Discesa San Pietro ai due Frati: quando la storia si fonde con la leggenda

Discesa San Pietro ai due Frati: quando la storia si fonde con la leggenda

Percorrendo la magnifica via Posillipo, nascosta tra i motorini parcheggiati, esiste una piccola discesa, composta da una lunga scalinata, che porta dalla collina fino al mare. Questo piccolo paradiso si chiama discesa San Pietro ai due Frati, ma non lasciatevi sorprendere dal suo nome: di monaci o preti, qui, non c’è traccia.

Discesa San Pietro ai due Frati: la perla di Posillipo

Attraversando la stretta viuzza, ci si imbatte in case costruite nel tufo, panorami mozzafiato e lampioni antichi, che chissà da quanto illuminano il passaggio notturno degli abitanti locali. Al termine della scalinata, ecco il blu intenso del mare, con uno scoglio suggestivo che si trova in prossimità dello strapiombo tra Villa Cottaru e la grotta marina. Ma su questo scoglio, ci ritorneremo tra un po’.

Il nome di questa stradina deriva dalla fusione di due capisaldi della napoletanità, la storia e la leggenda. In soldoni, a San Pietro era dedicata una chiesa che si trovava proprio in quest’area, mentre la dicitura “i due Frati” non è altro che la storpiatura di “due fratelli” nella lingua napoletana, ai quali è legata un’antica e sanguinosa leggenda. Ma, come sempre, andiamo per ordine.

Discesa San Pietro ai due Frati: quando la storia si fonde con la leggenda
Discesa San Pietro ai due Frati – Foto di Francesca Cavallo

La chiesa di san Pietro

Prima di tutto la storia. Secondo le fonti, sembrerebbe che sia davvero esistita la Chiesa votiva dedicata a San Pietro Apostolo, eretta proprio sulla collina di Posillipo. Questa fu costruita in epoca paleocristiana, successivamente all’arrivo a Napoli di San Pietro. E’ noto infatti che il Santo sostò proprio da queste parti, durante la sua opera di conversione.

Di questa chiesetta, poi, non se ne ebbe più traccia e pare che sia stata inglobata dalla chiesa di Santa Brigida, edificata nel 1573 e ceduta ai frati domenicani. Adibita a piccolo monastero, fu infine abbandonata a causa di mancanza di fondi. Si ipotizza che questi resti siano stati inglobati dalle vecchie murature delle abitazioni e dei palazzi che si affacciavano in prossimità del mare e che furono successivamente erose dalle onde.

Discesa San Pietro ai due Frati: quando la storia si fonde con la leggenda
La Baia al termine della scalinata – Foto di Francesca Cavallo

La leggenda dei “due Frati”: un giallo napoletano

Avendo chiarito la prima parte del nome della strada, non resta che dilungarci sulla seconda. Discesa San Pietro ai Due Frati prende questo nome da un vero e proprio giallo, una terribile tragedia, a causa dell’amore di due fratelli nei confronti di una donna.

Era una di quelle infinite notti tempestose, e Luigi e Carmine si trovavano in barca a pescare.

Per la prima volta, sebbene con l’esperienza di tanti anni passati a tirare su le reti anche in balia di onde gigantesche, i due avevano paura. Un senso di angoscia li aveva assaliti, che quasi li soffocava: “Carmine, Carmine, guarda!”. Un’ imbarcazione poco distante dagli scogli sotto la loro casa era lì che oscillava pericolosamente: un attimo prima era dentro il vortice del mare, un attimo dopo ne usciva con qualche danno.

I due udirono le grida disperate di una giovane donna. Una luce all’interno della barca le illuminava la bionda chioma e il suo viso era avvolto da un pallore terrificante, mentre in preda all’agitazione, piangeva e gridava aiuto.

“Luigi, vieni, andiamo!”. Non appena ebbe finito la frase, alla vista di un secondo corpo di un uomo senza vita, impallidì.

La mattina dopo la tempesta era finalmente finita. Convinti di aver sognato tutto, qualcuno bussò alla porta: “Grazie di tutto”, disse una donna. Il suo nome era Concetta e i due fratelli le avevano salvato la vita.

Accadde così che sia Carmine che Luigi si innamorarono della bellissima Concetta. Fin da subito la donna si mostrava indecisa: un giorno voleva Carmine, l’altro Luigi, l’altro ancora li rifiutava entrambi.

Il giorno di Carnevale, un uomo mascherato la rapì, trasportandola su una barca proprio fino allo scoglio vicino il quale, solo pochi mesi prima, la sua barca aveva fatto naufragio.

Passando di lì per tornare a casa, Carmine vide la bella Concetta in compagnia di quello sconosciuto. Folle di gelosia, per proteggere la sua amata che cercava di sfuggire dalle sue braccia, prese il coltello che portava sempre con sé e lo trafisse, dritto al cuore.

L’individuo cadde sulla dura pietra mentre il suo sangue tingeva di rosso l’acqua intorno. 

Sfilandogli la maschera, riconobbe Luigi.  Era lì davanti ai suoi occhi, steso a terra. Stava morendo, ucciso dalla sua mano. L’angoscia era troppa: non poteva credere di aver ucciso il fratello. Non avrebbe potuto convivere un secondo di più con quella colpa. Così decise di accoltellarsi, colpendosi al cuore.

Lo scoglio, che aveva visto i due fratelli prima come eroi e poi come cadaveri, si divise, e ancora oggi è possibile osservare una strana spaccatura che divide divide in due parti la pietra. Aveva allontanato da sé la sua esatta metà, quella parte che gli apparteneva più di ogni altra cosa.

Nel frattempo la leggenda assunse contorni sempre più realistici e i pescatori locali, frequentatori di questa piccola baia, in compagnia del buon vino greco, dopo essere tornati dalla nottata in mare, giurarono di aver visto le due metà sostituirsi, scambiandosi di posto, infittendo ancor di più l’alone di mistero e magia che si respira in questo trafiletto di costa.

Ed è da quell’esatto momento che l’intera zona divenne per tutti la “baia dei due frati”.

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