Maddalena Ventura, la donna barbuta immortalata da Spagnoletto

di Francesco Li Volti

Alle orecchie della maggior parte delle persone il nome di Maddalena Ventura non farà venire nulla in mente. Eppure di questa donna se ne parlò per secoli. Nata nella Regione che al tempo veniva definita “Degli Abruzzi”, precisamente ad Accumoli, in provincia di Rieti, oggi nel Lazio, durante una gravidanza, all’età di 37 anni, cominciò a crescerle la barba, e a 52 anni, nel 1631, si trasferì a Napoli chiamata dal viceré, incuriosito anch’egli da questa storia assurda. Di lei ne abbiamo conoscenza grazie al dipinto che la immortalò per sempre, ad opera di Jusepe de Ribera, detto Spagnoletto, pittore spagnolo attivo a Napoli nella prima metà del 1600.

Realizzato nel 1631 per desiderio del viceré Fernando Enriquez d’Afán de Ribera y Enríquez, duca di Alcalá, il quadro è un olio su tela (196×127 cm) ed è conservato presso il Museo del Prado di Madrid.

Maddalena Ventura, la donna barbuta immortalata da Spagnoletto
Maddalena Ventura, la donna barbuta

L’incredibile vita di Maddalena Ventura, la donna barbuta

Diciamoci la verità e non raccontiamoci fesserie. Nessuno oserebbe immaginare che la persona con in braccio un bambino sia una donna. Ma siamo nel Seicento, epoca in cui la curiosità degli eventi insoliti e mirabili si coniugava con un modo di dipingere nuovo, il cui iniziatore fu Caravaggio.

Sposata con un certo Felice de Amici, Maddalena Ventura era madre di tre figli e, all’età di 37 anni, iniziarono a manifestarsi i primi sintomi dell’irsutismo e di quella che oggi è conosciuta come “iperplasia surrenalica“, una patologia congenita che provoca l’ingrossamento e l’alterato funzionamento delle ghiandole surrenali a causa di una carenza enzimatica, nota come Sindrome Adrenogenitale. Tra i suoi effetti ci sono l’assunzione di un aspetto mascolino con folta barba e folta peluria sul corpo, una voce profonda ed un’estesa calvizie che si manifestarono tardivamente.

C’è da dire che non sono molte le documentazioni circa la vita di questa donna. Quel che fa riflettere davvero è che, anche se ci troviamo nel Seicento, non sembrerebbero presenti azioni di violenza nei confronti della famiglia di Maddalena, segno di una mentalità abbastanza evoluta già all’epoca. All’apice della sua fama donna Maddalena veniva chiamata “Magdalena Ventura la napoletana” o “Magdalena Ventura de los Abruzos” e dalle cronache dell’epoca sappiamo che venne descritta come “il grande miracolo della natura”.

Il quadro di Spagnoletto

L’opera rientra a tutti gli effetti nel filone dei quadri di arte profana in cui si addentrò l’autore a un certo punto della sua vita e per la rarità del soggetto raffigurato, il dipinto è uno dei più insoliti nella pittura europea del Seicento. Oltre a Maddalena Ventura, esiste il ritratto di Antonietta Gonsalvus di Lavina Fontana, uno degli altri pochissimi dipinti che raffigurano una cosiddetta “donna barbuta”.

Maddalena Ventura, la donna barbuta immortalata da Spagnoletto
Ritratto di Antonietta Gonsalvus, Lavinia Fontana, 1583

Tornando alla nostra Maddalena Ventura, Fernando Enriquez d’Afán de Ribera y Enríquez, duca di Alcalá, viceré di Napoli, capitano generale del Regno di Sicilia e governatore di Milano, bibliofilo e grande collezionista, possedeva nelle sue stanze i ritratti di nani e giganti, oltre a dipinti di altri capricci della natura, come un toro con tre corna e, quando sentì parlare di lei attraverso le storie dei viaggiatori, la invitò presso il Palazzo Reale di Napoli.

Chiamò a corte il famoso pittore spagnolo Jusepe de Ribera, commissionandogli un ritratto di famiglia di Maddalena Ventura nell’atto di allattare. L’opera sarebbe stata esposta nella sua galleria privata “come una grande curiosità per sorprendere e sconcertare i suoi ospiti”. Prerogativa del dipinto, comunque, era il dover risaltare quasi in maniera morbosa la pelosità del petto della donna.

A confermare l’incredibile evento fu l’ambasciatore di Venezia, che l’11 febbraio 1631, durante la sua visita al palazzo vicereale, scrisse in una lettera: “Nelle stanze del Viceré stava un pittore famosissimo facendo un ritratto di una donna abruzzese maritata e madre di molti figli, la quale ha la faccia totalmente virile, ed il petto tutto peloso, si prese gusto sua Eccellenza di farmela vedere, como cosa meravigliosa, et è tale veramente“.

La lunga epigrafe in latino, scritta su blocchi di pietra sul lato destro del quadro descrive dettagliatamente la storia di questa coppia, ripresa ed immortalata in tre anni di lavoro dal 1629 al 16 febbraio 1631:

EN MAGNUM NATURA MIRACULUM MAGDALENA VENTURA EX- OPPIDO ACUMULI APVD SAMNITES VULGO, EL ABRUZZO REGNI, NEAPOLITANI ANNURUM 52 ET QVOD INSOLENS EST CUM ANNUM 37 AGERET COEPIT PUBESCERE EOQUE BARBA DEMISSA AC PROLIXA EST VT POTIUS ALICUIUS MAGISTRI BARBAT ESSE VIVEATUR QUAM MVLIERIS QUAE TRES FILIOS ANTE AMISERIT QUOS EX VIRO SUO FELICI DE AMICI QUEM ADESSE VIDES HABUERAT.

IOSEPHUS DERIBERA HISPANVS CHRISTI CRUCE INSIGNITUS SUI TEMPORIS ALTER APELLES IUSSU FERDINANDE IJ DUCIS IIJ DE ALCALA NEAPOLI PROREGIS ADUIUUM MIRE DEPINXIT XIIIJ KALEND. MART. ANNO MDCXXXI

Un grande miracolo della natura Maddalena Ventura dalla città di Accumoli presso i Sanniti, dall’Abruzzo del Regno di Napoli, di anni 52 e ciò che è inusuale è che quando aveva 37 anni di età inizio a coprirsi di peli e a sviluppare una barba così lunga e rigogliosa che potresti vederla su un maestro barbuto piuttosto che su una donna che in precedenza ha dato tre figli a suo marito Felice de Amici, che vedi vicino a lei.

Jusepe de Ribera spagnolo insignito della Croce di Cristo nuovo Apelle del suo tempo su incarico di Ferdinando II 3° duca di Alcalà viceré di Napoli dipinse straordinariamente dal vivo 16 febbraio anno 1631

Maddalena Ventura, la donna barbuta immortalata da Spagnoletto
Maddalena Ventura con il marito e il figlio (o Donna barbuta), Jusepe de Ribera, 1631

Bibliografia

Marco Perillo, I luoghi e i racconti più strani di Napoli. Monumenti insoliti e dimenticati, vicoli e anfratti da riscoprire, un viaggio tra i segreti di una città infinita, Newton Compton Editori, Roma, 2019

Vittorio Sgarbi, Michele Ainis, La Costituzione e la bellezza, La nave di Teseo, Milano, 2017

Giorgia Mancini, Ribera. I classici dell’arte, Milano, Rizzoli /Skira 2004

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