Via del Parco Margherita: dal polmone verde di Napoli a zona residenziale

Via del Parco Margherita: dal polmone verde di Napoli a zona residenziale

Doveva essere tutta ricoperta dal verde, da alberi, agrumeti e chissà cos’altro, via del Parco Margherita, che unisce il corso Vittorio Emanuele II alla zona di Chiaia, a piazza Amedeo. Dove oggi si rincorrono automobili e cemento, bisogna immaginare che circa 150 anni fa c’era chi aveva ben altre idee per questa strada. Il liberty la fa da padrone, ma bisogna ammettere che la possibilità di ammirare una strada completamente alberata, in pieno centro, in una zona strategica di Napoli, è davvero allettante.

Resta soltanto il ricordo di un sogno oramai dimenticato, ma che rende giustizia all’animo green dei napoletani. Il polmone verde della città, dove non erano nemmeno stati concepiti edifici e palazzi residenziali, doveva assomigliare a un vero e proprio parco cittadino, che serviva ad accompagnare gli abitanti da una parte all’altra di Napoli.

Via del Parco Margherita: dal polmone verde di Napoli a zona residenziale
Via del Parco Margherita

Via del Parco Margherita e il cemento del barone Treves

Se oggi via del Parco Margherita è una strada “altamente” residenziale, lo si deve soltanto a una persona, il barone Treves anzi, a una persona e a una società, la Società Veneta. Furono loro a stravolgere il piano di Risanamento e Ampliamento del 1859: la strada doveva restare, di fatto, illibata, lontana dalle grinfie dell’edilizia incontrollata. Per secoli, infatti, la zona crebbe senza nessuna regola ma sempre con la costruzione di numerosi palazzi nobiliari alcuni ormai persi ed altri ancora esistenti.

Quando avvenne l’Unità d’Italia, nel nuovo Piano Urbanistico dell’ex Capitale, ad opera dei Savoia, il barone Treves e la Società Veneta promossero una serie di edifici che dovevano costeggiare la sinuosità della via. Erano gli anni del liberty e Napoli si stava preparando a cambiare volto. Furono tantissime le strade che si riempirono di palazzi costruiti ad hoc dai nobili napoletani: solo per fare qualche esempio via dei Mille, via Filangieri, via Palizzi.

Molti erano i cittadini provenienti da quel borgo che stava anch’esso per modificarsi, ma che ancora doveva risultare troppo isolato per molti: il Vomero. Moltissimi furono i vomeresi che acquistarono palazzi e appartamenti, attratti da una vita più movimentata, grazie soprattutto all’inaugurazione della funicolare.

Un nome per due omaggi

I lavori furono lentissimi per l’epoca, circa 20 anni, e finalmente si scelse anche il nome della strada. Al barone Treves piacque l’idea di lasciare il nome del parco al quale doveva assomigliare la strada, ma volle fare di più. Fu lui a inaugurare la via nel 1878, omaggiando la nuova regina del Regno d’Italia e quindi scelse di chiamarla Margherita. Sì, il nome di questa strada è lo stesso alla cui, secondo la leggenda, un pizzaiuolo dedicò la pizza più famosa del mondo e che ancora oggi porta il suo nome.

Da quel momento il liberty si espanse e nel 1885 furono aperte anche le strade limitrofe: via Crispi, via dei Mille e via Martucci erano pronte per fare il loro ingresso in società. Ma, è bene ribadirlo, senza i lavori effettuati per la costruzione di via Parco Margherita, nessuna di queste strade avrebbe oggi l’aspetto che tutti conosciamo.

Via del Parco Margherita: dal polmone verde di Napoli a zona residenziale
Via del Parco Margherita, a sinistra l’ingresso della Funicolare

Bibliografia

Gino Doria, Le strade di Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1979, Milano

Romualdo Marrone, Le Strade di Napoli, Newton and Compton Editore, 2007, Roma

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