Storia dell'ospedale Alessio Ascalesi: costruito in difesa delle prostitute

Storia dell’ospedale Cardinale Ascalesi: costruito in difesa delle prostitute

L’ospedale Cardinale Alessio Ascalesi, con le sue mura degradate e fatiscenti, come se una bomba l’avesse colpito solo qualche giorno fa, resta comunque un luogo magico, fermo nel tempo. Nel cuore del quartiere Forcella, nel pressi di quella che viene chiamata dai cittadini come la zona della Duchesca, di fronte al Teatro Trianon, l’Ascalesi si impone sul territorio in maniera strategica: infatti qui, un tempo, c’era il meglio che la prostituzione napoletana poteva offrire.

Anticamente, proprio tra questi vicoli, prostituti, femminelli e meretrici affollavano l’area, proprio come un quartiere a luci rosse moderno. Basti pensare che in epoca Sveva la prostituzione era un mestiere che veniva anche tassato. Per questa ragione, la regina Sancha d’Aragona, moglie di Roberto D’Angiò, prese le redini in mano e decise di cambiare il volto di Forcella. Per sempre.

Storia dell'ospedale Cardinale Ascalesi: costruito in difesa delle prostitute
La facciata dell’ospedale Ascalesi da via Egiziaca a Forcella

Dal complesso per le prostitute al monastero

La regina era preoccupata dalle terribili malattie che continuavano a moltiplicarsi, a causa dei rapporti non protetti e della scarsità d’igiene. La sifilide (chiamata peste venerea) era il male da combattere, ma il numero delle prostitute a Napoli era davvero troppo grande: intorno al ‘500 si contavano almeno 3.000 prostitute registrate (spesso tra i 12 e i 16 anni), mentre quelle clandestine erano quasi il doppio.

La regina Sancha fece erigere, dunque, diversi edifici in città, per accogliere le donne e aiutarle a cambiare vita. Dopo aver messo su il complesso della Maddalena (nome non casuale), nel 1342 la moglie del re affidò i lavori per la costruzione di un nuovo spazio adibito alla cura delle donne. Fu deciso che sarebbe stato dedicato a Santa Maria Egiziaca, così chiamata perché la Santa aveva vissuto a lungo da eremita in Egitto, dopo una vita fatta di elemosina e prostituzione.

Ad occuparsi delle peccatrici convertite sarebbero state le monache agostiniane, che però nel 1643 litigarono tra loro e una parte delle suore si trasferì in quella strada che oggi viene chiamata proprio via Egiziaca a Pizzofalcone. Pare che alla base dello scontro ci fu l’eccessiva ricchezza di alcune agostiniane, che avevano iniziato a ospitare anche donne della borghesia partenopea.

Soltanto quando all’inizio dell’Ottocento vennero soppressi gli Ordini, i due gruppi di suore si riunirono nella sede che oggi ospita l’ospedale.

Storia dell'ospedale Cardinale Ascalesi: costruito in difesa delle prostitute
La facciata dell’ospedale Ascalesi da piazza Vincenzo Calenda

L’ospedale dedicato al cardinale (ancora vivo)

Passano i secoli e per il complesso “Santa Maria Egiziaca” il tempo si dimostrerà tiranno: il corso degli anni lo si può vedere dagli esterni, che fanno apparire l’edificio un rudere a cielo aperto, ma in fondo, che nasconde ancora un certo fascino.

Dove un tempo le prostitute arrivavano e imparavano la parola di dio, oggi vengono accolti i malati della zona. Ma per diventare un vero e proprio ospedale bisognerà aspettare addirittura il 1920, quando il Comune di Napoli erediterà le proprietà monastiche, dopo la soppressione degli enti ecclesiastici.

L’intero palazzo fu dunque affidato al Regio ospizio dei Santissimi Pietro e Gennaro extra moenia, ma ad una condizione: al suo posto sarebbe sorto un ospedale per cronici, specializzato soprattutto nella cura della tigna (una malattia parassitaria della pelle).

Per la città, quello d’inizio Novecento è un periodo segnato da investimenti e grossi, traumatici, stravolgimenti urbanistici. Nacquero così gli ospedali del CTO, Villa Santobono, il “Nuovo Ospedale Moderno” (il Cardarelli) e il Policlinico Universitario.

Ma nel 1928 accade un avvenimento più unico che raro: durante i lavori di ammodernamento dell’edificio di via Egiziaca a Forcella. fu deciso che l’ospedale sarebbe stato dedicato al Cardinale, ancora in vita, Alessio Ascalesi, vescovo di Napoli da solo quattro anni.

I lavori compresero anche l’edificazione di una nuova ala, la costruzione di un quarto piano e il terzo piano venne rimesso completamente a nuovo. Quel che la storia ci insegna è che queste mura, che hanno cambiato molte volte la pelle, non sono soltanto ciò che resta di un vecchio edificio, ma hanno significato una luce di speranza per migliaia di donne.

Bibliografia

Alchimia e medicina a Napoli, Antonio Emanuele Piedimonte, Intra Moenia Edizioni, Napoli, 2014

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