Mammazezzella: l'antenata della babysitter nasce a Napoli

Mammazezzella: l’antenata della babysitter nasce a Napoli

Sembrerà strano, ma a Napoli la babysitter non ha avuto sempre questo nome. Balia, bambinaia e infine babysitter, questo lavoro nel capoluogo campano era chiamato da tutti “mammazezzella“. Un mestiere come gli altri all’apparenza, eppure fondamentale per l’economia della casa. Queste donne erano per lo più contadine, giovani e spesso inesperte, provenienti da Alife, Procida, Sorrento, Marano, Fratta o nell’entroterra Napoletano.

Queste nutrici erano riconoscibilissime, grazie al loro tipico vestiario e l’immancabile “Pettinessa” con le palline, un segno distintivo per mantenere le acconciature ferme. Inoltre avevano spesso addosso delle spille, le famosespingule francesi, una vera rivoluzione per l’epoca, che servivano a congiungere i due strati di vestito, limitando così il rischio di pungersi quando l’utensile veniva poi richiuso. Era facile incontrarle in massa alla Villa Comunale, intente anche, con qualche sguardo, a farsi corteggiare dallo spasimante di turno, lontani da occhi indiscreti.

Mammazezzella: l'antenata della babysitter nasce a Napoli
Edoardo Matania – La mammazezzella in Villa Comunale

La mammazezzella: di latte o asciutta

‘A nutriccia (venivano chiamate anche così), non esitava ad allattare fino allo svezzamento i figli di molte donne che non avevano abbastanza latte, oppure che erano talmente blasonate che le era stato imposto il divieto dall’etichetta dell’aristocrazia di provvedere personalmente al nutrimento dei propri giovanissimi rampolli. Per questo motivo le nutrici che avevano il solo compito di accudire i bambini erano chiamate “balie asciutte”, mentre quelle che allattavano anche erano dette balie ‘e latte.

Oggi resiste soltanto quella che un tempo era chiamata la balia asciutta, visto che da dopo la guerra, con l’ingresso nelle case delle famiglie napoletane del latte in polvere, dell’altra figura se ne poteva anche fare a meno (e si poteva anche risparmiare così un bello stipendio). La mammazezzella è stato un lavoro che ha portato avanti intere generazioni di napoletani, senza la quale poteva risultare davvero difficile provvedere alla sopravvivenza dei neonati.

In vico Speranzella, l’artista Salvatore Iodice, dell’Associazione Miniera dei Quartieri Spagnoli, ha regalato nel 2019 ai cittadini di Napoli un’opera di street art intitolata “Mammazezzella“, per ricordare questo antico mestiere, oggi (quasi) dimenticato. L’immagine raffigura una donna che regge due bambini, intenta a dargli il latte dal seno. Non fu scelto a caso il luogo: proprio in vico Speranzella, infatti, si dice che abitò una famosissima mammazezzella.

Mammazezzella: l'antenata della babysitter nasce a Napoli
Herbert List, Napoli 1960

Bibliografia

Enrico Volpe, Storia e immagini dei più noti antichi mestieri di Napoli, Cuzzolin, Napoli, 2019

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