The mystery of Johannes Gutenberg buried in Market Square

by Francesco Li Volti

Quella che stiamo per raccontare, non è una semplice suggestione. Deriva dagli studi di Mariano Fava e Giovanni Bresciano, due studiosi che a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, scoprirono qualcosa di davvero incredibile sulla permanenza a Napoli di Johannes Gutenberg, il padre della stampa moderna.

Erano due bibliotecari che lavorarono a lungo alla Biblioteca Nazionale di Napoli, apportando grosse novità e tecniche di ricerca. Sfogliando le pagine di libri e diari, si ritrovarono a dover fare i conti con una questione abbastanza scottante: secondo i due studiosi, infatti, Johannes Gutenberg sarebbe morto a Napoli e sepolto all’interno della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, oggi scomparsa.

Il mistero di Johannes Gutenberg seppellito a piazza Mercato
Ritratto di Johannese Gutenberg

Gutenberg arriva a Napoli

Prima di tutto, non tutti sanno che Johannes Gutenberg, giunse anche a Napoli nel 1442 per promuovere la sua rivoluzionaria invenzione della stampa a caratteri mobili. Fu chiamato nientemeno che da Alfonso of Aragon, il primo sovrano catalano, capace di scacciare la dinastia angioina. Re Alfonso fu un cultore dell’arte, fu un mecenate di tutto rispetto. Ancora oggi, al Castel Nuovo, il portale ricorda il suo trionfale ingresso nella Capitale.

Gutenberg fu accompagnato da due suoi colleghi, Sisto Riessinger e dal sacerdote belga Arnaldo of Brussels, e, una volta giunto in città, trovò nei locali del convento della Real Casa dell’Annunziata, il luogo ideale per collocare la prima silografia cittadina, una macchina in grado di stampare con una tecnica d’incisione e rilievo su legni duri. Sarà Aldo Manuzio a Venezia alla fine del XV secolo a perfezionarla e renderla capace di trasformare i libri in vere e proprie opere d’arte.

Tornando a noi, i tre arrivarono a Napoli portando certamente un vento di novità, suscitando grande entusiasmo nei salotti della cultura aragonese. Napoli, infatti, non aveva nulla da invidiare alla capitale del Rinascimento per eccellenza, Firenze. Il lavoro fu svolto e Gutenberg se ne ritornò a Magonza, a riprendere i suoi giri per promuovere la sua invenzione. Erede del lascito di Gutenberg in città fu Francesco Del Tuppo, vero e proprio maestro dell’arte tipografica che si specializzò nella legatoria, il cui impegno fece in modo che in città fossero prodotti esemplari librari di grandissimo pregio.

Il periodo aragonese fu florido per tantissimi di loro che si affacciarono a quest’arte: Baldassare Scariglia, Niccolò di Lionardo, Tommaso Auleta, Tommaso De Venia, solo per citarne alcuni. Costoro erano artigiani che si fiondarono nel mondo della tipografia, apportando oggetti di lusso, giusto per dare un tocco made in Napoli davvero unico. Ed ecco che furono stampati libri con pelli marocchine, cordovane e col montone, con fermagli e angoli in argento e talvolta anche in oro. Ma non mancarono legature a cammeo con medaglie e fregi, o addirittura con stemmi gentilizi in pietre dure o ritratti impressi al centro del volume.

Gutenberg sepolto a piazza Mercato

Ma eccoci nel cuore della vicenda. Secondo i due studiosi napoletani, Mariano Fava e Giovanni Bresciano, Johannes Gutenberg sarebbe sì tornato a Magonza ma, dopo diversi anni dal primo soggiorno, sarebbe tornato a Napoli, città che in un modo o nell’altro lo aveva conquistato dal primo momento. La sua morte improvvisa (probabilmente fu stroncato da un malore) sarebbe avvenuta proprio a piazza Mercato.

Non sappiamo altri particolari, a parte che sarebbe stato successivamente sepolto all’interno di una chiesa nei pressi della piazza, Santa Maria di Costantinopoli, oggi scomparsa e da non confondere con quella esistente e ubicata nella stessa strada che porta il suo nome. Ci auguriamo di aver ispirato qualcuno alla ricerca della tomba di Gutenberg. Chissà se si trova sotto a qualche scantinato. Non sarebbe la prima volta in una città così ricca di misteri come Napoli.

Bibliography

Vittorio Gleijeses, La storia di Napoli dalle origini ai nostri giorni, Società editrice napoletana, Napoli, 1974

Marco Perillo, I luoghi e i racconti più strani di Napoli, Newton and Compton, Roma, 2019

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1 Comment

nicola 5 June 2022 - 14:42

cambiare velocemente Risorgimento con Rinascimento…male male

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