Fernando De Lucia, la voce di Napoli che si ritirò dalle scene alla morte di Caruso

Fernando De Lucia, la voce di Napoli che si ritirò dalle scene alla morte di Caruso

Dire che era immenso, sarebbe riduttivo. Voci come quella di Fernando De Lucia nascono una volta ogni 1000 anni. Di lui le pagine dei giornali scrivevano ogni giorno, anche se non aveva effettivamente fatto nulla di clamoroso (un po’ come gli influencer di oggi), veniva costantemente osannato come il massimo esperto di canto. Ma la sua fortuna si eclissò quando sui palcoscenici di tutto il mondo iniziò a esibirsi un certo Enrico Caruso.

Tra i due nacque da subito una sana competizione, che si trasformò in amicizia, nonostante gli attacchi mediatici, dettati dai critici dell’epoca. Fernando De Lucia era capace di riempire i teatri da solo e le sue performance non hanno mai deluso il pubblico pagante. La carriera di De Lucia, durata oltre trent’anni, comprende un repertorio di ben 40 opere debuttate. Inoltre Fernando De Lucia ha inciso un numero impressionante di dischi per l’epoca, 400 in totale.

Dal contrabbasso al canto

Fernando De Lucia nacque a Napoli l’11 ottobre 1860: suo padre era un insegnante di clarino, mentre il fratello era un acclamato violinista. De Lucia si avvicinò al mondo della musica studiando contrabbasso al Conservatorio San Pietro a Majella, insieme a gente del calibro di Francesco Cilea e Umberto Giordano.

La grande occasione (se così si può dire) per dimostrare tutto il suo talento con la voce arrivò durante il servizio di leva a Caserta. Serviva un cantante per la festa di reggimento e De Lucia si propose, lasciando esterrefatti i suoi compagni.

A scoprirlo definitivamente fu il maestro Garzia, che lo convinse a studiare canto e il 5 marzo 1885 (a soli 25 anni) lo fece debuttare con il Faust al Teatro San Carlo di Napoli. Il successo arrivò immediatamente, e le date si moltiplicarono a dismisura.

Tra i fan più accaniti di Fernando De Lucia non si può non citare Matilde Serao. In un articolo pubblicato su “Il Mattino” il 2 febbraio 1914, che fu inviato a De Lucia dalla stessa giornalista con un biglietto da visita di presentazione, si legge:

“In una di queste sere del cadente Gennaio la nostra speranza è diventata una realtà; interrompendo il lungo, volontario silenzio, Fernando De Lucia è riapparso innanzi al pubblico napoletano e nei teatri gremiti di una folla tacita, attenta, che non voleva perdere un solo suono, quella voce ove l’espressione, anima del canto, palpita sovrana, ha destato gli echi sopiti del nostro cuore: di nuovo, di nuovo, noi abbiamo udito dell’amore, della passione, delle lacrime, nel canto di nuovo il canto ci ha fatto ricordare, sognare, fremere, come, da tempo, no più, non mai. Ed ancora una volta l’arte di De Lucia ci ha detto questa parola di verità: solo chi sente e solo chi esprime è un artista.”

Matilde Serao

Fernando De Lucia in tour nel mondo

La sua inconfondibile voce gli procurò immediatamente un contratto per il Teatro Comunale di Bologna e per la Pergola di Firenze, dove si esibì, ottenendo grande successo nel 1886, con la Mignon di Thomas e con la Carmen di Bizet.

Soltanto quattro anni dopo, nel 1890, venne chiamato in Argentina per una tournée, mentre il 30 ottobre 1891, al Teatro Costanzi di Roma, andò in scena con L’amico Fritz di Pietro Mascagni, al quale seguirono I Rantzau alla Pergola di Firenze il 10 novembre 1892.

Persino la regina Vittoria d’Inghilterra ordinò per il 2 luglio di quello stesso anno, uno speciale concerto privato al castello di Windsor, in cui De Lucia ed Emma Calvé cantarono e recitarono alcune scene di Cavalleria e Amico Fritz, accompagnati al pianoforte da Francesco Paolo Tosti.

L’11 dicembre 1893 Fernando De Lucia compì il grande passo, debuttando al Metropolitan di New York con i Pagliacci di Leoncavallo, al fianco di Nellie Melba e di Mario Ancona. Per due volte salì sul palcoscenico della Scala di Milano: prima con Silvano il 25 maggio 1895 e poi il 15 marzo 1897 per una lunghissima serie di rappresentazioni de La bohème di Puccini, con i soprani Angelica Pandolfini e Camilla Pasini, e sotto la direzione di Leopoldo Mugnone.

Nel frattempo proprio con Giacomo Puccini strinse una forte amicizia e in una delle lettere inviate dal compositore toscano, si legge: “Caro Fernando…io penso a te scrivendo, e tengo a te come cosa indispensabile, per vivere!“.

Infine, nel 1917, dopo essersi esibito ne L’amico Fritz dell’amico Mascagni per l’ultima volta nella sua Napoli, decise di chiudere la sua carriera.

Fernando De Lucia, la voce di Napoli che si ritirò dalle scene alla morte di Caruso
Fernando De Lucia

Dagli scontri con Caruso fino al giorno del suo funerale

Quella con Caruso non è mai stata una guerra. I due non sembra abbiano mai esternato parole rancorose nei propri confronti, né si sono mai azzuffati. Entrambi conoscevano bene il proprio valore e, se Caruso scelse di portare Napoli nel mondo, De Lucia portò tutto il mondo a Napoli.

Quando De Lucia si ritirò dalle scene aveva 57 anni: scelse di dedicare il resto dei suoi giorni all’insegnamento del canto al Conservatorio di Napoli. Tornò a farsi vedere (e sentire) durante un triste episodio.

Nel 1921 morì Enrico Caruso e la funzione religiosa si tenne nella Basilica di San Francesco di Paola, a piazza del Plebiscito. Il Comune di Napoli non ci pensò due volte e permise a De Lucia di cantare durante il funerale. Quella fu l’ultima volta che De Lucia si esibì in pubblico. Una passione la loro, quella per il bel canto, che si può leggere anche nelle parole del professor Achemenide De Giorgio, che nel 1897 scrisse:

“Fernando de Lucia non ha fibra che non senta la triplice legge dell’armonia, della melodia e dall’azione, o che non dipinga i minimi suoi pensieri. Devoto alla passione che l’anima, s’impicciolisce e s’ingrandisce a suo talento; è a suo talento monarca o schiavo, patrizio o plebeo, misero o fortunato. Fremere, trepidare, dolersi artificiosamente, minacciare e gioire sono cose che tutti tentano e tutti fanno; ma in Fernando De Lucia sono vere e gagliarde sensazioni non ripetute oggi nella forma stessa e con lo stesso piglio del giorno innanzi.

Achemenide De Giorgio

Fernando De Lucia si spense nel 1925 all’interno di palazzo Cirella, in via Toledo 228, in compagnia del suo maggiordomo, nonché grande ammiratore, Enrico, che lo accudì fino all’ultimo giorno. Napoli perse così una delle voci più belle della storia della musica mondiale.

Bibliografia

Enciclopedia della canzone napoletana, Ettore De Mura, Napoli, Il Torchio, 1969 (Volume 2)

Strade, personaggi e storie di Napoli. Da Posillipo a Toledo, Andrea Jelardi, Editore Guida, Napoli, 2009

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