10 curiosità storiche che non conosci sul Calcio Napoli

di Francesco Li Volti

Il calcio a Napoli è vissuto in maniera differente rispetto alle altre città. Qui i bambini sono cresciuti a pane e pallone. Ci sono storie d’amore che non avranno mai a che vedere con la passione che il popolo partenopeo mette in campo ogni domenica per il Calcio Napoli. La squadra sa che può contare su un fattore importantissimo, come il tifo, provocato dalla forza della sua gente. Eppure ci sono aneddoti e curiosità mai svelate e ancora poco conosciute anche dai più appassionati supporter. Ecco qui tutto quello che ancora non conosci sulla storia del Calcio Napoli.

1. Il primo stadio di proprietà

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Il primo stadio del Calcio Napoli al Rione Luzzati

Il Calcio Napoli è stato tra i primi club italiani ad avere uno stadio di proprietà. Inaugurato il 23 febbraio del 1930, è stato costruito nel Rione Luzzati dal primo presidente, nonché fondatore del Calcio Napoli Giorgio Ascarelli. Lo stadio poteva ospitare 20mila spettatori e ha cambiato il suo nome tre volte: fu infatti inaugurato precedentemente con il nome Vesuvio. Dopo la sua morte, è stata intestato ad Ascarelli, il quale però era ebreo quindi, per volere del regime fascista e del partito, fu cambiato ancora una volta e stavolta in Stadio Partenopeo. Purtroppo, la struttura fu distrutta durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

2. Al Collana feriti e invasioni

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Lo stadio Collana

Forse non tutti sanno che lo stadio del Calcio Napoli al Vomero ha cambiato nome per ben cinque volte. Fu inaugurato il 27 ottobre del 1929 con il nome Stadio 28 ottobre, per ricordare la marcia su Roma di Mussolini. Sotto il regime fascista è stato poi rinominato Stadio del Littorio. Utilizzato dalle SS come campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale, alla fine del conflitto fu rinominato prima Stadio della Liberazione poi Stadio del Vomero, proprio in onore del quartiere dove sorge la struttura. Dal 1963 è stato denominato Stadio Collana, in nome del giornalista Arturo Collana, tra i soci fondatori del gruppo napoletano e giornalisti sportivi.

A questo stadio sono legati altri tre aneddoti che hanno fatto la storia del Napoli. Il 27 gennaio del 1946, durante Napoli-Bari 2 a 1, l’eccessiva esultanza della rete dell’albanese Lushta ha provocato il cedimento di una parte della tribuna con il conseguente bilancio di 114 feriti.

Invece, il 6 novembre del 1955, al termine di Napoli-Bologna 3 a 3, ci fu l’invasione di campo per via di un rigore, che permise agli ospiti di raggiungere un immeritato e insperato pareggio nei minuti finali. Il bilancio dei disordini alla fine sarà di 160, tra feriti e contusi.

Ma lo stadio del Vomero è stato anche il palcoscenico di una grande dimostrazione della correttezza e sportività del pubblico napoletano: il 20 aprile nel 1958, in occasione di Napoli-Juventus 4 a 3, l’eccessiva affluenza di spettatori costrinse gli organizzatori a far accomodare un elevato numero di tifosi partenopei a bordo campo. Tenuti a bada per tutta la partita dall’arbitro Concetto Lo Bello, il gol vittoria segnato dagli azzurri a pochi secondi dalla fine, scatenò l’incontenibile entusiasmo dei tifosi del Napoli che, al termine della gara, portarono in braccio i loro eroi e abbracciando l’arbitro, in segno di ringraziamento per aver portato a conclusione la partita.

3. Inaugurazione speciale per il San Paolo

Il San Paolo è stato inaugurato il 6 dicembre del 1959, con la vittoria del Napoli sulla Juventus per 2 a 1: da quel giorno lo stadio è diventato il tempio che calcio, dove il Napoli ha festeggiato i suoi trofei più importanti e che ancora oggi fa da passerella a competizioni internazionali, come Olimpiadi, Europei e Mondiali.

