Avimmo perduto a Filippo e 'o panaro: storia e origini del detto popolare

Avimmo perduto a Filippo e ‘o panaro: storia e origini del detto popolare

Quella sensazione di ansia, causata dall’esitare troppo prima di una decisione importante, a Napoli, vuol dire soltanto una cosa: “avimmo perduto a Filippo e ‘o panaro” (la cui traduzione letterale è “abbiamo perduto Filippo e la cesta”). Un’esclamazione che nasce spontanea in ognuno di noi, perché è come se fosse nel nostro DNA da sempre, nel nostro metabolismo, dover trasformare una semplice sensazione in una espressione tipica.

Ma questo non è un modo di dire così antico. Non affonda le sue radici in epoca Romana e nemmeno sotto i vicerè: il detto “avimmo perduto a Filippo e ‘o panaro” risale a metà Ottocento, quando sui teatri napoletani andavano in scena le opere del re dei Pulcinella, Antonio Petito.

Fu lui a dare inizio alla promozione di tale locuzione, grazie a uno dei suoi spettacoli più celebri incentrato sulla farsa pulcinellesca.

Avimmo perduto a Filippo e 'o panaro: storia e origini del detto popolare
Antonio Petito

Avimmo perduto a Filippo e ‘o panaro: le origini

Doveva esistere una commedia di Antonio Petito che aveva per protagonista il solito Pulcinella e un altro servitore, un certo Filippo, ma di cui oggi non è rimasta alcuna traccia. Celebre tra i commedianti come “Totonno ‘o pazzo” per via del suo carattere esplosivo, fu insolitamente apprezzato sia dai ceti popolari, per i quali si esibiva principalmente, sia dall’alta borghesia. Il ruolo che lo rese famoso fu principalmente quello della maschera di Pulcinella, dove al Teatro San Carlino riscosse l’immediato successo.

La trama a un certo punto prevedeva un nobile di nome Pancrazio che, dopo aver affidato una cesta colma di prelibatezze al suo servo Filippo, si dirigeva verso casa, aspettando l’arrivo dell’uomo. Il servo, però, dopo aver divorato e dispensato ai suoi amici e all’intera città il contenuto della cesta, decise di scappare e darsi alla fuga.

Profondamente amareggiato il padrone Pancrazio realizza, così, di aver perso sia il cesto che il servo e ancora oggi la frase indica una situazione di incertezza in cui, il troppo indugio, comporta alla fine la perdita di entrambe le possibilità a disposizione: della serie oltre al danno, anche la beffa. Soltanto una volta rassegnatosi, Pancrazio esclamerà la celebre: “avimmo perduto a Filippo e ‘o panaro”!

Così, da una battuta di una sceneggiatura di Petito, il popolo napoletano ne seppe apprezzare il significato e, tutt’oggi, guai a chi perde a “Filippo e o’ panaro”.

Avimmo perduto a Filippo e 'o panaro: storia e origini del detto popolare
Una cesta, chiamata a Napoli col termine “panaro”

Bibliografia

Proverbi e modi di dire partenopei. Il sale di Napoli, Umberto Vitiello, Marisa Magnocavallo, Ugo Mursia Editore, 2015

Curiosità napoletane. Storie, aneddoti e modi di dire della tradizione popolare, Elisa Chinni Rampone, Tina De Gregorio Palumbo, Graus Edizioni, 2016

Proverbi e modi di dire napoletani, Sergio Zazzera, Newton Compton Editori, 2014

1 comment
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You May Also Like