'A Mmescafrancesca: storia di un piatto diventato un modo di dire a Napoli

‘A Mmescafrancesca: storia di un piatto diventato un modo di dire a Napoli

Fare una mmescafrancesca” (mischia Francesca) a Napoli significa unire una mescolanza di cose che non c’entrano l’una con l’altra. Questo modo di dire si adopera per esempio se ci si rivolge a qualcuno che è vestito con diversi stili e colori differenti, oppure, se si è in cucina, viene utilizzato spesso per criticare chi si lascia andare ad abbinamenti esagerati, ma può anche definire un’insalatona o una zuppa di ingredienti misti.

Eppure la parola mmescafrancesca nasconde storie e leggende legate alla sua nascita. C’è chi dice che possa c’entrare una battaglia, chi un piatto culinario e c’è chi ci vede anche una storia di disperazione e povertà. Insomma, anche quando si tratta di spiegare le origini di questo termine, bisogna provare a non fare una mmescafrancesca e andarci cauti.

‘A Mmescafrancesca e le origini angioine

Ci troviamo tra il 1200 e il 1400 e a Napoli governano gli Angioini. I monarchi promossero spesso delle vere e proprie giostre, ovvero delle riproduzioni di battaglie all’interno di un’area cittadina, che spesso terminavano con qualcuno che ci rimetteva la pelle. In alcuni tipi di battaglie, molto comuni in Francia e molto pericolose, era così tanta la confusione che invece di uccidere i nemico si uccideva qualche compagno. Ma non solo.

Era comune che i partecipanti, pur di combattere, si preparavano come meglio potevano, utilizzando una serie di utensili per coprirsi, che non c’entravano nulla con la classica armatura medievale.

Va da sé che Napoli ha avuto una lunga dominazione francese, che ha lasciato molti segni culturali, anche nel dialetto: la mischia francese è diventata così nel tempo ‘n’ammiscafrancesca, che ancora oggi indica una commistione eterogenea di cose diverse.

'A Mmescafrancesca: storia di un piatto diventato un modo di dire a Napoli
Una giostra francese

‘A Mmescafrancesca e la pasta mista

Napoli e i suoi abitanti nel corso della loro storia hanno visto diverse dominazioni confrontarsi con un territorio che aveva tanto da offrire, sia per quanto riguarda l’umanità del popolo napoletano che per i suoi prodotti tipici. Mentre in Francia regnava Luigi XVI con la moglie Maria Antonietta, nella capitale del Regno c’era la sorella maggiore Maria Carolina d’Asburgo-Lorena e re Ferdinando I delle Due Sicilie. La regina “napoletana” era una grande appassionata di cucina e trovò a Napoli terreno fertile per rivaleggiare con la più potente e “fortunata” (si fa per dire, vista la sua fine) sorella.

In Campania arrivarono numerosi cuochi francesi, affinché rendessero più raffinata la cucina napoletana, al tempo molto semplice. I Monzù, come vennero chiamati i cuochi, introdussero piatti elaborati che, inizialmente, non ebbero molto successo. Poi arrivò l’occupazione napoleonica e coloro che non potevano permettersi di comprare la pasta, dovevano pur inventarsi qualcosa per arrangiare un piatto principale. L’inventiva non mancava, dopo l’esperienza dei monzù, mancava soltanto l’iniziativa.

Ed ecco che c’era chi cercava di recuperare gli avanzi sul fondo dei sacchi dei nobili e li usava per preparare zuppe e minestre di legumi. Nasce la famosa mmescafrancesca, ovvero ciò che oggi viene definita una semplice pasta coi fagioli, pasta con le patate o coi ceci.

In effetti anche i bottegai raccoglievano i frantumi avanzati di pasta, che a quei tempi veniva prodotta sfusa, e li vendevano a un prezzo più irrisorio. Ma certo è che nessuno poteva immaginare che da un umile metodo di riciclo sarebbe nato uno dei formati di pasta più apprezzati di sempre: la pasta mista.

'A Mmescafrancesca: storia di un piatto diventato un modo di dire a Napoli
Un esempio di pasta mista con le patate, ovvero una mmescafrancesca

‘A Mmescafrancesca e la zuppa francese

La teoria che però ci convince maggiormente è quella che si rifà a un classico della cucina francese, esportata come ben sappiamo qui, alle falde del Vesuvio. In particolare la mélange Français è una zuppa a base di svariati ortaggi e verdure e sarebbe il nucleo principale che ha dato i natali alla parola napoletana mmescafrancesca. La sua agglutinazione deriverebbe infatti da mmesca francesca, ovvero un’affrettata corruzione di mélange Français (letteralmente misto francese).

La sua etimologia deriverebbe dunque da un piatto povero, giunto sulle tavole dei napoletano che, forse, abituati a piatti ben più sontuosi e prelibati, avranno esclamato “è ‘na mmescafrancesca”, anche con un po’ di disprezzo.

'A Mmescafrancesca: storia di un piatto diventato un modo di dire a Napoli
Una zuppa di verdure e ortaggi

Bibliografia

F. Montuori, Sui proverbi della Campania, in La fortuna dei proverbi, identità dei popoli, Roma, 2014

S. Di Giacomo, Le poesie e le novelle, a cura di F. Flora e M. Vinciguerra, Mondadori, 1971

Raffaele Bracale, a cura di Amedeo Colella, Comme se penza a Nnapule, Cultura Nova, Napoli, 2018

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