“Ernesto a Furia” e i bagni pubblici più famosi di Napoli

di Francesco Li Volti

“Me pare Ernesto a Furia”. Difficile ascoltare questo modo di dire al giorno d’oggi, ma chi lo ripete è certamente un cultore del napoletano. Eh sì, perché chi ha conosciuto il nostro Ernesto, certamente non dimenticherà facilmente questa espressione, nata in un’epoca sconosciuta e diffusa fino agli anni Novanta.

Con Me pare Ernesto a Furia i nostri nonni erano soliti definire qualcuno che è molto indaffarato nello svolgimento delle sue mansioni, che sembrerebbero di fondamentale importanza, ma che in realtà risultano semplici e umili lavori, praticabili da chiunque. Ma entriamo nel dettaglio e scopriamo insieme qual è la vera storia di Ernesto a Furia.

Elogio all’igiene di Napoli

"Ernesto a Furia" e i bagni pubblici più famosi di Napoli
Ferdinando II di Borbone

Prima di addentrarci in questa antica tradizione, è bene fare una precisazione. Rispetto alle altre capitali europee, Napoli ha sempre avuto la nomea di essere una città attenta alla pulizia e all’igiene. Nei suoi sotterranei ci sono prove schiaccianti di abilità nella costruzione di cisterne e reti idriche: Napoli fu insomma fra le prime città a dare un importante contributo alla storia dell’igiene.

Per la cronaca, re Ferdinando II di Borbone fu il primo regnante ad ordinare la raccolta differenziata, con un decreto che obbligava i cittadini a mantenere l’igiene nelle strade di Napoli. Qui di seguito il testo dell’ordinanza reale:

“Tutt’i possessori, o fittuarj di case, di botteghe, di giardini, di cortili, e di posti fissi, o volanti, avranno l’obbligo di far ispazzare la estensione di strada corrispondente al davanti della rispettiva abitazione, bottega, cortile, e per lo sporto non minore di palmi dieci di stanza dal muro, o dal posto rispettivo e che questo spazzamento dovrà essere eseguito in ciascuna mattina prima dello spuntar del sole, usando l’avvertenza di ammonticchiarsi le immondezze al lato delle rispettive abitazioni, e di separarne tutt’i frantumi di cristallo, o di vetro che si troveranno, riponendoli in un cumulo a parte”.

Ferdinando II di Borbone

Ma non solo, perché nel 1832 il prefetto Gennaro Piscopo promosse l’ordinanza con il quale vennero sancite le multe per i trasgressori. 50 anni prima, durante il suo viaggio in Italia, nel 1787, Johann Wolfgang von Goethe rimase stupito dal recupero del cibo in eccesso avvenuto in quella zona che oggi è stata tristemente rinominata dai media “Terra dei Fuochi”. Per non parlare poi del bidet, già ampiamente utilizzato dalla corte partenopea e catalogato dalle truppe garibaldine come “oggetto sconosciuto a forma di chitarra“.

Ma cosa c’entra questa premessa con la storia di Ernesto a Furia?

Bagni pubblici? Da Ernesto a Furia

"Ernesto a Furia" e i bagni pubblici più famosi di Napoli
Piazza Cavour, Napoli, dove si pensa fossero ubicati gli orinatoi di Ernesto a Furia

Tra i tanti bagni pubblici anonimi che lavoravano onestamente, fino agli anni ’60 a Napoli, ce n’era uno in particolare, che nel corso del tempo era diventato più di un orinatoio comune, ma un vero e proprio luogo per darsi appuntamento. Si tratta del celebre “Ernesto a Furia”, che pare dovesse essere localizzato in via Foria, nei pressi dell’Orto Botanico, o nell’odierna piazza Cavour, tra le linee 1 e 2 della metropolitana, nel giardino che divide la piazza in due zone, nord e sud, di fronte al grande edificio scolastico realizzato dall’ingegnere Pacifico.

Non si trovava sullo stesso livello della strada, bensì era un locale interrato. A gestirlo furono in tanti, ma colui che passò alla storia fu un tale Ernesto. Costui pare si desse molto da fare per assicurare un’esperienza efficiente all’interno dei suoi bagni. Sembra che li trattasse come dei figli, che si prendesse così tanto cura di questi orinatoi che divennero famosi in tutta la città. Il suo lavoro, garantire che l’utente non avesse nulla da ridire sull’igiene dei bagni, divenne ben presto un modo di dire, ripetuto di bocca in bocca dai cittadini partenopei, fino a far perdere le tracce del nostro caro e vecchio Ernesto.

Non sappiamo cosa avvenne successivamente, né chi fu con esattezza costui. Sicuramente, però, quel che è certo è che, al pari livello di coloro che hanno reso Napoli grande in tutto il mondo, Ernesto ha lasciato il segno grazie alla sua operosità, dedizione e rispetto per il proprio lavoro, contribuendo a far divenire Partenope una delle principali città dove si sono sviluppate le prime e più elementari norme di pulizia.

A Porta Capuana i bagni pubblici più belli

Se quelli di via Foria erano i più famosi, quelli di Porta Capuana erano certamente i più lussuosi. Infatti, tra i bagni pubblici passati alla storia ci sono anche quelli che si trovano nella zona di Porta Capuana, costruiti in modo piuttosto complicato, per cui i napoletani usavano la frase “Te pretiene cchiù tu che ‘o cess ‘e Porta Capuana” e la cui traduzione è “Te la tiri più tu che il cesso di Porta Capuana”.

A quel tempo, infatti, i comuni erano abbastanza preoccupati per i bisogni scatologici dei loro cittadini e per questo motivo molte città italiane erano costellate di bagni pubblici. A Napoli ce n’erano di ogni specie, da latrine in marmo a quelle in travertino. Insomma, un gabinetto di un certo stile.

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