Via Santa Brigida: dalla santa svedese che sfidò la regina ai tumulti del Risanamento

Via Santa Brigida: dalla santa svedese che sfidò la regina ai tumulti del Risanamento

Si respira un’aria di tranquillità in via Santa Brigida, nei pressi di via Toledo. Eppure questa strada è stata dedicata a una donna che avrebbe visto del peccato e sarebbe stata pronta a fare una guerra anche per delle semplici caviglie scoperte. La storia di santa Brigida infatti è lunga e travagliata e ci limiteremo a descrivere in questo articolo soltanto delle sue avventure napoletane.

Oggi la chiesa che porta il suo nome (i lavori iniziarono nel 1612 e fu ultimata nel 1640) è tra l’altro un vero gioiellino: gialla, proprio come i colori svedesi, ovvero la terra della Santa, al suo interno si trova il corpo del grande maestro e pittore del barocco europeo Luca Giordano.

Via Santa Brigida: dalla santa svedese che sfidò la regina ai tumulti del Risanamento
Via Santa Brigida

Santa Brigida e lo scontro con la regina Giovanna I

Svedese fino al midollo e madre di otto figli, alla morte del marito Brigida decise di abbandonare Narke, nel sud della Svezia, per trasferirsi a Roma. Da sempre molto dedita verso i poveri, nel 1370, nelle sue Revelationes, afferma che il Signore le era comparso durante un sogno, invitandola ad andare ad Amalfi per far visita alla tomba di Sant’Andrea. A quel tempo questi sogni mistici venivano presi estremamente sul serio e così la donna decise di partire e tra il 1371 e il 1372 soggiornò presso Napoli.

La tradizione racconta che si fermò avanti all’affresco del Crocifisso nella chiesa di San Giovanni a Mare, restandone estasiata. Purtroppo la vita napoletana non colpì favorevolmente la Santa, oggi patrona della Svezia, che anzi, rimproverò gli abitanti per via della vita dissipata che conducevano, per gli abiti succinti delle ragazze e per le impudicizie a cui quotidianamente doveva assistere in mezzo alla strada.

Ma ciò che le fece prendere la decisione di partire e di non tornare più a Napoli, fu il litigio che ebbe con la regina Giovanna I nel 1372. In particolare la regina, sulla quarantina all’epoca, le apparve come un mostro e nei suoi sogni aveva continuamente degli atteggiamenti scandalosi e osceni. Probabilmente la monarca, a differenza di Santa Brigida, era solita mostrarsi in tutte le sue debolezze, troppo portata alle gioie della carne.

Via Santa Brigida: dalla santa svedese che sfidò la regina ai tumulti del Risanamento
La chiesa dedicata a Santa Brigida, in via Santa Brigida

Via Santa Brigida: un nome che non è sempre stato così

Via Santa Brigida porta questo nome in pratica da poco meno di 250 anni. In realtà questo spazio era adibito a oratorio e accoglieva ogni giorno centinaia di bambini. Oggi, tra banche e ristoranti, sembra incredibile, eppure l’aspetto di questa strada non è sempre stato così.

Appare nella sua forma attuale nelle vedute di Baratta del 1629, di quelle del Duca di Noja, sulla Carta Schiavoni del 1880 e sulla Carta De Fazio del 1945. All’angolo con via Verdi c’è il Palazzo del duca di Grottolella, l’antica sede delle Poste del Regno di Napoli ed il Palazzo Cella sede dello scomparso teatro “La Fenice”: proprio in via Santa Brigida, fino al 1890, c’era il grande mercato del pesce di Natale.

In epoca angioina questa via si chiamava via Sant’Agnese, poi nel periodo vicereale, all’incirca durante il completamento di via Toledo (1544), secondo Carlo Celano la strada fu intitolata “Galitta di don Francisco”, ovvero don Francesco Tovar, detto anche l’Auletta, conquistatore e poi governatore di Tunisi nel 1535 e al servizio di Carlo V. Tovar sì trasferì a Napoli al termine dell’incarico, si costruì una dimora proprio da queste parti (oggi andata perduta) e aprì una strada a ridosso delle mura aragonesi, mura che dal tracciato di via Toledo piegavano ad angolo retto proprio sull’asse della futura via Santa Brigida.

Soltanto a partire dal 1792 la strada fu intitolata a Santa Brigida, per via della chiesa che durante il Risanamento fu al centro di alcuni dibattiti da parte di ingegneri e architetti. La chiesa di Santa Brigida di Svezia, insieme alla chiesa di San Ferdinando di Palazzo a piazza dei Martiri, determineranno il perimetro del vecchio rione Santa Brigida, e rimasero dov’erano e com’erano, anche dopo la costruzione finale della Galleria Umberto I che in parte finirà per assorbirle.

Queste due chiese hanno condizionato la vicenda sulla costruzione della Galleria, pur essendo state sempre presenti nelle diverse versioni progettuali proposte come invarianti della bonifica. L’aspetto urbanistico della Galleria Umberto I tra le due chiese, la propone come un proprio valore architettonico di forma e bellezza imparagonabile, certamente, alla situazione preesistente.

Via Santa Brigida: dalla santa svedese che sfidò la regina ai tumulti del Risanamento
Via Santa Brigida

Bibliografia

Gino Doria, Le strade di Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1979, Milano

Romualdo Marrone, Le Strade di Napoli, Newton and Compton Editore, 2007, Roma

Luigi Argiulo, I Vicoli di Napoli, Newton and Compton, 2004, Roma

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