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La fontana costruita da Enrico Caruso sulla Pedamentina di San Martino

La fontana costruita da Enrico Caruso sulla Pedamentina di San Martino

di Francesco Li Volti

In pochi, in molto pochi la notano. Eppure il nostro caro Enrico Caruso lasciò un segno della sua gioventù passata tra i vicoli di Napoli proprio sulla Pedamentina di San Martino, attraverso la costruzione di una fontana in ghisa. Infatti non tutti lo ricordano ma Caruso, dopo aver frequentato le scuole regolari, a dieci anni iniziò a lavorare col padre in una fonderia, ma sotto l’insistenza della madre si iscrisse a una scuola serale, dove scoprì di essere portato per il disegno. Da quel momento il giovane Enrico iniziò ad appassionarsi, e poi ad elaborare, progetti di fontane per l’officina dove lavorava.

Questo aspetto del tenore non è ricordato così spesso, ma è condiviso che Enrico Caruso abbia mosso i suoi primi passi all’interno della fonderia di Salvatore De Luca, all’Arenaccia, suo quartiere di origine, dove apprese le tecniche e i segreti di questo mestiere. Il padre, Marcellino, era un operaio metalmeccanico e fu lui a indirizzarlo verso questo duro lavoro.

La fontana costruita da Enrico Caruso sulla Pedamentina di San Martino
La fontana costruita da Enrico Caruso

Enrico Caruso e la sua fontana

Prima di tutto, a parlarci di questa incredibile storia non è stato uno qualunque, ma il giornalista, scrittore e critico musicale genovese Eugenio Gara, che a tal proposito scrisse: “Gli amatori di ricordi, andando a Napoli, potranno fare una passeggiata lungo quella via Pedamentina San Martino che dal Corso conduce alla spianata del convento-museo e alla fortezza di Sant’Elmo. Si fermino a mezza strada, se troveranno una fontana: il giovinetto Caruso vi s’è affaticato attorno, forse un giorno ci sarà una lapide“.

Non solo il talento per la musica, il giovane Enrico Caruso, a quanto pare, se la cavava anche nei lavori più umili. A undici anni, nel 1884, abbandonò la fonderia di Salvatore De Luca per passare in quella di Giuseppe Palmieri, fabbricante di fontane in ghisa. Fu qui che Caruso ebbe modo di sperimentare e costruire qualcosa con le sue mani. Tra le commissioni ci fu quella di fabbricare una fontana con un simbolo di un leone: la sua destinazione sarebbe stata la Pedamentina, proprio al centro dell’itinerario che conduce dal corso Vittorio Emanuele II allo spiazzale di San Martino.

Purtroppo quella indicata da Gara è stata distrutta durante i bombardamenti che colpirono Napoli nella seconda guerra mondiale, ma non tutto è perduto. Infatti, lungo vico Pedamentina San Martino, un angolo affascinante, quasi campestre, sospeso nell’aria, ce n’è una identica. La sua forma è molto semplice: un pilastrino poligonale, di stile tardo ottocentesco, con una cupola sulla testa e lo stemma col volto di un leone al centro. Essendo stata collocata contemporaneamente all’altra, è probabile che anche questa sia stata lavorata dallo stesso Enrico Caruso.

La fontana costruita da Enrico Caruso sulla Pedamentina di San Martino
La fontana di Caruso con al centro il simbolo del leone

Basterà dunque addentrarsi in questo vicolo per poter ammirare un’opera tangibile del grande Enrico Caruso, il quale riuscì a portare la nostra Napoli nel mondo.

Dopo quasi un secolo (e dopo il centenario della morte) non è stata posta ancora alcuna targa che ricorda quest’opera del grande tenore, come si augurava all’inizio del Novecento Eugenio Gara. Eppure in questo vicolo, al centro dei tornanti della Pedamentina, sembra che tutto si sia fermato a quel periodo, quando il figlio di un umile operaio metalmeccanico, oltre che lasciare un segno nella storia della musica mondiale, costruì una piccola fontana in ghisa con le sue mani, per una delle strade più belle della sua amata città.

Bibliografia

Carlo Raso, Napoli Guida Musicale Tutta la città in 34 itinerari, Franco Di Mauro Editore, Napoli, 2004

Diego Petriccione, Caruso nell’arte e nella vita, Santojanni, Napoli, 1939

Eugenio Gara, Caruso. Storia di un emigrante, Rizzoli, Milano, 1947

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