Pulcinella's secret: from a simple canvas to a way of saying

by Francesco Li Volti

For Pulcinella's secret si intende qualcosa che tutti conoscono, un ovvietà, oppure un segreto che diventa di dominio pubblico, nonostante i tentativi di tenerlo nascosto. Un modo di dire che da locale oramai è diventato nazionale e che appartiene alla quotidianità dell’italiano medio. Eppure la sua origine non è così antica, ma si rifà a circa duecento anni fa, al XVIII secolo, quando in Italia stava nascendo la commedia dell’arte.

In questo calderone di attori e figure iconiche entra a gamba tesa il nostro Pulcinella, la maschera napoletana nata nei primi decenni del Seicento, grazie all’attore capuano Silvio Fiorillo. Pulcinella è sempre stata la guest star di questo tipo di spettacoli e il pubblico attendeva con ansia il suo ingresso in sala, che movimentava la fantasia della platea. Nel corso dei secoli, poi, Pulcinella si è visto protagonista di avventure e inganni, di amori e segreti, di storie che lo hanno portato a essere celebrato come una delle maschere più inaffidabili d’Italia. Come mai? Tutta colpa della nascita del “segreto di Pulcinella”.

Pulcinella's secret: from a simple canvas to a way of saying
Pulcinella

Il segreto di Pulcinella: un canovaccio “storico”

Chi crede che il segreto di Pulcinella sia un idiomatismo moderno, si sbaglia di grosso. Per raccontare la storia di tale locuzione bisogna addentrarsi all’interno dei copioni teatrali di inizio Ottocento in cui c’è il personaggio di Pulcinella, leggendone attentamente i particolari.

Chiunque si affacci a questo argomento troverà pane per i suoi denti, visto che potrà notare coi suoi occhi che sono poche, pochissime le battute segnate sul testo. Quel che infatti è ancora semi sconosciuto è che gli attori di quel tempo basavano la loro esibizione sull’arte dell’improvvisazione: si improvvisavano gesti, battute, movimenti e anche le risate. Era “la regola”.

Ogni volta che lo spettatore acquistava un biglietto, in realtà, non sapeva a cosa andava in contro. Se lo spettacolo titolava in un certo modo, probabilmente i temi affrontati nel corso della rappresentazione erano completamente differenti. Questo perché si seguivano dei canovacci, ma poi quel che andava in scena era tutta farina del talento dell’attore.

Era lui che doveva destreggiarsi nel far ridere il pubblico pagante, nell’incuriosirlo attraverso le buffe movenze o le strambe avventure in cui venivano catapultati i protagonisti. Nei canovacci che vedevano Pulcinella tra le maschere presenti, a un certo punto gli veniva confidato in gran segreto qualcosa, da tenere assolutamente per sé, con il divieto di diffonderlo.

Puntualmente accadeva, però, che la maschera napoletana andava a spifferare il tutto al primo che passava e così da semplice segreto diventava “il segreto di Pulcinella”. Nel corso del tempo queste tipologie di testi andarono diffondendosi, decretando così Pulcinella come la maschera a cui non raccontare mai nulla, altrimenti sarebbe stato immediatamente sulla bocca di tutti.

Bibliography

Luigi Serafini, Pulcinellopedia (piccola), Longanesi & C., Milan, 1984

Anton Giulio Bragaglia, Matilde Serao, I mille volti di una maschera. L’immagine di Pulcinella nelle tradizioni e nell’arte di tutto il mondo, Napoli, Pagano, 2001

Hetty Paerl, Pulcinella. La misteriosa maschera della cultura europea, Apeiron Editori, Sant’Oreste (RM), 2002

Aniello Montano, Pulcinella. Dal mimo classico alla maschera moderna, Libreria Dante & Descartes, Naples, 2003

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