Emilio Schuberth, il padre della moda moderna: storia dello stilista delle dive

Emilio Schuberth, il padre della moda moderna: storia dello stilista delle dive

Napoli sta alla moda come le stelle stanno nel cielo. Era una vera e propria star Emilio Federico Schuberth, che ha reinventato il concetto di moda, a partire dalla figura dello stilista: fino a quei tempi, infatti, il sarto viveva all’ombra delle modelle. Siamo nel 1904 e nel quartiere Vicaria nasce Emilio Federico Schuberth, figlio del nobile austro-ungherese Gotthelf e di Fortuna Vittozzi. Nel dopoguerra si trasferì a Roma, cominciò un periodo di apprendistato nella sartoria Montorsi, dove dimostra una spiccata dimestichezza nel combinare la seta ai merletti per il settore biancheria. Il primo negozio fu di cappelli, aperto a via Frattina, ma immediatamente arrivò il successo, che lo convinse ad aprirne un secondo a via XX Settembre.

Fu grazie a un viaggio ad Hollywood, accompagnando le attrici Alida Valli e Valentina Cortese che iniziò a farsi un nome tra le star del cinema americano, anche se è in Italia che raggiungerà le più grandi soddisfazioni. L’incontro con la contessa Ratti, nipote di Papa Pio XI, fu fatale: fu lei a incoraggiarlo a realizzare modelli per abiti femminili. Maestro di Laura Biagiotti, Renato Balestra e di un certo Valentino, Emilio Federico Schuberth oggi non è ricordato abbastanza, essendo stato un protagonista assoluto dell’italianità in tutto il mondo.

Emilio Schuberth, il padre della moda moderna: storia dello stilista delle dive
Emilio Federico Schuberth

Schuberth: gossip, re e principesse

Su di lui se ne sono dette di tutti i colori. Effemminato, gay non dichiarato, di bassa statura, accompagnato sempre da modelle, vestito con pellicce e truccandosi col fondotinta, con il vezzo di indossare numerosi gioielli (celebre quello di diamanti a forma di serpente che si attorcigliava sul suo dito), i giornali facevano a gara per come prendersene gioco, ma lo stilista rispose sempre con auto ironia e con il sorriso sulle labbra.

Fu però con Schuberth che la stampa si avvicinò maggiormente al mondo della moda, visto il viavai di star che si affacciavano ai suoi atelier: da Rita Hayworth a Ingrid Bergman, da Bette Davis a Brigitte Bardot, fino a Sophia Loren, Anna Magnani e Gina Lollobrigida (per la quale disegnò i vestiti dei film Pane amore e libertàLa provincialeLa romana ). Schuberth comprese come mescolare la sartoria napoletana con la moda dell’epoca, diventando un punto di riferimento per la ricerca del lusso.

In poco tempo il negozio di via XX Settembre divenne meta fissa degli itinerari nella capitale di regine e di attrici del cinema e del teatro, di signore dell’aristocrazia e della politica provenienti da tutto il mondo: fu infatti soprannominato “la quinta basilica di Roma”. Il suo stile singolare presentava una donna classica e ricercata, che amava i tessuti lussuosi e le sapienti combinazioni dei materiali. Busto sottile e spalle importanti, i suoi abiti, sintesi di fasti ottocenteschi e hollywoodiani: motivo dell’appellativo che gli venne definito “sarto delle dive“.

Chiunque desiderava sposarsi con un abito di Schuberth, anche la principessa Maria Pia di Savoia, figlia maggiore di Umberto II e di Maria José, per la quale lo stilista realizzò tre modelli e partecipò ai preparativi dell’evento. Furono clienti fissi anche i reali d’Inghilterra e la regina Sharifa Dina che, qualche settimana prima delle nozze con il sovrano di Giordania Hussein nell’aprile 1955, scelse i modelli dei suoi vestiti nell’atelier di Schuberth. Il re Farouk I d’Egitto lo chiamò per vestire l’intero harem di mogli e amanti, anche se fu soprattutto con Soraya Esfandiary-Bakhtiari, moglie dello scià dell’Iran Mohammad Reza Pahlavi, che iniziò a farsi conoscere nelle cronache di tutto il mondo.

Stanca di ordinare continuamente gli abiti tramite telegrafo, per via della fuga a Roma dopo il tentato golpe di Mossadeq del 1953, la principessa Soraya scappò di fretta e furia da Teheran con il solo vestito che aveva indosso. Giunta nella capitale, il 18 agosto si recò presso l’atelier di Schuberth e, in quattro ore, le furono preparati cinque abiti. Non appena la situazione in Iran si stabilizzò, Soraya tornò in atelier e ordinò un intero guardaroba che portò con sé a Teheran.

Emilio Schuberth, il padre della moda moderna: storia dello stilista delle dive
Emilio Federico Schuberth

Schuberth, artista poliedrico: il profumo e la bambola Jenni

Incredibile ma vero, Emilio Federico Schuberth fu tra i promotori della prima sfilata di moda italiana, organizzata per volere del conte Giorgini a Firenze nel 1951. A villa Torrigiani debuttò così la prima sfilata di First Italian High Fashion Show, evento speciale per compratori internazionali e stampa statunitense, che riscosse un successo straordinario. Nello stesso anno gli storici grandi magazzini Bergdorf Goodman di New York acquistarono dieci abiti firmati Schuberth, accanto alle collezioni francesi Dior, Balmain, Lanvin, Balenciaga, Schiaparelli.

Nel 1958, durante un party, creò la famosissima “bambola Jenny”, disegnandone l’intero guardaroba. Poco dopo dimostrò il suo talento anche nel campo dei profumi, presentando Schu Schu, che ricordava un vezzeggiativo molto in voga tra gli omosessuali dell’epoca. Presente spesso nei programmi televisivi come La via del Successo, Aria Condizionata, il Carosello e Il Musichiere, fu celebre la sua apparizione nel programma Album personale di Elena Giusti, dove in pochi minuti realizzò un abito per la diva.

Si spense a Roma nel 1972, dopo un collasso cardiocircolatorio. Le figlie, Annalise e Gretel, donarono l’intero archivio del padre all’Università di Parma.

Bibliografia

Andrea Jelardi, Strade, personaggi e storie di Napoli, da Posillipo a Toledo, Alfredo Guida EditoreNapoli, 2007

M. G. Muzzarelli, G. Riello, E. Tosi Brandi, Moda. Storia e storie, Mondadori Bruno, 2010

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