‘O parulano: la storia dei venditori di frutta e verdura

di Francesco Li Volti

Sono davvero in pochi quelli che lo chiamano ancora così, eppure quello che oggi è per tutti il fruttivendolo o il venditore di verdure e ortaggi, per secoli, per tanti secoli, è stato chiamato “‘o parulano“. L’origine del termine, come confermano gli studi di Raffaele Bracale, noto studioso della lingua napoletana, deriverebbe dalla parola parula, una trasposizione del termine latino palus (palude). Ma cosa c’entra il nobile venditore di frutta e verdura con la palude?

'O parulano: la storia dei venditori di frutta e verdura
‘O parulano a via dei Tribunali

Ponticelli: il paradiso della frutta e della verdura

Tutto ebbe inizio con i Romani, che per primi trasformarono gran parte delle zone paludose intorno alle città in campi coltivabili. Un esempio è l’area di Ponticelli, dal quale partivano la maggior parte dei venditori di frutta per arrivare a Napoli. Costoro erano soliti vivere e abitare proprio “‘mmiez ‘e pparùle (le paludi)” e, quindi, trasportare i prodotti ortofrutticoli nell’ex Capitale era la loro unica fonte di guadagno.

Si passa poi al Cinquecento, epoca nella quale le bonifiche avvenivano periodicamente, soprattutto nella zona a sud – est della città. Qui, in particolare, ‘o parulano seppe sfruttare al meglio questi terreni, dando vita alla coltivazione di alcune delle prelibatezze tipiche locali che ancora oggi sono in bella vista sulle tavole delle famiglie napoletane.

Le bonifiche di queste zone paludose diedero vita al commercio massiccio dei frutti della terra, che divenne così una delle entrate maggiori per i governi che si susseguirono. Il risanamento delle paludi fu poi inserito anche all’interno del programma del fascismo, che seppe utilizzare la presenza dei ruscellamenti sotterranei, favorendo l’agricoltura in genere, ma soprattutto la produzione di ortaggi e frutta.

‘O parulano nella cultura di massa

O parulano entrò così nella quotidianità del napoletano, riconoscibile sia dalle bancarelle estrose sulle quali espone la sua merce, sia per la gran voce che è possibile sentire, per richiamare l’attenzione dei clienti. Era una persona di fiducia, alla quale si affidava l’alimentazione dei propri cari. Ci si parlava, ci si confrontava con ‘o parulano, persona di esperienza e rispettabile, che si sveglia presto ogni mattina per portare a casa qualche soldo in più.

Ne abbiamo una prova anche all’interno del testo “Tammurriata Nera“, di E. A. Mario e Edoardo Nicolardi, nel quale si fa riferimento a ‘o parulano come se fosse il vicino di casa o un parente, con cui commentare “‘o fatto niro niro” circa la nascita di un bambino dalla pelle nera.

Seh, ‘na ‘uardata, seh
seh, ‘na ‘mprissione, seh
va truvanno mò chi è stato, c’ha cugliuto buono ‘o tiro
chillo ‘o fatto è niro niro, niro niro comm’a cche…

E dice ‘o parulano, Embè parlammo,
pecché si raggiunammo chistu fatto ce ‘o spiegammo.
Addò pastin’ ‘o grano, ‘o grano cresce
riesce o nun riesce, semp’è grano chello ch’esce.

Tammurriata Nera, E. A. Mario

C’è da dire che questo termine nel corso del tempo ha assunto un nuovo significato, praticamente parallelo. ‘O parulano sta ad indicare anche una persona dai modi rozzi, dal linguaggio scurrile e che spesso proveniva dai paesini dalla remota provincia di campagna. In tal senso una canzone di tradizione orale, pubblicata nel 1825 da Guglielmo Cottrau, dal titolo “Lo golio de na figliola“, parla dell’innamoramento di una giovane ragazza verso un parulano, con la madre di questa che spinge affinché i due si incontrino.

Mamma, mamma, ca moro ca moro
Pe no golio ch’a l’uorto ‘nce sta.

Figlia ‘nce stace lu vruoccolillo,
Oje Vattene a l’uorto,
vattela a fa. mamma ca no,
Oje mamma ca no,
lu vruoccolillo sanà nun me po’,
Pe no golio ch’a l’uorto ‘nce sta.


Figlia ‘nce stace lu parulano,
Vattene a ll’uorto, vance a parlà.
Mamma ca si, mamma ca sì,
Lu parulano me fa muri.


Mamma, mamma,
io muoio, io muoio,

per un desiderio che sta nell’orto.
Figlia mia c’è un broccoletto,

vai nell’orto a fartelo.

Oh mamma no, oh mamma no,
il broccoletto non mi può guarire,
per un desiderio che sta nell’orto.


Figlia mia c’è un parulano,
Vai nell’orto e vacci a parlare,
mamma sì, mamma sì,
il parulano mi fa morire.

'O parulano: la storia dei venditori di frutta e verdura

Bibliografia

Francesco De Bourcard, Usi e costumi di Napoli e contorni, Polaris, La Spezia, 1993

Enrico Volpe, Storia e immagini dei più noti antichi mestieri di Napoli, Cuzzolin, Napoli, 2019

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