamolo insieme!

Vico Paparelle: la storia di un vicolo che passa per il Pio Monte di Pietà

Prima di cominciare con la storia di vico Paparelle, sarebbe lecito presentare gli antichi nomi che ha avuto in passato questa stradina. Sappiamo, per esempio, che durante l’epoca del Ducato Bizantino il vicolo si chiamava vicus Danielis, poi in epoca medievale lo riconosciamo come vico Sant’Efulo, poi de Cicinis, corrotto in Cici o Ciceri. Fino al ‘500 il nome di vico Paparelle era vico Grammatici, per via della famiglia che vi abitava (l’ultimo a viverci fu Tommaso Grammatico, un importantissimo giureconsulto).

Fu poi Aurelio Paparo (detto Nando) ad acquistare un palazzo nella stradina, trasferendosi con tutta la sua famiglia. Per chi non lo sapesse il signor Paparo fu tra i fondatori del Monte di Pietà, insieme a Nardo di Palma nel 1539. Aurelio era un uomo buono, un benefattore dedito alla beneficenza. Poco lontano da qui infatti, in vico Cinquesanti, le figlie Luisa e Agata Paparo e Giovanna de Scorciatis (Scorziata) fecero erigere il sacro tempio della Scorziata (più propriamente chiesa della Presentazione di Maria al Tempio della Scorziata).

Diversi anni dopo le tre donne litigarono e le figlie di Paparo decisero di perdurare nella scelta della misericordia e vollero creare un secondo rifugio, che oggi ha il nome di chiesa di Santa Maria della Stella alle Paparelle. Questo luogo fungeva da riparo e oratorio per le donne di basso ceto, disperate e abbandonate. Purtroppo però le malelingue presero il sopravvento e sulle ragazze iniziarono a girare diverse voci. C’è Salvatore Di Giacomo che nella poesia “O vico d’ ‘e suspire così cantò:

A cchiù meglia farenara sta int’o vico ‘e Ppaparelle, addò fanno ‘efarenelle tutte ‘e capesucietà. Comm’a gnostia te ne ll’uocchie e se chiamma ‘onna Rusina, nfarenata ‘int’a farina d’ ‘a cchiù fina qualità. Dint’ ‘o stesso vecariello, facce fronte ‘a farenara, Peppenella ‘a gravunara guarda ‘e giuvene passà. Chella rire e chesta guarda, chesta guarda e chella rire, e ne votteno suspire tutte ‘e capesucietà!

Salvatore Di Giacomo

Anche nella canzone “Cummare e Cummarelle“, c’è un riferimento alle donne dei Paparo:

“P’ ‘o vico ‘e Ppaparelle
tutt’ ‘a gente parla ‘e me.
Se dice ca na “stella”,
priesto o tarde, ha da cadé.
Ma chella mm’ha risposto:
“Nun mme voglio mmaretá,
mme faccio munacella,
Suora Stella mm’hê ‘a chiammá”.
Invece mme vò’ bene,
cerca ‘ammore e lariulá.

Fu così che per tutta la città questo vicolo fu soprannominato vico Paparelle, grazie alle voci sulle donne dei Paparo che passeggiavano quotidianamente per questa strada, per tornare o uscire dall’oratorio, sotto gli occhi indiscreti degli uomini del posto. Del resto, come diceva lo storico tedesco Gregorovius“I nomi antichi delle strade sono come tanti titoli de’ capitoli della storia delle città, e vanno perciò rispettati e mantenuti, quali monumenti storici del presente”

Bibliografia:

Gino Doria, Le strade di Napoli, Grimaldi & Co Editore, Napoli, 2018

Luigi Argiulo, I vicoli di Napoli, Newton and Compton Editori, Roma, 2004

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