Giovanni Capurro, l'autore di "O'Sole mio" che abitava a via Salvator Rosa

Giovanni Capurro, l’autore di “O’Sole mio” che abitava a via Salvator Rosa

Se c’è un palazzo che cattura sempre l’attenzione a Napoli, certamente non può non venire in mente quell’edificio con i raggi solari, ad angolo tra via Girolamo Santacroce e via Salvator Rosa. E pensare che qui, e ce lo ricorda anche una targa, ha vissuto la sua vita il poeta e drammaturgo Giovanni Capurro.

Agli occhi e alle orecchie di molti questo nome non farà né caldo né freddo. Eppure costui è nientepopodimenoché il papà della canzone napoletana più celebre di tutti i tempi: O’ Sole mio.

Giovanni Capurro, l'autore di "O'Sole mio" che abitava a via Salvator Rosa
Il palazzo dove visse Giovanni Capurro, autore del testo di O’Sole mio

Il palazzo dei raggi solari: l’omaggio a Capurro

Prima di tutto è bene fare una piccola, ma dovuta, precisazione. Via Salvator Rosa non si chiamava via Salvator Rosa e, ovviamente, non aveva questo aspetto. Era l’antica Infrascata, chiamata così per la presenza delle “frasche” (le erbacce), che popolavano l’intera area. Questa era più una zona di passaggio ai tempi del Capurro (fine Ottocento-inizio Novecento), dove era possibile arrivarci anche grazie all’aiuto del servizio di noleggio dei ciucci, presente nei pressi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Giovanni Capurro (1859- 1920) il poeta che, insieme agli arrangiamenti di Eduardo Di Capua (1865- 1917) e Alfredo Mazzucchi (1878- 1972), ha dato le parole a O’ Sole mio, probabilmente apprezzava non poco l’aria pulita dell’allora bucolico Vomero visto che, a parte l’antico Real Stabilimento dedicato a San Francesco di Sales, che oggi è il Liceo Gian Battista Vico, e la chiesa della Santa Maria della Pazienza detta Cesarea, gli appartamenti privati scarseggiavano su tutta la salita.

I panorami che si godevano da qui avranno ispirato Capurro a comporre nel 1904 una canzonetta per celebrare la nascita del figlio del re Vittorio Emanuele, il Principe Umberto, per il quale ricevette in regalo una spilla d’oro dal monarca in persona. Ma tale gesto gli procurò un enorme imbarazzo tanto che, rientrato a Napoli, andò ad appuntarla sul manto della Madonna, nella Chiesa di Piedigrotta.

Di Capurro sappiamo che era un tipo sveglio, un uomo brillante, amante della cultura e gradito ospite dei salotti napoletani. Si diceva che durante le feste adorava intrattenere i suoi amici con canzoni, suonate al pianoforte e spassosissime imitazioni.

Due le raccolte di poesie più significative: Napulitanate del 1887, e soprattutto Carduccianelle, dove la metrica greca di Giosuè Carducci veniva tradotta nella lingua napoletana. Carducci rispose soltanto dopo otto anni all’invio del volume, ma non mancarono pressioni da parte del direttore del “Don Marzio” e quando Capurro era oramai diventato una celebrità. La risposta del Carducci non fu delle più lusinghevoli, liquidando il paroliere napoletano con poche righe, affermando di ritenerlo un tentativo maldestro e forse offensivo.

Giovanni Capurro morì poverissimo, abbandonato dai cari ed illustrissimi amici nella sua abitazione nel 1920 e oggi c’è una targa sul palazzo dove passò ogni giorno della sua vita che ricorda la sua memoria, affissa proprio nelle vicinanze della finestra dove era solito affacciarsi.

Giovanni Capurro, l'autore di "O'Sole mio" che abitava a via Salvator Rosa
La targa in memoria di Giovanni Capurro

E i raggi solari?

Non sappiamo dove Capurro trovò la vena poetica per comporre una così grandiosa opera come quella di “O’Sole mio”, quello che ci ricorda ancora oggi però la grandezza del suo talento è il palazzo dove visse.

Rivestito di una scenografica pioggia di raggi dorati, opera dell’artista napoletano Mimmo Paladino, in occasione della costruzione della stazione della Metropolitana dell’Arte Salvator Rosa, l’edificio passa inosservato sotto gli occhi dei passanti, intenti a chinare il capo a causa degli smartphone o del traffico stradale.

In molti si domandano che cosa rappresenti, perché ci siano quelle lastre d’oro. La risposta è sempre stata indegnamente sotto gli occhi di tutti. Eppure lui è lì, “Sta ‘nfronte a te” e unisce il popolo napoletano nella sua lunghissima e romantica storia.

 

Bibliografia

Ettore De Mura, Enciclopedia della canzone napoletana, Napoli, Il Torchio, 1969

Pietro Gargano e Gianni Cesarini, La Canzone Napoletana, Milano, Rizzoli editore, 1984

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