Tutti i sindaci di Napoli che non erano di Napoli: stranieri alla guida di Partenope

Tutti i sindaci di Napoli che non erano di Napoli: stranieri alla guida di Partenope

Fare il sindaco a Napoli non è un lavoro semplice. I sindaci a capo di una città come Partenope, che ha tante criticità e bellezze, prima di decidere di candidarsi devono considerare anche la passione dei napoletani e le cose da fare. Per questo motivo, spesso, a governare la sinuosa Napoli è stato chiamato un forestiero, uno che viene da fuori.

Questo non significa che chiunque può amministrare una città complessa come Napoli, soltanto che la storia si è ripetuta più volte nel capoluogo campano. Ben undici sono state le occasioni in cui i cittadini partenopei hanno chiamato in soccorso un primo cittadino che non era né nato né cresciuto all’ombra del Vesuvio.

I sindaci stranieri

Giuseppe Buonocore (Formia, in provincia di Latina)

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Giuseppe Bonocore, il primo tra i sindaci stranieri

Personaggio centrale per la storia di Napoli per essere stato il primo sindaco eletto dopo l’era fascista, Giuseppe Buonocore nacque a Formia il 6 giugno 1876 e si trasferì all’ombra del Vesuvio a soli 14 anni. Fu uno dei padri costituenti e primo cittadino di Napoli dal 14 dicembre 1946 al 28 Febbraio 1948. Dovette abbandonare la carica a causa delle incompatibilità con il seggio parlamentare.

Tra le iniziative adottate in una Napoli postfascismo c’è sicuramente la celebre e coraggiosa iniziativa di mettere sotto sfratto i partiti che a Napoli nel dopoguerra occupavano gli uffici pubblici. Da sindaco fu Presidente della Reale Deputazione del tesoro di San Gennaro e, soprattutto, nel 1947 si occupò in prima persona del rientro da Roma del Tesoro, dove fu inviato durante la guerra per “restare al sicuro”.

Fu professore di Teologia presso l’Università degli studi Federico II di Napoli.

Achille Lauro (Piano di Sorrento)

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Achille Lauro

In pochi lo avranno notato, ma Achille Lauro è originario di Piano di Sorrento. Nacque il 16 giugno 1887, da padre armatore. A vent’anni, subito dopo il diploma alla Scuola Nautica Nino Bixio, si trova improvvisamente a dover prendere le redini della piccola flotta paterna, a causa della morte quasi contemporanea dei due fratelli maggiori e del padre.

L’aiuto economico di alcuni amici gli da poi la possibilità di decollare mentre il fascismo, infine, fa la sua fortuna. La seconda guerra mondiale lo mette in ginocchio ma per poco: nell’arco di pochi anni riesce infatti a rimettere in sesto la propria flotta, molto più potente di prima.

I suoi primi impegni politici risalgono all’epoca fascista, venendo nominato consigliere nazionale del partito e membro della Camera dei Fasci. Tra l’altro, divenne celebre l’intima amicizia con Ciano e altri influenti gerarchi del regime. A causa di questi suoi trascorsi, durante l’occupazione alleata, venne rinchiuso nel campo d’internamento di Padula, dove ci rimase per ben 22 mesi, rischiando costantemente la morte.

Pur aderendo prima al partito dell’Uomo Qualunque nel 1946, ben presto preferì le idee del partito monarchico, divenendone il presidente nazionale. Nel 1952 si presentò così alle elezioni amministrative, venendo eletto sindaco di Napoli. Nello stesso periodo divenne anche presidente della squadra del Napoli.

Nelle elezioni amministrative del ’56 è rieletto sindaco con oltre trecentomila preferenze: un vero record. Nel ’58, con lo scioglimento del consiglio comunale di Napoli per irregolarità amministrative, comincia il declino del “Laurismo“, ovvero del sistema di amministrare di Achille Lauro. Nel ’70 è eletto sindaco di Sorrento e morì il 15 novembre 1982, lasciando un vuoto sia sull’evoluzione politica del Paese, sia sui misteri e le ombre, che ancora lo circondano.

Nicola Sansanelli (Sant’Arcangelo, in provincia di Potenza)

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Nicola Sansanelli

Se il basso Lazio può ancora essere considerato quasi di casa, ecco che qualche anno dopo la storia dei sindaci partenopei va a pescare un po’ più lontano. Nicola Sansanelli, originario di Sant’Arcangelo, in Lucania, è entrato di diritto nei Guinness Worls Record grazie all’esiguo numero di giorni in cui ha svolto il ruolo di sindaco: tra gennaio e febbraio 1958 governa per soli 38 giorni.

