Storia della torta Caprese: tra i capricci di Maria Carolina e gli scagnozzi di Al Capone

Storia della torta Caprese: tra i capricci di Maria Teresa e gli scagnozzi di Al Capone

Buona, profumata, deliziosa in tutte le sue varianti. La torta Caprese è uno dei dolci tipici della Campania: non a caso il suo nome la fa essere a pieno titolo una cittadina dell’isola Azzurra. Perfetta per i celiaci, vista l’assenza totale di farina e lievito, il segreto è renderla morbida dentro e più fragrante fuori, con il gusto del cioccolato che si mischia con quello delle mandorle.

Una vera e propria goduria per i sensi, ma in pochi sanno che la nascita di questo dolce si deve a un errore. Ebbene sì, sembrerebbe proprio che nelle due versioni che si contendono la paternità, nessuna prevedrebbe dietro uno studio o una tecnica precisa.

L’unica certezza è che i protagonisti di entrambe le vicende sono due personaggi di spicco, che in un modo o in un altro, hanno avuto un peso decisamente rilevante nel gigantesco mondo della storia: Maria Teresa d’Asburgo, moglie di re Ferdinando IV, e Al Capone, detto Scarface, uno dei più famosi e sanguinari gangsgter della malavita italo-americana.

Storia della torta Caprese: tra i capricci di Maria Teresa e gli scagnozzi di Al Capone
Una fetta di Caprese

Sacher? No, Caprese

La prima versione della nascita della Caprese è da collocare all’incirca nella metà dell’Ottocento. A governare Napoli c’è la dinastia dei Borbone, più precisamente Ferdinando II e sua moglie, la regina Maria Teresa d’Austria, donna estremamente arguta e intelligente, ma anche alquanto capricciosa.

Si dice che un giorno la regina avesse così tanta nostalgia della sua amata Austria, che scese giù nelle cucine del Palazzo Reale e pretese dai suoi cuochi la torta Sacher, preparata per la prima volta nel 1832 a Vienna, dal pasticcere sedicenne Franz Sacher, cinque anni prima dell’insediamento della regina a Napoli. Tutti risposero affermativamente, ma nessuno la conosceva, ancora non era arrivata nel Regno.

Così, non avendo la minima di idea di cosa fosse, alcuni uomini della brigata chiesero alla regina austriaca di descriverla: Tonda, scura, con mandorle e cioccolato!, rispose la moglie di Ferdinando II. Gli chef si misero all’opera e, tra un ingrediente e l’altro, dimenticarono di utilizzare la farina. Il dolce sfornato però aveva un bell’aspetto e per questo motivo decisero di farla provare alla regina.

Prima uno, due, tre e poi quattro morsi e la fetta della regina Maria Teresa terminò in un batter d’occhio. La torta, nata per una dimenticanza, aveva lasciato il segno nelle papille gustative della donna. Da quel momento la ricetta della torta “reale” passò di bocca in bocca, fino ad arrivare al popolo, che decise di chiamarla Caprese, in onore all’isola preferita della regina austriaca.

Storia della torta Caprese: tra i capricci di Maria Teresa e gli scagnozzi di Al Capone
Una torta Caprese fatta in casa

Al Capone e la nascita della Caprese

Ma esiste anche un’altra versione sulle origini della torta Caprese, che vede per protagonista il noto pasticcere dell’isola Azzurra, Carmine Di Fiore. Ma non solo lui.

Era il 1920 e sull’isola di Capri approdarono alcuni malviventi, gente della camorra, che accompagnavano in giro per l’isola due italo-americani, due gangster vicini al boss Al Capone. I due erano arrivati in Campania proprio per parlare di “affari” con i camorristi, sporchi affari.

Arrivata l’ora di pranzo, i due uomini entrarono nella nota pasticceria di Di Fiore, intimandogli di creare una torta da zero per loro, proprio come se fosse stato Al Capone in persona. Carmine, preso dal panico e dalla paura, entrò nelle sue cucine e prese alcuni prodotti, iniziando così a impastare e rimpastare. Solo dopo averla tolta dal forno, il pasticcere ricordò di aver dimenticato di mettere il lievito e la farina, ma ancora nulla era perduto.

La torta, infatti, aveva un profumo impressionante e anche nell’aspetto non era male. Un grosso respiro e il dolce fu portato al cospetto dei due gangster: uno sguardo veloce e in qualche boccone scomparve mezza torta. La Caprese aveva conquistato così anche i palati dei due malviventi, che non esitarono a chiedergli la ricetta. Carmine corse in cucina e su un foglio di carta segnò tutto il procedimento: nacque così la Caprese, che da più di cento anni delizia le giornate di ogni napoletano (e non solo, a quanto pare).

Bibliografia

Yvonne Carbonaro, Il cibo racconta Napoli. L’alimentazione dei napoletani attraverso i secoli fino ad oggi, Kairòs Editore, Napoli, 2017

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