Giovanni Gussone e i pini di Ischia: l'intuizione per il polmone verde dell'isola

Giovanni Gussone e i pini di Ischia: l’intuizione per il polmone verde dell’isola

Ischia non è sempre stata così come la conosciamo oggi. Ci dispiace, ma bisogna ammetterlo: tutto il verde dell’isola risale al XIX secolo, e più precisamente tra il 1850 e il 1854. Fu il noto botanico Giovanni Gussone, in quel periodo anche medico personale di Ferdinando II di Borbone, ad impiegare il pino domestico nell’area costiera dell’isola di Ischia, che allora appariva arida e senza vita, a causa dell’ultima eruzione avvenuta nel 1302.

Attualmente la superficie verde complessiva è di circa 800 ettari di cui: 58 ettari (8%) di pinete e 738 ettari (92%) di cedui di castagno, querceti e macchia mediterranea. Bisogna immaginare l’isola nel passato completamente ricoperta da una folta e fitta macchia mediterranea.

Giovanni Gussone e i pini di Ischia: l'intuizione per il polmone verde dell'isola
Giovanni Gussone in una foto d’epoca

Giovanni Gussone: il re della botanica

Oltre a Federico Dehnhardt, Napoli e la Campania hanno avuto un altro grande studioso, un po’ più nostrano, che si distinse in campo scientifico-botanico: Giovanni Gussone. Proveniente da Villamaina, in provincia di Avellino, e nato l’8 febbraio 1787, studiò Medicina a Napoli, laureandosi nel 1811.

Nel 1812 Gussone fu assunto presso l’Orto Botanico di Napoli come assistente del Direttore Michele Tenore e, grazie alla sua passione e alla sua competenza, seppe conquistarsi subito la sua fiducia. Col tempo, il giovane Gussone scoprì nuove specie, che ancora oggi portano il suo nome: Erodium gussonei Ten. e Ornithogalum gussonii Ten.

Nel 1817 Gussone ricevette l’incarico dal Duca di Calabria (futuro re Francesco I, successore di Ferdinando IV) di fondare e organizzare l’Orto sperimentale di acclimatazione di Boccadifalco a Palermo. Nel 1827 fu nominato botanico di corte, carica che ricoprì fino al 1860. Stiamo parlando di un personaggio che, grazie alla sua preparazione, compì diversi viaggi in Italia e all’estero, sia come fiduciario del re, che per studi e ricerche scientifiche.

L’imponente attività del Gussone è testimoniata dalle numerose opere e dalle svariate specie da lui istituite. Inoltre, come botanico di corte, si interessò dei parchi delle regge di Caserta, Capodimonte, Portici ed Ischia. L’incarico del Gussone terminò con la caduta dei Borbone e finì i suoi giorni a Napoli il 14 gennaio del 1866.

Gussone fornì un incredibile contributo alla conoscenza della flora del Sud Italia. Collaborò col Tenore alla stesura della Flora Napolitana e studiò la flora siciliana, dando alle stampe diverse opere in cui sono tra l’altro descritte numerose specie nuove per la botanica.

Giovanni Gussone e i pini di Ischia: l'intuizione per il polmone verde dell'isola
Un esempio di Ornithogalum gussonii Ten., una pianta scoperta da Gussone

La pineta di Ischia

Sarà sotto il Regno di Ferdinando II di Borbone, il quale governò a Napoli dal 1831 al 1859, che Gussone si interessò concretamente dei diversi problemi che riguardavano Ischia. Oltre agli interventi per la vegetazione e gli impianti, effettuò lavori anche per strade ed acquedotti.

Per prima cosa Ferdinando II volle trovare una soluzione per nascondere alla vista l’enorme distesa di lava che caratterizzava l’area, chiamata dagli isolani “Colata dell’Arso”. Si trattava di una gigantesca area ricoperta di lava, frutto delle violente eruzioni vulcaniche del cratere di Fiaiano, che dal 1300 al 1303 devastarono l’intero lato nord-orientale dell’isola, raggiungendo il mare in prossimità di punta Molino.

La lava conferiva all’intera zona un aspetto spettrale e, da sempre, nessuna pianta riusciva a crescere. Alcuni vani tentativi di sono datati 1802, ad opera di alcuni contadini che avevano provato a colonizzarla attraverso l’impianto di ginestre e olivi. Così re Ferdinando II convocò Giovanni Gussone, a lui spettava l’ardua avventura: era oramai arrivato il momento di rinverdire le lave dell’Arso, in modo da nascondere quell’enorme distesa di terra bruciata.

Proprio qualche anno prima, Gussone aveva affrontato un problema molto simile, questa volta al ripopolamento delle lave del Vesuvio, risolvendolo grazie all’utilizzazione di pini. In base a questa esperienza, si convinse a impiegare piante di pino e, dopo alcune prove, decise di utilizzare in prevalenza esemplari di pini. Per i lavori per ripopolare le lave dell’Arso Gussone aveva bisogno di un notevole impiego di manodopera; per questo motivo furono messi a disposizione i prigionieri che si trovavano rinchiusi nel Castello Aragonese a Ischia Ponte.

Il risultato finale del lavoro diretto dal Gussone fu rappresentato dall’impianto di una bellissima pineta che ancor oggi, a distanza di oltre 150 anni, è possibile osservare: ciò che un tempo era un amorfo ammasso di rocce, oggi è un suggestivo manto di verde.

Ma non solo, perché Gussone si occupò anche del giardino del Casino Reale, nonché della realizzazione del giardino circondante la cosiddetta “Pagoda”, il famoso palazzo in stile cinese, costruito per l’occasione dell’inaugurazione del porto d’Ischia.

Ma, come avevamo già detto, Gussone a Ischia non si occupò solo del verde. Nel 1853 fece erigere un impianto che trasportava l’acqua dalla sorgente di Buceto direttamente nel Casino Reale, in modo tale che gli ospiti potevano utilizzarla anche per le esigenze della casa, oltre che per l’irrigazione delle piante del giardino. Infine, fece costruire alcune strade, le prime che collegavano tra di loro i Comuni di Ischia, Casamicciola e Forio.

Giovanni Gussone e i pini di Ischia: l'intuizione per il polmone verde dell'isola
Veduta di Ischia dal mare

Bibliografia

Vito Di Pinto, La Pineta dell’Isola d’Ischia, Napoli 1952. Pubblicazione a cura del Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, Ispettorato Prov.le dell’Agricoltura di Napoli

Maurizia Alippi Cappelletti, Giovanni Gussone, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 61, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2004

Arnaldo Mastrominico, Omaggio a Giovanni Gussone botanico della Reale Corte dei Borbone, tipolitoelle, 2006

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