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L'unica arpa costruita da Antonio Stradivari all'interno del Conservatorio di San Pietro a Majella

L’unica arpa costruita da Antonio Stradivari all’interno del Conservatorio di San Pietro a Majella

di Francesco Li Volti

Se c’è un oggetto unico al mondo quello è l’arpa custodita all’interno del Museo Storico del Conservatorio di San Pietro a Majella. Questo strumento fu costruito nel 1681 da Antonio Stradivari in persona, celebre liutaio cremonese, famoso per essere stato il più grande costruttore della storia di strumenti a corde. Stradivari non si scostò mai dalla costruzione dei violini e questo è l’unico esemplare di arpa mai fabbricata dall’artigiano.

Si tratta di uno strumento alto appena ottantaquattro centimetri, con la cassa armonica in abete e ventisette corde, e può essere considerato un modello tardo delle gloriose arpe portative diatoniche rinascimentali. Anche la decorazione merita una descrizione ad hoc: due le sirene alate scolpite nel legno dal cremonese, con precisione e arguzia, una stesa sulla parte alta dello strumento e l’altra dritta con la coda bipartita. Sulla punta, come a sorvegliare che il pubblico ascolti le meraviglie prodotte dal suo suono unico al mondo, c’è e un putto che le posa la mano sul capo. Inoltre, sul fondo, appare la scritta in caratteri maiuscoli ANT:° STRADIVARIUS/ CREMONENS.S F.j68j, la firma ineguagliabile del nostro caro Antionio Stradivari.

L'unica arpa costruita da Antonio Stradivari all'interno del Conservatorio di San Pietro a Majella
Particolare dell’arpa di Stradivari, con il putto e le due sirene alate

Il viaggio dell’arpa di Stradivari: come arriva a Napoli?

Più di 330 anni e non sentirli. La nostra arpa è una vecchietta che è riuscita a mantenere nel tempo la sua linfa giovanile e dinamica, pur essendo passata per le mani di diverse personalità. Prima di tutto, è possibile che Antonio Stradivari ultimò lo strumento a corde che oggi si trova nel capoluogo campano, mentre stava terminando il percorso di apprendistato presso la bottega di Antonio Amati, suo maestro. A quei tempi, ai giovani veniva data la possibilità di mettersi in mostra non solo realizzando le richieste dei propri insegnanti, ma anche eseguendo dei lavori ricercati da dei privati. E questo, potrebbe essere uno di quei casi.

Purtroppo non sappiamo da chi fu commissionato il singolare strumento, né chi fu il suo primo possessore. Lo storiografo cremonese vissuto tra il 1766 e il 1851 Vincenzo Lancetti ci parla per la prima volta dello strumento a corde unico nel suo genere, costruito nel 1681, di proprietà del marchese Gian Carlo Di Negro di Genova, mecenate e scopritore del talento di Paganini.

Successivamente lo strumento musicale appare all’interno delle mura di un’altra famiglia genovese, quella del marchese Massimiliano Spinola, che nel 1872 sposò Giuseppina Boschetti. La donna fin dall’inizio non comprese bene l’importanza dell’oggetto e decise quindi di donarlo alla sorella Giacomina, detta Amina, una celebre ballerina.

A lei Charles Baudelaire dedicò un sonetto, Sur les débuts d’Amina Boschetti au théâtre de la Monnaie, à Bruxelles, in seguito incluso nella raccolta I fiori del male. Dopo essere stata a lungo l’amante del principe Luigi di Borbone, fratello del re Ferdinando II delle Due Sicilie, morì a Portici a causa di attacco cardiaco. Prima, però, consegnò lo strumento di Stradivari all’amico Francesco Florimo, compagno di studi e biografo di Vincenzo Bellini nonché direttore della biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella.

Fu lui a intuire la sua magnificenza: bisognava prendersene cura, restaurarla, lucidarla e metterla a disposizione della città e dei suoi abitanti. L’arpa ancora oggi è uno dei pezzi forti del Museo Storico del Conservatorio napoletano, custodita in una teca al centro di una delle stanze della galleria.

L'unica arpa costruita da Antonio Stradivari all'interno del Conservatorio di San Pietro a Majella
Antonio Stradivari

Bibliografia

Gianpaolo Gregori, ANTONIO STRADIVARI L’arpa 1681 – The harp 1681, Ilmiolibro, Roma, 2016

Carlo Raso, Napoli Guida Musicale Tutta la città in 34 itinerari, Franco Di Mauro Editore, Napoli2004

Elena Ferrari Barassi, Gli strumenti musicali lombardi tra Cinquecento e Settecento, Le arti decorative in Lombardia nell’età moderna 1480-1780, Skirà, Milano 2000

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