Quando Giacomo Casanova stava per essere ucciso a Mergellina

Quando Giacomo Casanova stava per essere ucciso a Mergellina

Di lui si è raccontato di tutto. Giacomo Casanova è stato il più grande playboy che la storia italiana ricordi, un personaggio mitico e fantastico, che ha visto la sua fortuna attraverso le leggende che aleggiavano sulla sua figura.

Bello, romantico e dalle buone maniere, l’avventuriero, scrittore, poeta, alchimista, esoterista e diplomatico veneziano giunse più volte a Napoli, cinque per l’esattezza, e leggenda vuole che proprio all’ombra del Vesuvio avvenne l’episodio che cambiò la vita di Casanova per sempre. Qui, infatti, venne a sapere di aver avuto una relazione “carnale” con sua figlia Leonilda, a seguito di un rapporto avvenuto tempo prima con una certa Lucrezia, moglie dell’avvocato Castelli.

Ma non è di questo che parleremo in questa sede. Casanova a Napoli si divertì molto, apprezzò la bella vita che si conduceva a corte e si fece conoscere anche nel luoghi più malfamati. Nella ex capitale del Regno delle Due Sicilie incontrò la famiglia Goudar, proprietari di una sala di gioco d’azzardo e lo stesso Casanova collaborò con loro. Non mancano tanti episodi cui giocò e, secondo i casi, vinse, perse e litigò coi partecipanti.

Quando Giacomo Casanova stava per essere ucciso a Mergellina
Un ritratto di Giacomo Casanova

Casanova a Napoli per la prima volta

Giacomo Casanova mise per la prima volta piede a Napoli nel 1743, quando cioè aveva appena diciotto anni, ma ne aveva già combinate di tutti i colori. La sua prima vittima in città fu un tal Antonio Casanova, napoletanissimo e del tutto casualmente omonimo del giovane avventuriero. Giacomo Casanova disegnò un cervellotico quanto assurdo albero genealogico e convinse l’omonimo di essere suo cugino.

L’ingenuo Antonio Casanova, entusiasmatosi, presentò Giacomo a sua moglie, a sua figlia e a sua nipote e il risultato fu che tutte le donne “si prestarono” al veneziano. Prima che la triplice tresca potesse esser scoperta, Casanova lasciò Napoli in direzione Roma. E fu appunto lungo il viaggio che ebbe altre avventure erotiche con le donne campane.

L’alloggio “alle Crocelle” a via Chiatamone

Ci troviamo nel 1770 e in via Chiatamone si ergeva la Regia Casina del Chiatamone, di proprietà di Michele Imperiale, principe di Francavilla, che la rese famosa organizzandovi feste per nobili libertini, frequentate, per intenderci, da personaggi come Giacomo Casanova (che vi dimorò per circa tre mesi) e Sara Goudar. Con l’aiuto del marito Pierre Ange, la donna diede vita a una vera e propria bisca clandestina, che diventò in poco tempo la meta più in voga degli aristocratici di tutto il mondo.

Di fronte, al numero 32, secondo le antiche guide c’era l’albergo delle Crocelle, dove James Fenimore Cooper, autore de “L’ultimo dei Mohicani”, vi alloggerà nel 1829. Abitò qui per tre mesi circa, in occasione dell’ultimo soggiorno, anche il nostro Casanova:

“Andammo ad alloggiare alle Crocielles a Chioggia o a Chiaja, come dicono i napoletani. Mi stabili alle Crocielles perché, venendovi ad alloggiare tutti gli stranieri ricchi, potevo con facilità fare amicizia con chiunque e procurar loro il piacere di andare a perdere il proprio denaro dalla bella Goudar…”.

Giacomo Casanova, Storia della mia vita

In questo luogo Casanova conosce anche sir William Hamilton: “…. era un uomo di genio, tuttavia ha finito per sposarsi ad una giovinetta… sette anni fa sono stato prossimo a commettere questa sciocchezza e bene fu a non portarla a termine”.

Il litigio e il duello col conte Medini

Proprio nella zona compresa tra l’attuale via Mergellina e via Orazio va collocato il duello svoltosi nel 1770 tra due ospiti dell’albergo delle Crocelle, il conte veneto Tommaso Medini (“un truffatore di mestiere che pare fosse anche davvero poeta in tempo avanzato“) e Giacomo Casanova. Si trovavano sul balcone dell’albergo di via Chiatamone:Sorbiva il caffè sul balcone che affacciava sul mare, quando lo avvicinai di lato, tenendo in mano la mia tazza, e non potendo essere ascoltato da nessuno, gli dissi che ero stanco di subire scostumatezze“.

“…uscii, andando a passi lenti lungo Posillipo. Subito lo vidi seguirmi da lontano… avevamo ciascuno una spada al fianco. In fondo alla spiaggia, voltai a destra e, non appena fui in piena risolvere la nostra campagna, in un luogo dove potevamo questione senza ostacoli, mi fermai… le nostre lame si trovarono impegolate nelle nostre maniche, ma con la differenza che io non avevo di trafitto che il vestito, mentre la mia spada gli aveva attraversato il braccio… mi disse allora, schiumando di questa volta, ma che rabbia, che avevo vinto per sperava che gli concedessi la rivincita… rientrai alle Crocielles come se non fosse accaduto niente”.

Giacomo Casanova, Storia della mia vita

I viaggi a Napoli si conclusero così, o almeno questo è ciò che sappiamo. Casanova era uno a cui piaceva pavoneggiare e i suoi scritti lasciano sempre perplessi il lettore sulla veridicità delle vicende raccontate.

Casanova descrisse Napoli come un luogo dove ottenne tanta felicità, soprattutto in termini di guadagni economici. Nella sua autobiografia ci sono alcuni riferimenti dove si intende perfettamente la sua volontà di voler trascorrere i suoi ultimi giorni di vita in alcune città e tra queste cita proprio Napoli. Il rubacuori veneziano morirà a Duchov, in Repubblica Ceca, nel 1798.

Bibliografia

Carlo Raso, Golfo di Napoli Guida Letteraria da Cuma a Sorrento in 43 itinerari, Franco Di Mauro Editore, 2007, Napoli

B.Croce, Aneddoti e profili Settecenteschi, Remo Sandron, Napoli, 1914

Giacomo Casanova, Storia della mia vita, 1° Edizione digitale, 2015

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