Trasferitosi a Cava de’ Tirreni già all’epoca del Liceo, si laurea in Giurisprudenza nel 1914, presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Fu tra i fondatori del partito fascista napoletano e fu a capo della Legione proveniente dal capoluogo campano durante la Marcia su Roma. Dirige “Il Mattino” e viene eletto nel dopoguerra consigliere comunale e poi assessore al patrimonio da Achille Lauro.

Protagonista di vicende storiche e sociali di mezzi secolo, Sansanelli fu unanimemente stimato per la sua onestà morale e professionale, tanto che quando morì, nel 1968, il consiglio comunale ne decretò la sepoltura nel recinto degli uomini illustri, presso il cimitero di Poggioreale.

Vincenzo Mario Palmieri (Brescia)

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Vincenzo Mario Palmieri

Nato a Brescia il 16 luglio 1899, Vincenzo Mario Palmieri si laureò in medicina all’Università di Napoli nel luglio 1922, allievo di Galeotti e di Corrado, e iniziò a insegnare medicina legale presso la stessa università dal 1941.

Già noto per le sue capacità in campo medico-scientifico, il luminare fu l’unico tra gli italiani a far parte della commissione di esperti organizzata dalle Potenze dell’Asse che durante la seconda guerra mondiale indagò sul massacro di Katyn’, causato dall’NKVD sovietico, e ricoprì la carica di sindaco di Napoli dal 10 ottobre 1962 al 30 luglio 1963 tra le file della Democrazia Cristiana.

Giovanni Principe (Portici)

Tra le città dei vari sindaci che hanno lavorato a Palazzo San Giacomo, non può mancare certamente Portici. Sotto l’amministrazione di Giovanni Principe furono varate importanti opere pubbliche come la tangenziale e i piani per il secondo policlinico, la riorganizzazione di Ponticelli, la variante di Capodichino e, soprattutto, il centro direzionale.

Nel secondo dopo guerra, avvicinatosi alla politica, si iscrisse alla Democrazia Cristiana, seguendo la corrente dorotea. Dal 1963, ricoperto l’incarico di segretario provinciale della Democrazia Cristiana napoletana, ha deciso di candidarsi a sindaco di Napoli. Verrà eletto nel 1966 e immediatamente si mise a lavoro per rilanciare l’edilizia abitativa, il risanamento delle scuole, la manutenzione radicale del sistema fognario, la ricostruzione di via Marittima e l’impegno ad un’area scientifica da inserire all’interno della Mostra d’Oltremare.

Gerardo De Michele (Cesa, in provincia di Caserta)

Gerardo De Michele, casertano di Cesa, fu anche lui uno dei medici – sindaci che decise di lasciare il camice e indossare la giacca da primo cittadino. Celebre per essere stato colui che inaugurò l’ospedale Cotugno, fu un sindaco molto amato, soprattutto per il suo lato umano.

Da medico istituì la prima sezione ospedaliera di fisiopatologia respiratoria e fondò il primo Dipartimento di Pneumologia in Italia nel 1972, anticipando la moderna organizzazione delle ASL. Fu nominato assessore all’Assistenza ed alla Sanità di Napoli dal 1962 al 1970 e divenne sindaco di Napoli nel 1970, mantenendo la carica per tutto il quadriennio, fino al 1974.

Con lui fu firmato il progetto del primo piano regolatore della città e fu sconfitta l’epidemia di colera che colpì Napoli nel 1973, curando l’organizzazione dell’impianto immunologico della città.

Bruno Milanesi (Livorno)

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Bruno Milanesi

Un sindaco rinnovatore, un lungimirante che fu primo cittadino partenopeo per oltre un anno, dal 2 agosto 1974 al 26 settembre del 1975. Livornese di nascita, Bruno Milanesi già quando era vicesindaco del socialista Luigi Buccico ebbe diverse intuizioni importanti. Grazie a lui fu programmata la Tangenziale di Napoli e sotto la sua amministrazione ci fu una forte accelerazione anche alla progettazione della metropolitana.

Democristiano fino al midollo, fu chiamato il sindaco-manager, per via dell’istituzione di 250 cantieri, per promuovere le famose “bonifiche”, grazie alle quali 5500 disoccupati iscritti al collocamento furono messi a lavoro con un salario di 3.700 lire al giorno per sei mesi.