4. I fischietti anti – Paolo Rossi

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Paolo Rossi con la maglia del Perugia

Durante il calciomercato della stagione 1979-80, Paolo Rossi rifiutò il trasferimento al Napoli, preferendo lasciare il Vicenza per passare al Perugia. Il 20 ottobre del 1979, in occasione di Napoli-Perugia, match terminato 1 a 1 proprio con un gol di Rossi su calcio di rigore, il San Paolo fece registrare il record di presenze, con 89.992 spettatori, tutti con un fischietto anti-Rossi e sorvegliati dall’alto da un aereo, che volava sopra lo stadio con lo striscione “Rossi non sei degno di noi”.

5. La seconda mascotte

Forse in pochi ricordano che per un periodo il Napoli ha avuto anche una seconda mascotte: il pupazzo ovviamente non poteva che chiamarsi Gennarì, in onore del Santo patrono di Napoli. Rassomigliante a uno scugnizzo napoletano con la maglia del Napoli, nato nel 1986, in realtà Gennarì non è mai riuscito a sostituire il caro e vecchio ciuccio.

6. Il ventaglio del Napoli

Nella storia del Napoli è entrato anche un gadget particolare: si tratta di un ventaglio di cartone che, negli anni Trenta, fu distribuito dalla società ai suoi abbonati: su una facciata c’era l’immagine di un calciatore, sull’altra un decalogo di 11 punti in cui si invitava ad essere sempre vicini alla sia alla squadra che alla società.

7. La pace di Lodrone

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Maradona e Bianchi

Nella stagione 1987-88 il Napoli avrebbe potuto vincere il suo secondo Scudetto consecutivo, ma malgrado un campionato spettacolare, il primo maggio 1988, dopo la sconfitta per 2-3, dovette consegnarlo al Milan di Berlusconi e Sacchi, uscito dal San Paolo tra gli applausi dello sportivissimo pubblico napoletano. Lo Scudetto, sfuggito nelle ultime giornate di campionato, portò alla rottura dei rapporti tra la squadra e il tecnico Ottavio Bianchi, attaccato dai giocatori con un comunicato.

Al termine della stagione ci fu poi la cessione di Garella, Bagni e Giordano, ritenuti i principali responsabili della rivolta, cosa poco gradita a Maradona. Durante il ritiro in Trentino, Maradona, davanti alle telecamere dei tanti giornalisti presenti sul posto, strinse la mano a mister Bianchi, sancendo così la pace tra il tecnico e la squadra. Il Napoli vincerà la sua prima Coppa Uefa e quella stretta di mano passerà alla storia come la pace di Lodrone.

8. Sallustro non si tocca

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Attila Sallustro

Attila Sallustro, dopo la vittoria sul Modena per 5 a 0 nella stagione 1929-30, con la sua Balilla 521 investì un pedone. La vittima, riconoscendo l’attaccante napoletano alla guida, si scusò con Sallustro e si assunse la colpa dell’accaduto. Immaginiamo che sia andata più o meno così: “Scusate tanto, è colpa mia, voi potete fare tutto quello che volete”.

9. Jeppson in fin di vita per colpa di un cane

Negli anni ’50, l’attaccante svedese Jeppson si trovava di ritorno da Latina, e come una vera star dell’epoca, a guidare la sua Alfa 1009 c’era il suo autista. Per evitare di investire un cane, l’auto si capovolse e fece un incidente. L’autista morì sul colpo, mentre il bomber fu ricoverato all’Ospedale più vicino.

10. La radiocronaca nacque a Napoli

In occasione di Napoli-Lazio 2 a 2, spareggio per l’ammissione al primo campionato di Serie A a girone unico, giocata il 23 giugno 1929 a Milano, il giornalista inviato allo stadio dal quotidiano napoletano il Mezzogiorno Sportivo, durante la partita raccontava via telefono alla redazione le azioni della gara. Dopo la trascrizione del giornalista Michele Bonanno, il collega Felice Scandone, affacciato al balcone, lesse alla folla ciò che stava accadendo. Forse, non a caso, nel 1959 venne poi ideata la storica la trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto.

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