Via Montagna Spaccata: alle origini di una strada che è il bordo di un vulcano

Via Montagna Spaccata: alle origini di una strada che è il bordo di un vulcano

Oggi c’è il via vai di automobili che da Pianura vuole raggiungere Pozzuoli, ma quello che in pochi sanno è che via Montagna Spaccata fu resa praticabile già in epoca Romana. Furono loro, infatti, i primi a intuire l’importanza di tagliare una collina, sì avete capito bene, per raggiungere le zone flegree più velocemente.

In effetti la strada ha un’origine ben più antica: chi percorre via Montagna Spaccata, sta camminando letteralmente sul bordo di uno dei vulcani dei Campi Flegrei, sul fianco del monte Gauro. Questo cratere si era conservato soltanto per metà, quando eruttò tra i 10.500 e gli 8.000 anni fa.

Via Montagna Spaccata: una strada per raggiungere Roma

La storia di via Montagna Spaccata ha inizio alle origini dell’Impero Romano. Pensate un po’, questa strada ha più di duemila anni! Roma si stava espandendo e la Campania era un pozzo di ricchezze per i progetti di espansione. Ruolo fondamentale lo ebbe il porto di Pozzuoli, uno degli snodi commerciali più importanti dell’epoca, perché lì approdavano le imbarcazioni che trasportavano merci provenienti da tutto il Mediterraneo.

C’era bisogno dunque di trovare un modo per trasportare i prodotti e le ricchezze che arrivavano sulle coste della Campania Felix fino a Roma. Ecco che fu edificata così la celebre via Antica Consolare Campana, oggi semplicemente via Campana, lunga ben 21 chilometri, che partiva all’incirca all’altezza dell’Anfiteatro Flavio di Pozzuoli e, passando attraverso i territori di Quarto, Marano, Qualiano, Giugliano ed Aversa, giungeva alla via Appia, che conduceva direttamente alla Città Eterna. All’altezza del quarto miglio, tuttavia, si imbeccava una collina, facente parte di una delle bocche vulcaniche dei Campi Flegrei, e che interrompeva inesorabilmente il percorso.

Un ostacolo forse per molti, ma non per i Romani, che decisero di “spaccare” questa collina, in modo da facilitare il passaggio delle truppe e dei commercianti. Fu per via di questa opera architettonica che si decise di dare il nome di Montagna Spaccata.

Questo lavoro incredibile permise una veloce percorrenza, andando a modificare non solo il volto della zona, ma in questo modo anche le abitudini dei cittadini, che poterono così contare su questa strada per raggiungere le terre coltivabili. Sono tutt’ora sotto gli occhi di tutti i blocchetti di tufo, messi lì per impedire il crollo delle pareti, e al di sotto della strada è presente il vecchio itinerario ancora in basoli. Via Montagna Spaccata resistette anche al terremoto del 1980, dimostrando che, a livello architettonico e ingegneristico, i Romani la sapevano davvero lunga.

Bibliografia

Gino Doria, Le strade di Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1979, Milano

Romualdo Marrone, Le Strade di Napoli, Newton and Compton Editore, 2007, Roma

Luigi Argiulo, I Vicoli di Napoli, Newton and Compton, 2004, Roma

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