Saverio Starita: l'editore di Giacomo Leopardi a via Capitelli 14

Saverio Starita: l’editore di Giacomo Leopardi a via Capitelli 14

Del viavai che c’è a via Capitelli, una delle strade più frequentate dai napoletani e dai turisti, l’editore e tipografo Saverio Starita avrebbe saputo approfittarsene. Al numero 14 c’era infatti la sua bottega, una delle più belle e caratteristiche della città, e proprio qui Giacomo Leopardi decise di dare alle stampe una delle sue poesie più emblematiche: Il passero solitario. Ma non solo.

A Napoli “il giovane favoloso” fece stampare anche altre opere, ma quel che più ci interessa è scoprire il rapporto che strinse col suo editore, il quale passò ingiustamente alla storia per averlo fatto andare su tutte le furie, a causa di alcune incomprensioni e degli strani ordini venuti “dall’alto”.

Saverio Starita: l'editore di Giacomo Leopardi a via Capitelli 14
Giacomo Leopardi

Saverio Starita e la sua tipografia

Via Domenico Capitelli numero 14. E’ proprio questo l’indirizzo della tipografia dell’editore Saverio Starita, a due passi da piazza del Gesù. Qui nel 1835 non era inusuale incontrare anche un gentiluomo dalla statura un po’ bassa, con un naso che certamente si faceva riconoscere e una gobba che, si vedeva, gli procurava dolori e fastidi. Sì, Giacomo Leopardi venne a sapere di un editore napoletano in grado di stampare più opere contemporaneamente, a prezzi decisamente più modici di quelli in giro. Sarà a Napoli, infatti, che l‘autore pubblicherà l‘edizione definitiva delle sue poesie.

Leopardi arrivò nella ex Capitale nel 1833, ospite di Antonio Ranieri presso Palazzo Cammarata, a vico del Pero 2, ai Quartieri Spagnoli, probabilmente per ultimare i Paralipomeni della Batracomiomachia, continuando a lavorare giorno e notte, anche se il suo stato di salute era in continuo peggioramento.

Comunque sia, a Napoli, precisamente in via Capitelli 14, furono stampati i canti del Ciclo di Aspasia (Il pensiero dominante, Amore e morte, Consalvo, A se stesso, Aspasia) nonché Il passero solitario, Sopra un basso rilievo antico sepolcrale, Sopra il ritratto di una bella donna, Palinodia al marchese Gino Capponi. Non proprio pizza e fichi, insomma.

Purtroppo soltanto due furono le opere che videro la luce, la celebre “edizione corretta, accresciuta e sola approvata dall‘autore” dei Canti, un volume di piccolo formato di 177 pagine, venduto al prezzo di 5 carlini, e il primo tomo della terza edizione delle Operette morali, che contiene i primi tredici dialoghi. In questo piccolo localino, nel cuore del Centro Storico, fu redatto anche il contratto che stipulava gli accordi tra i due, nel luglio del 1835, e dove Starita si impegnava a pubblicare in sei volumi tutte le opere del letterato recanatese . Ecco alcuni estratti:

Col presente foglio a doppio originale a termine delle Leggi civili. Il Sr. conte Giacomo Leopardi di Recanati, presentemente in Napoli, domiciliato Vico del Pero N. 2 da una parte; Ed il Sr. D. Saverio Starita di Giovanni, negoziante di libri, domiciliato Strada Quercia N. 14 dall’altra parte Convengono de’ seguenti articoli.

1. Il Sr. conte Giacomo Leopardi concede al Sr. D. Saverio Starita l’uso delle sue opere cosí stampate, come inedite, a fine che esso Starita le pubblichi colle stampe qui in Napoli.

2. Il Sr. D. Saverio Starita acquista l’uso delle dette opere per il fine indicato. Si obbliga pagare al Sr. Leopardi ducati cinque per ogni foglio da stamparsi. Si obbliga pagare sempre anticipatamente due fogli, cioè ducati dieci in contante effettivo. Si obbliga oltre a ciò, stampato ciascun volume, consegnarne ad esso Sr. Leopardi copie cinquanta, a compimento del compenso convenuto.

3. Il sesto de’ fogli da stampare, la lunghezza ed il numero di righi, la carta e tutt’altro debbono essere conformemente al manifesto qui aggiunto e firmato da amendue le parti.

4. Il Sr. conte Leopardi ha il diritto di regolare l’edizione per quanto riguarda collocamento di materie, ed ogni altra cosa che avesse influenza su di esse materie, non che la quantitá che abbia a contenere ciascun volume. Si obbliga di rivedere le pruove, innanzi che vadano in torchio, ma gli devono essere presentate corrette di ogni errore tipografico.

5. Il Sr. Starita si obbliga di non mandare in torchio alcun foglio, senza che prima il Sr. conte Leopardi non vi abbia messo la sua firma. Ed il Sr. conte Leopardi può negarsi a mettere la sua firma, quante volte il Sr. Starita trasgredisca di adempiere a qualunque degli obblighi innanzi numerati.

Saverio Starita: l'editore di Giacomo Leopardi a via Capitelli 14
Al posto dell’antica bottega oggi c’è una salumeria

Il litigio tra Leopardi e Starita

Ma non è sempre oro quel che luccica e, dopo tutto il lavoro, l’edizione di Saverio Starita non piacque affatto al poeta che non gliene mandò a dire, ma anzi, annotò: “….io sono disgustatissimo del pidocchioso libraio, il quale avendo raccolto col suo manifesto un numero di associati maggiore che non credeva, sicuro dello spaccio, ha dato la più infame edizione che ha potuto, di carta, di caratteri e di ogni cosa“.

Immaginate la scena: Giacomo Leopardi che corre disperatamente in via Capitelli per andargliene a dire due al povero editore napoletano, colpevole di aver rispettato gli ordini del re. Fu infatti opera della censura borbonica la pessima stampa criticata dal poeta: gli ufficiali entrarono presso la tipografia di Starita e, durante un controllo di routine, notarono che quel testo non li convinceva. Fu immediatamente sospesa la pubblicazione e fu soppresso quasi interamente il primo volume, contenente i Canti. Ma non solo, perché fecero di peggio, costringendo l’editore a stampare malissimo (e quasi di nascosto) la seconda opera del Leopardi.

Fu un fiasco totale, Leopardi non volle accettare le scuse di Saverio Starita e dopo due anni si spense, convinto che a Napoli le case editrici non fossero capaci di stampare dei volumi alla sua altezza.

Bibliografia

Alessio Strazzullo, I tesori nascosti di Napoli, Newton Compton Editori, Roma, 2016

Carlo Raso, Golfo di Napoli Guida Letteraria da Cuma a Sorrento in 43 itinerari, Franco Di Mauro Editore, 2007, Napoli

Giacomo Leopardi, Canti, edizione critica di Emilio Peruzzi con la riproduzione degli autografi, Milano, Rizzoli, 1981

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