Maurizio Valenzi, altro sindaco “forestiero”, possedeva una nota vena artistica e aveva immortalato una decina di ritratti di personaggi politici napoletani: tra questi, anche quello di Bruno Milanesi.

Maurizio Valenzi (Tunisi, Tunisia)

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Maurizio Valenzi

Maurizio Valenzi nacque a Tunisi il 16 novembre 1909 in una famiglia ebraica di origine livornese, da Amedeo Valensi (il cognome originale recava la ‘s’ ma in Italia nel 1944 fu trascritto per errore con la ‘z’), commerciante all’ingrosso, e da Pia Bensasson, casalinga. E’ stato il sindaco con la più lunga permanenza a Palazzo San Giacomo, 2879 giorni in sei mandati, dal settembre ‘75 al luglio ‘83, ad eccezione della Iervolino che però subentrerà nell’epoca della elezione diretta.

Fu intimo amico di Eduardo De Filippo, che gli dedicò una poesia e lo coinvolse in un progetto per insegnare un mestiere ai giovani reclusi di Nisida. La sua carriera politica, prima di divenire sindaco, fu lunga: prima consigliere provinciale, poi senatore dal ’53 al ’68, consigliere comunale dal ’75 all’83 e poi parlamentare europeo. Chiuse come sindaco in un periodo agitato per la città, segnata dal colera e dal terremoto, ma si batté sempre per riqualificare Napoli attraverso la cultura come collante sociale.

Veniva visto come un liberale assimilato alla sinistra, tant’è che anche giornali più vicini agli Agnelli, come La Stampa, tessevano le sue lodi. Valenzi combatté strenuamente la mortalità infantile, l’abbandono scolastico, la disoccupazione, il clientelismo e l’abusivismo edilizio, attraverso la promozione della cultura, cosa che oggi lascia un po’ a desiderare.

Carlo D’Amato (Maiori, in provincia di Salerno)

Arriva da Maiori Carlo D’Amato, sindaco di Napoli dal 1984 al 1986. 30 mesi intensi per il sindaco più craxista della storia di Palazzo San Giacomo. In Parlamento e in Senato ha presentato 232 progetti di legge, 504 atti di indirizzo e controllo e eseguito 107 interventi tra aula parlamentare e commissioni. È stato relatore della legge di modifica del sistema di telecomunicazioni in Italia.

Francesco Tagliamonte (Acerra)

In appena quattro mesi da sindaco (2 aprile 1993-5 agosto 1993), Francesco Tagliamonte (Acerra) riuscì a strappare un G7 a Napoli e si assunse la responsabilità di dichiarare il dissesto economico al Governo. Una bancarotta causata dalla catena di giunte a guida socialista che, all’ombra del terremoto, avevano speso centinaia di miliardi per opere mai completate e (ancora oggi) sotto inchiesta.

Antonio Bassolino (Afragola)

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Antonio Bassolino

Antonio Bassolino aderì dapprima alla federazione giovanile del Partito comunista italiano, partito del quale dal 1976 al 1983 ne divenne segretario regionale per la Campania. Nel 1972 entra a far parte del Comitato centrale dello stesso partito. Venne eletto deputato nelle liste del PCI nel 1987 e, nel 1992, nelle liste del PDS.

Nel dicembre 1993 è eletto sindaco di Napoli, incarico riconfermato nel 1997. Nell’ottobre del 1998 è nominato ministro del Lavoro e previdenza sociale nel primo governo D’Alema, ma nel giugno del 1999 abbandona l’incarico. Nel 2000 si dimette da sindaco di Napoli per candidarsi alla presidenza della Regione Campania: viene eletto e l’incarico è riconfermato nel 2005. Il suo mandato è scaduto nel 2010. Nel 2016 si è presentato alle primarie di centrosinistra per l’elezione a sindaco di Napoli, vinte da Valente. Nel 2021 si è ricandidato a sindaco di Napoli. (fonte Treccani.it)

Bibliografia

Andrea Jelardi, Strade, personaggi e storie di Napoli, da Posillipo a Toledo, Alfredo Guida Editore2007

Achille della Ragione, Il primo (ed ultimo) sindaco rosso di Napoli – Napoli 2013 (in Quei napoletani da ricordare, tomo I)

Valenzi Maurizio, C’è Togliatti! Napoli 1944. I primi mesi di Togliatti in Italia, Sellerio editore, Palermo, 1995

Luigi Musella, Napoli nel racconto della politica: 1945-1997, Carocci, 2016

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