Le parenti di san Gennaro: un “legame di sangue” di più di mille anni

di Leonardo Quagliuolo

Le “parenti di san Gennaro” rappresentano un’antichissima tradizione napoletana: il loro modo di interpretare e di vivere il culto di San Gennaro è molto più stretto rispetto al già personalissimo modo di viverlo che ci si tramanda a Napoli. Per loro, addirittura, è un rapporto quasi fraterno.

Parenti di san Gennaro decapitazione
Decapitazione di San Gennaro, di Girolamo Pesce. Si nota, sulla sinistra, Eusebia che raccoglie il sangue in un’ampolla.

Parenti “alla lontana”

La prima volta in cui si parlò delle parenti di san Gennaro, sembra che fu proprio alla sua morte.

Era il 19 settembre 305 d.C. e regnava l’imperatore Diocleziano, che conduceva una politica spietata contro la religione cristiana. Proprio in uno dei rastrellamenti ordinati dall’Imperatore, san Gennaro trovò la morte per decapitazione, a Pozzuoli, dopo una serie di tentativi da parte dei suoi aguzzini, che però fallirono tutti, grazie a miracolosi interventi divini.

Parenti di San Gennaro Diocleziano
L’imperatore Diocleziano in una moneta dell’epoca

Proprio in quell’occasione, secondo la leggenda, una donna di nome Eusebia raccolse il sangue colante dalle spoglie mortali del Santo in delle ampolle. Da allora, attorno al sangue di san Gennaro è nato un culto che vede una grandissima devozione popolare a Napoli e dintorni e che ormai vanta una storia lunga 1.700 anni.

Tutt’oggi ha un enorme seguito, specialmente tra Campani, ma anche internazionale, sia tra credenti che tra scettici. Basti pensare che lo scioglimento del sangue di San Gennaro ha perfino meritato un articolo sulla nota rivista scientifica statunitense Nature!

Proprio tra la calca di fedeli che ogni anno si radunano nel Duomo di Napoli per assistere al miracolo della liquefazione del sangue, c’è in particolare un gruppo di donne, di estrazione popolare, che per nulla al mondo perderebbero quella messa. Si definiscono “Parenti di san Gennaro” e portano avanti una tradizione vecchia quanto lo stesso sangue del Patrono di Napoli.

Ci sono diverse ipotesi sulla loro origine: pare che la prima fedele fosse effettivamente una parente del Santo, o che, più semplicemente, si chiamasse “Januaria”; un’altra ipotesi, che fosse parente di Eusebia e così devota a san Gennaro da affermare di essere come familiari. O, ancora, che si sia radunato un gruppo di donne dal cognome “Ianuario”.

Poi, negli anni, questo culto, dal significato così personale e dal legame così profondo alla figura del Santo, avrebbe richiamato l’attenzione di altre fedeli, che hanno tramandato la tradizione del nome fino ad oggi, ma, chiaramente, senza un effettivo legame di parentela, che si è perso completamente nel tempo e che oramai sarebbe irrintracciabile.

Le prime testimonianze ufficiali sul loro conto, tuttavia, risalgono al XVII secolo e, nonostante aggiungano una variazione alla versione originale del culto di San Gennaro, non furono mai ostacolate dalla Chiesa.

La preghiera delle Parenti di San Gennaro

Ogni anno, questo gruppo di signore dalla fede incrollabile si presenta alle porte del Duomo prima di chiunque altro e, compatte, siedono in prima fila, vicine all’altare, con al collo dei medaglioni raffiguranti l’effige del Santo.

In modo corale, scandito da un preciso ritmo e talvolta anche con rime, rivolgono canti e preghiere a San Gennaro. Le loro richieste sono di un rapido scioglimento del sangue, di un accrescimento della fede dei Napoletani e di pregare per loro, di protezione della città da ogni sciagura.

La particolarità del loro personalissimo approccio al culto di San Gennaro sta proprio nel modo in cui pregano: talvolta, le loro parole suonano come esortazioni di una madre ad un figlio un po’ distratto e possono arivare a sembrare dei rimproveri.

Una volta che il sangue si è liquefatto, procedono in allegri canti e festeggiamenti per il Santo, invocando il miracolo, anche in questo caso il tutto scandito secondo un preciso ritmo ed inserendo preghiere rivolte a Maria.

Tutt’oggi, questa chiusa e ristretta “microsocietà” interamente femminile è operativa e sempre in prima fila, per parlare a tu per tu con il loro più caro “parente”, a nome di tutti i Napoletani.

La processione di san Gennaro

Dal 2016, esiste un’altra tradizione a Napoli, che coinvolge tutta la popolazione. Si tratta della processione di San Gennaro, organizzata dall’associazione “Sii turista della tua città“. Ogni anno viene portata lungo tutta la processione la statua del busto del Santo, costruita dall’artigiano ischitano Felice Meo, e vengono accese migliaia di candele, per ringraziare San Gennaro per il miracolo che avverrà.

Quest’anno, alla manifestazione saranno presenti anche l’associazione Miniera e la redazione di Storie di Napoli, per intrattenere il pubblico, raccontando storie inedite e curiosità sul Patrono di Napoli. Appuntamento, dunque, lunedì 19 settembre a piazza del Gesù, per questa magnifica iniziativa, dove tutto il popolo potrà passeggiare, ballare e cantare lungo tutto il tragitto, che terminerà proprio nei pressi del Duomo.

Saranno raccontate storie come questa (le parenti di san Gennaro), ma anche il viaggio che il corpo del Santo compì dopo la sua morte, per giungere definitivamente a Napoli. Noi ci siamo. E tu?

-Leonardo Quagliuolo

Per approfondire:

Comune di Napoli

San Gennaro, viaggio nell’identità napoletana” di M. Boggio e L. M. Lombardi Satriani

Working blood miracles“, Nature 353, 10 ottobre 1991

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