Raoul Pagnanelli (o Enigma): la drag queen napoletana scampata alla Grande Guerra

Raoul Pagnanelli (o Enigma): la drag queen napoletana scampata alla Grande Guerra

Napoli, 1916. Al Teatro Goldoni di Napoli andò in scena un varietà che comprendeva artisti del calibro di Armando Gill, Tecla Scarano e un certo Raoul Pagnanelli, sotto la voce “attrazioni diverse“. E di attrazioni diverse si parlava effettivamente. Enigma, così si faceva chiamare quando saliva sul palcoscenico, è stata la prima drag queen napoletana (e probabilmente anche italiana) poiché, all’epoca, andare a vedere al teatro un uomo vestito e truccato come una donna, era davvero qualcosa di inusuale.

L’arte di Pagnanelli era l’imitazione e, durante la sua carriera, soltanto una volta recitò per davvero, ma per interpretare Colombina nel centenario della nascita di Antonio Petito, nel 1922, mettendosi alla prova come cantante con Palummella zompa e vola. Ma la storia di questo personaggio fu molto più di quanto potrete leggere in queste righe. Classe, coraggio, ironia, umiltà, educazione e tanta napoletanità: questo fu Raoul Pagnanelli, un eroe di cui oggi si conosce decisamente troppo poco.

Raoul Pagnanelli: la prima drag queen

Raoul Pagnanelli nacque a Napoli nel 1896, ma subito si fece riconoscere per la sua bravura nell’imitare le donne. Imitatore ufficiale della divina Anna Fougez, girò l’Italia, da Palermo a Roma, fino a Napoli, dove la critica scrisse: “Mutando sesso non produce disgusto: tutt’altro, chè la voce, il gesto, l’abbigliamento, la grazia sono così muliebri da darvi la perfetta illusione di una vaga apparizione femminile!“.

La stampa, stranamente, non gli andò mai contro, ma anzi ne apprezzò immediatamente l’efficacia e la goliardia, precisando che quelle gonne e quei reggiseni erano soltanto delle trovate sceniche, e che non riflettevano assolutamente il suo orientamento sessuale. Un’attenzione decisamente più che particolare, visti i tempi più che omofobi che correvano.

Una drag queen in guerra: la prigionia

Con lo scoppio della Grande Guerra Pagnanelli nel 1917 si vide costretto ad abbracciare il fucile e fu così arruolato come soldato di fanteria. Sarà un periodo molto duro per l’artista napoletano, soprattutto dopo essere stato catturato a Caporetto, nel 1918, quando verrà condotto in un campo di concentramento tedesco, a Schwörstadt. Incredibile ma vero, anche all’interno di questo contesto Raoul Pagnanelli riuscì a praticare la sua arte, intrattenendo le truppe nemiche e inscenando il suo cavallo di battaglia, gli spettacoli di Enigma.

Una volta terminato l’inferno della prima guerra mondiale, torna a Roma e nel 1920 lo troviamo al Salone Margherita di Roma. A Napoli, al teatro Kursaal, insieme a Gennaro Pasquariello metterà in scena un nuovo spettacolo.

Raoul Pagnanelli (o Enigma): la drag queen napoletana scampata alla Grande Guerra
Prigionieri italiani dopo la disfatta di Caporetto

Il successo internazionale e “una morte misteriosa”

L’anno della consacrazione fu il 1925, esibendosi in Francia, a Parigi (dove il pubblico se ne innamorò), in Belgio, Svizzera, Olanda, Germania. Grazie alla sua esperienza riuscì a rubare i vezzi e i modi di fare delle star straniere di quei tempi: da Evelyn Dove a Fiammette Hildegarde, fino ad Aurora Castillo. Sarà da questo momento che in cartellone non sarà più catalogato tra “attrazioni diverse” ma tra “trasformisti imitatori”.

Nel 1929 si trasferì definitivamente a Parigi, facendo perdere le sue tracce. C’è chi dice che si sia suicidato per amore oppure nelle carceri naziste dopo essere stato arrestato perché vestito da donna, chi addirittura si è dilungato nel raccontare che potrebbe essere stato ucciso ad Auschwitz, accusato di essere omosessuale. Non sappiamo come finì i suoi giorni, ma quel che è certo è che durante la sua vita non smise mai di lottare per la libertà, in ogni sua bellissima forma.

Bibliografia

Antonio Sciotti, I divi della canzone comica, Arturo Bascetta Editore, Avellino, 2021

Il Mattino, Fabio Vacalebre, Enigma, la prima drag queen napoletana che (forse) morì ad Auschwitz, 28 dicembre 2021

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You May Also Like