Vulé 'o cocco ammunnato e bbuono: dall'uovo della gallina alle donne durante la guerra

Vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono: storia di un detto in cui la frutta non c’entra niente

Tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo incontrato qualcuno che ci ha detto: “E comm te piace vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono”. Una frase come tante altre, apparentemente, ma che nasconde una storia triste e di disperazione. Prima di tutto iniziamo a sfatare un mito, perché qui di mito si va a parlare.

‘O cocco di “‘o cocco ammunnato e bbuono” non si riferisce al frutto tropicale. Questo potrebbe essere un trauma per la maggior parte dei lettori, ma le nostre ricerche ci hanno portato in luoghi ed epoche a cui non avremmo mai pensato. Dunque, dopo aver lanciato questa “pretella”, è arrivato il momento di raccontare la triste storia di “vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono”, dalle sue origini fino ai giorni nostri.

Vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono: l’accezione positiva

Effettivamente, analizzando l’intera frase, qualche campanellino d’allarme è giusto che inizi a suonare. ‘O cocco non è altro che l’uovo, a cui ci si riferisce con il verso fanciullesco della gallina, coccodé; l’aggettivo buono invece va a unirsi con quello che lo precede, ammunnato (mondato, pulito) proprio come in altre simili situazioni (bell’e bbuono), e dunque la traduzione letterale della storica locuzione non lascia dubbi: desiderare l’uovo già pulito.

Questa è la prima vera traduzione di questo modo di dire, che in fondo conserva un significato positivo. Nel caso dell’uovo, una volta mondato del guscio, è buono per essere mangiato. In pratica, all’accezione positiva si attribuisce un senso ironico, sarcastico, ovvero che chi è così scansafatiche, poltrone, lavativo da non volersi impegnare neppure nei più piccoli lavori e preferisce essere servito piuttosto che muovere un dito. Nella fattispecie il cialtrone di turno che non intende sottostare nemmeno alla risibile fatica di sgusciare un guscio di un uovo bollito, semplicemente.

Vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono: l’accezione negativa

Vulé 'o cocco ammunnato e bbuono: storia di un detto in cui la frutta non c'entra niente
Napoli bombardata nel 1943

Ma si sa, i tempi cambiano, le mode passano e anzi, si evolvono. Così arriva la guerra e Napoli è una delle città più bombardate d’Europa, per via delle sue postazioni militari strategiche. C’è povertà, fame, disperazione e spesso i mariti lasciano da sole le donne, per scappare dalla leva obbligatoria. Ma ci sono anche famiglie distrutte a causa dei combattimenti, delle morti e dei crolli.

In una Napoli così martoriata, si è disposti a tutto pur di sopravvivere. Ed è ciò che fecero molte delle mogli dei napoletani, per permettere ai propri figli di mettere qualcosa nello stomaco. Spesso accadeva che i militari americani promettevano soldi e vivande (am-lire) come pane, pasta, cioccolato, in cambio di un mero rapporto sessuale. E ancora più spesso accadeva che questi soldati erano sprovvisti di contraccettivi e quindi l’atto veniva consumato senza protezioni.

Per questa ragione il modo di dire ‘o cocco ammunnato e bbuono, durante la guerra, cambiò accezione. Se abbiamo specificato che ‘o cocco si rifaceva all’uovo, tra il 1939 e il 1944 il suo significato mutò e anche di molto. ‘O cocco divenne così il membro maschile, in quanto la parola cock in anglo/americano significa proprio questo. Secondo questa definizione la traduzione letterale sarebbe “volere il pene senza protezioni come condom, profilattici”. Da qui deriva l’accezione negativa del suddetto detto: pur di ottenere qualcosa per sé non si tengono in conto pericoli o insidie (gravidanze inattese, infezioni o malattie), ovvero più semplicemente, vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono .

Bibliografia

F. Montuori, Sui proverbi della Campania, in La fortuna dei proverbi, identità dei popoli, Roma, 2014

S. Di Giacomo, Le poesie e le novelle, a cura di F. Flora e M. Vinciguerra, Mondadori, 1971

Raffaele Bracale, a cura di Amedeo Colella, Comme se penza a Nnapule, Cultura Nova, Napoli, 2018

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