Via Scarlatti: dai primi negozi ai terribili crolli degli anni '70

Via Scarlatti: un “ponte per Posillipo” voluto dal Risanamento

Via Scarlatti è certamente il cuore pulsante del Vomero, con le sue vetrine colorate e il viavai (costante) di così tanta gente che piazza Duomo a Milano sembra il deserto del Sahara. In realtà il suo aspetto attuale si deve a una proposta degli anni Novanta da parte del Comune di Napoli che non fu accolta bene dai negozianti. Sembrerà strano, ma la decisione fu al centro di tantissime polemiche e proteste da parte degli esercenti, i quali scesero in piazza pronti a dare battaglia.

In effetti tale iniziativa può essere vista come una delle prime battaglie di ambito green vinte dagli ecologisti. Contro ogni aspettativa la strada iniziò a respirare una nuova aria e i risultati furono talmente al di sopra delle previsioni che anche i proprietari dei negozi e i condomini delle traverse limitrofe si accodarono. Così, negli anni Duemila, anche via Alvino e via Merliani, nelle parti che intersecano via Scarlatti, divennero pedonali. Infine toccò a via Luca Giordano, in cui si vietò l’accesso alle automobili e ai motorini a partire dalla fine del 2008.

Via Scarlatti: un "ponte per Posillipo" voluto dal Risanamento
Via Scarlatti

Via Scarlatti e la nascita del Vomero

Per parlare della storia di via Scarlatti non si può non partire dal panorama di cui godevano i certosini e chi abitava tra le mura del Castel Sant’Elmo, prima delle grandi speculazioni di inizio Novecento e successivamente alla seconda guerra mondiale. Se via Francesco Cilea venne descritta come “la via del Sole“, perché risultava essere una distesa verde sulla quale battevano i raggi solari, l’attuale via Scarlatti doveva avere certamente un aspetto molto simile.

Tutta la zona non fu mai presa così tanto in considerazione come quando, nel 1897, con i nuovi disegni del Risanamento, questa strada doveva servire ad accompagnare chi aveva bisogno di attraversare l’area per arrivare nelle zone di Chiaia, Posillipo, Fuorigrotta e Soccavo. Fu la Banca Tiberina a supportare i lavori, la quale, verso la fine degli anni Quaranta, per superare il fortissimo dislivello tra via Scarlatti e via Cilea, edificò un ponte e una rampa, abbattendo Villa Doria e Villa De Marinis in un solo colpo.

Il boom di quello che oggi è a tutti gli effetti il cuore pulsante del quartiere Vomero ci fu soltanto negli anni Novanta. Prima di allora la strada era “meramente” di passaggio, con gli edifici dell’inizio del secolo scorso, che ricordano ancora oggi quella tranquillità che un tempo (incredibilmente) era possibile vivere 24 ore su 24. Uno di questi crollò negli anni ’70 e oggi è famoso per via di una nota catena di vestiti che da anni impone il suo nome sull’insegna luccicante. Eppure lì c’era un antico palazzo nobiliare, che non aveva nulla a che vedere con le sembianze dell’edificio moderno.

Via Scarlatti: un "ponte per Posillipo" voluto dal Risanamento
Il palazzo che ha preso il posto dell’edificio crollato negli anni ’70

Con il progetto della nascita di un quartiere dedicato agli artisti (37 per la precisione, tra musicisti, pittori, architetti e scultori), a partire dall’omonima piazza, via Scarlatti assunse questo nome proprio per omaggiare il grande compositore palermitano, non ricordato abbastanza. Ironia della sorte, proprio questa diventerà, nel corso degli anni, la strada più frequentata del quartiere collinare.

Via Scarlatti: un "ponte per Posillipo" voluto dal Risanamento

I negozi storici

Chi aveva modo di passare per l’antica via Scarlatti all’inizio del Novecento, non poteva non far caso al glorioso cinema Ideal, voluto fortemente dal cavalier Donnorso, dove oggi c’è il negozio di Zara. Sembrerà strano, ma fino agli anni Trenta in via Scarlatti coabitavano una trentina di negozi, ma soltanto due erano dedicati all’abbigliamento: c’era una cappelleria e una rivendita di tessuti. Al numero 201 esisteva il Commissariato di Polizia Vomero Arenella e al 110 la scuola femminile Anita Garibaldi. C’erano dei platani e pochissimi lampioni che illuminavano la via, di notte praticamente oscura.

Al “Corso principale Alessandro Scarlatti“, sabato 26 luglio 1913 aprì la Bavaria Vomero, che a sole due lire offriva un lauto pasto con vino annesso. Al numero 104 c’era Daniele, uno dei coloniali più celebri della zona, mentre scendendo la via, all’inizio sulla sinistra il primo negozio era la salumeria Tapperi. Al numero 97 Ruocco vendeva le scarpe, poi c’era la cartoleria Basile e ai 101 e 103 c’era Giugliano, che per alcuni decenni venderà i migliori elettrodomestici della zona.

Via Scarlatti: un "ponte per Posillipo" voluto dal Risanamento

Piccola curiosità

Quando negli anni ’90 fu presa la decisione di rendere la strada pedonale, i commercianti avevano paura che le loro vendite potevano sfumare. Ci furono manifestazioni, proteste, lettere ad assessori e consiglieri: la pedonalizzazione avrebbe portato soltanto delle grosse perdite. Alla fine ad avere la meglio furono coloro che si battevano per liberare la via dalla presenza delle auto e dei motorini e i negozianti si dovettero arrendere: le vendite triplicarono e in un batter d’occhio anche i proprietari delle attività limitrofe, in via Merliani e in via Alvino, si “sacrificarono”, concedendosi alla pedonalizzazione dei tratti che intersecano via Scarlatti.

Via Scarlatti: un "ponte per Posillipo" voluto dal Risanamento
Una traversa di via Scarlatti, via Merliani

Bibliografia

Gino Doria, Le strade di Napoli, Riccardo Ricciardi Editore, 1979, Milano

Romualdo Marrone, Le Strade di Napoli, Newton and Compton Editore, 2007, Roma

Antonio La Gala, Vomero Storia e Storie, Guida, Napoli, 2004

2 comments
  1. Ma il crollo “degli anni settanta” non riguardò il palazzo di fronte? quello dove ora sta Coin, dico. Non quello in cui stava già all’epoca Upim ed ora sta Benetton (come da foto sopra pubblicata).

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