"Cafone" a chi? Storia, etimologia e fake news

“Cafone” a chi? Storia, etimologia e fake news

Di certo c’è solo la morte, è vero, ma lo è altrettanto affermare che il termine cafone proviene dai dialetti meridionali, da quel Sud Italia che ha donato ai posteri i celebri “Placiti Campani”, il primo documento scritto in volgare. Ma tornando a noi, questa parola si è estesa al resto d’Italia soltanto dopo l’Unità ed il suo significato originario era quello di “contadino”.

Ne è una prova una pagina del romanzo del 1933 Fontamara di Ignazio Silone, ambientato nella Marsica abruzzese, dov’è descritta la piramide sociale che vede proprio i cafoni, ovvero i contadini, all’ultimissimo gradino. Il radicamento della parola cafone nei dialetti del Sud è comprovato, tra l’altro, anche da alcune locuzioni quotidiane come, per quanto riguarda la Campania, c’è il celeberrimo pane cafone.

Comunque sia, il passaggio semantico di cafone da contadino a “persona molto zotica e maleducata” è documentato a partire dal Settecento in napoletano e in siciliano. La sua origine, però, è ancora al centro di svariati dibattiti e, a volte, sono state proposte svariate (e talvolta fantasiose) etimologie, che converrà esaminare criticamente in modo tale di individuare alla fine quella più probabile.

"Cafone" a chi? Storia, etimologia e fake news
Un contadino “cafone” proveniente da Padula

Le fake news: dalle funi all’origine greca

I cafoni con la fune

Impossibile non iniziare il nostro discorso dalla storiella più diffusa, quella più romantica, ma anche quella meno veritiera. Cafone starebbe ad indicare “quelli con la fune” (va notato che, secondo questa spiegazione, la forma originaria dovrebbe essere il maschile plurale cafùne).

A difesa di questa teoria c’è la credenza che quando nel 1400 nei comuni del frusinate o della Pianura campana arrivavano gli abitanti dei villaggi montani delle zone adiacenti, questi erano o legati tra loro per non perdersi, o portavano delle funi arrotolate intorno alla spalla o alla vita, per acquistare il bestiame nelle fiere. Costoro sarebbero stati identificati dai cittadini locali come quelli co’ ’a fune.

Il cafone e i traslochi

C’era un tempo in cui, quando le nobili famiglie napoletane dovevano traslocare, chiamavano “chill co’ ’a fune”, ovvero la ditta di trasloco. Anticamente non esistevano elevatori, compensatori o piattaforme aeree: i traslocatori utilizzavano funi e corde per spostare l’arredamento di un appartamento, poi sempre “ca’ fune” (con la corda) assicuravano il tutto ai carri. La tradizione vorrebbe che questi lavoratori non godessero di una particolare scolarità e, quindi, “chill ca’ fune” si sarebbe poi trasformato in “chill cafune” e in italiano corrente “quei cafoni”.

Origini greche

Ma la parola cafone potrebbe risultare così affascinante e suggestiva, come spesso accade con le etimologie, per così dire, “esotiche”, le quali sembrano quasi conferire una antica nobiltà alle parole della nostra lingua o del nostro dialetto, da trovare delle radici abbastanza opinabili anche nell’antica Grecia.

Kακόφωνος “colui che parla male”, e σκαφεύς “zappatore”, sono due termini estremamente rari ed è per questo che la probabilità di un prestito dalla vicina Grecia, sembrerebbe abbastanza improbabile.

Il centurione e il cavallo

Un’altra tesi circolante nel mondo del web vede come più probabile una derivazione dal latino cabōnem “cavallo castrato” oppure dal nome di un centurione romano di nome Cafo. In realtà la prima ipotesi fu proposta da Giacomo Devoto che, nel suo Avviamento alla etimologia italiana, ritenne cafone una “forma dialettale osca corrispondente al latino cabo,-ōnis “cavallo castrato”. Per quanto sia stata formulata da un linguista del calibro di Devoto, questa teoria non ha mai trovato il consenso degli studiosi, anzi va detto che lascia non pochi dubbi, a cominciare dal fatto che il passaggio semantico da “cavallo castrato” a “contadino” non è così immediato.

Per quanto riguarda la seconda, il latino Cafo, (nome di un centurione seguace di Marco Antonio e da costui gratificato di terre nell’agro campano) sembrerebbe solo una mera coincidenza. Come se non bastasse, quest’ipotesi non è nemmeno sorretta da una soddisfacente spiegazione di tipo semantico: ammesso pure che il nome del centurione fosse divenuto sinonimo di “rozzo, zotico”, quest’accezione è, a tutti gli effetti, cronologicamente successiva.

Il cafone: la scoperta

Era l’inizio del Novecento quando il glottologo Carlo Salvioni individuò un’etimologia pienamente soddisfacente dal punto di vista storico, semantico e fonetico. L’accademico, difensore dell’italianità della Svizzera italiana, riconobbe nel termine italiano meridionale cafone un derivato del latino cavare (scavare), ovvero “rivoltare la terra”, con aggiunta del suffisso -one (che solitamente indica una abitudine o un eccesso nel fare l’azione espressa dal verbo, come in chiacchierone, imbroglione, mangione, sgobbone).

Secondo Salvioni, cafone starebbe a significare “colui che scava, che zappa la terra”, vale a dire ‘contadino’. Per la fonetica, il passaggio di -v- a -f- è in realtà un fenomeno frequente nell’Italia meridionale, proprio là dove il termine ha avuto la sua origine.

Bibliografia

Giacomo Devoto, Avviamento alla etimologia italiana, Firenze, Le Monnier, 1966

Alfredo Panzini, Dizionario moderno delle parole che non si trovano nei dizionari comuni, con un proemio di Alfredo Schiaffini e con un’appendice di ottomila voci nuovamente compilata da Bruno Migliorini, Milano, Hoepli, 1959

Alberto Zamboni, recensione a Manlio Cortelazzo-Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, vol. I (A-C), Bologna, Zanichelli, 1979

https://accademiadellacrusca.it

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