Ester Bijou, la sciantosa regina del Salone Margherita suicida per amore

Ester Bijou, la sciantosa regina del Salone Margherita suicida per amore

Ester Bijou ai più non dirà nulla, oggi. Eppure all’inizio del secolo scorso non c’era anima pia che non conoscesse questo nome. Giovanna Santagata (questo il vero nome) passò alle cronache per il suo talento, la sua bellezza e poi, per la sua tragica morte. Nata a Capua, in provincia di Caserta il 19 luglio 1883, biondissima e con due occhi di colore azzurro intenso, la sciantosa fu definita, fin dall’inizio della sua carriera, il “Diavoletto biondo” per la sua capacità di scatenarsi sul palcoscenico e di coinvolgere e far scatenare il pubblico in sala.

Ester debuttò giovanissima nel mondo del varietà, insieme ai duettisti Trombetta e Mimì Albin. Doveva essere una sciantosa diversa dalle altre, tanto che “l’Eldorado” (un mensile di teatro e musica), le dedicò addirittura la copertina, con un ricco quanto interessante articolo:

Quando abbiamo notato, due o tre anni fa, quest’artista, ne abbiamo immediatamente intuito la prontezza di spirito che l’avrebbe portata ad un rapido successo che in poco tempo la rende, ora, una tra le “ètoiles” più famose del nostro campo artistico. Esterina Bijou di Capua presenta un repertorio piacevole con voce suggestiva (se non forte e bella) e con verve che sa tutto dello schioppettio parigino. Al nostro Salone Margherita è da più di un mese il numero che interessa a preferenza degli altri, e che riceve gli applausi sinceri e compatti, forse come nessun altro numero del programma“.

Ester Bijou, la sciantosa regina del Salone Margherita suicida per amore
Una rara immagine di Ester Bijou

La sciantosa: le origini

Amori folli, amanti, passioni travolgenti, colpi di pistola e tragedie, patrimoni in fumo e suicidi. Venivano considerate donne di lussuria le sciantose, ma che, in pochi ricordano, il 6 settembre 1860, a seguito dell’ingresso di Garibaldi a Napoli, in centinaia si diressero verso il carcere della Vicaria reclamando la liberazione dei loro protettori ed urlando slogan garibaldini.

Queste donne portavano addosso un giubbetto rosso e una serie di sottane, l’abbigliamento tipico delle canzonettiste. Dopo un anno a via Toledo aprì magicamente il primo café-chantant napoletano. Qui si esibirono anche le prime canzonettiste, cantanti dalla tecnica approssimata ma piene di fascino, molte delle quali parteciparono alla protesta dell’anno precedente. Erano praticamente le prime sciantose, tutte vestite di rosso e che Roberto De Simone descriveva come Sciantose Garibaldine.

Ester Bijou: dalla gloria alla tragedia

Tornando alla protagonista della nostra storia, il diavoletto biondo fu davvero un talento fuori dal comune: dal palcoscenico del Teatro Eden (un caffè concerto, con pochi tavoli e una piccola platea aperto a Napoli nel 1894) a quello del Salone Margherita, riuscì ad eseguire addirittura il cosiddetto numero di centro, prerogativa, fina a quel momento, soltanto delle sciantose straniere.

E’ il 1906 l’anno del vero successo. Ester Bijou, forte dei suoi ammiratori in tutto il mondo, lascia il Salone per approdare nei più prestigiosi salotti e Café Chantant di Parigi e di Malta, diventando così la prima donna italiana a raggiungere questi orizzonti, presidi delle sole sciantose francesi, ungheresi e spagnole. Le richieste per averla, negli anni tra il 1905 ed il 1910, erano così tante, che spesso la sciantosa capuana le rimandava o, addirittura, non si presentava direttamente.

Nell’agosto del 1907, in occasione di un suo concerto sull’isola di Malta al Café du Commerce, il Cavalier Vincenzi, proprietario del Salone, si vide costretto ad aumentare il prezzo del biglietto, per contenere il numero dei prenotati. Ma, grande sorpresa, accadde l’impensabile: nonostante l’astuto escamotage, Vincezi si trovò il suo locale zeppo di pubblico, così eccitato e rumoroso da mettere in pericolo l’arredamento del Café.

Si dice che la sciantosa fosse molto vanitosa, sempre alla ricerca di gioielli preziosi, corteggiatori e del lusso in generale, spendendo la maggior parte dei suoi guadagni in abiti, costumi di scena, quadri di valore e arredamenti d’epoca. Fu molto amata e nello stesso tempo molto odiata e, nonostante il suo carattere vivace, ricevette molti attacchi soprattutto dalle sue colleghe invidiose e dai giornalisti respinti.

Il 4 luglio del 1912, a soli 29 anni e con una carriera invidiabile alle spalle, dopo uno spettacolo teatrale al Salone Margherita, fu ritrovata senza vita in un albergo di Napoli, con un colpo di rivoltella al cuore. Le cronache dell’epoca raccontarono che la tragedia avvenne a causa dell’abbandono del suo amante, il Principe di Fondi, un elegante e aristocratico giovane napoletano, ma un velo di sano dubbio giornalistico sarebbe d’obbligo. In effetti la Bijou era accerchiata da amici e nemici, ammiratori e stalker, veri amori e mostri. La verità non la sapremo mai, ma il fascino dietro la sua scomparsa è sicuramente ammaliante. Proprio come la nostra bella sciantosa.

Bibliografia

Andrea Jelardi, Strade, personaggi e storie di Napoli, da Posillipo a Toledo, Alfredo Guida Editore, Napoli, 2007

Vittorio Paliotti, Storia della canzone napoletana, Newton And Compton, Roma, 2004

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