Renoir y Nápoles, la historia de un amor que llegó al extranjero

De Laura de Avossa

Era il 1881 quando il pittore impressionista Renoir giunse a Napoli. Innamoratosi del mare e circondato da profumi e colori nuovi, non poté far a meno di riportare sulle sue tele l’iconico Golfo e il Vesuvio, rendendo omaggio a una città che avrebbe ricordato per sempre.

Il viaggio di Renoir in Italia, il “Bel Paese”

L'arte impressionista fu caratterizzata da veloci pennellate e la ricerca di riprodurre l’attimo, dipingendo le sfumature di luce di un preciso istante. Renoir è ricordato come uno dei più famosi esponenti di questa forma d’arte. Eppure il 1880 fu un periodo burrascoso della sua carriera. Frastornato e disorientato, affermava di non saper più “né dipingere né disegnare”. Il pittore decise così di fare un viajo a italia alla ricerca di nuove ispirazioni.

Renoir e Napoli, storia di un amore arrivato oltreoceano
Ritratto di Pierre-Augustet Renoir, di Frédéric Bazille

In Italia Renoir ebbe modo di apprezzare da vicino l’arte classica e quella dei grandi autori del passato, primo tra tutti Raffaello. Il suo stile andò così sempre più distaccandosi dalla corrente impressionista, divenendo più lineare e dai contorni più marcati.

L’Italia restò impressa per sempre nell’animo di Renoir. Nel 1883, infatti, l’artista tornò nella penisola per qualche giorno con il pittore impressionista Monet.  Molti anni dopo, riferendosi al Hermoso país, confidò ad un amico: “Si torna sempre ai primi amori, ma con una nota in più"

Il soggiorno di Renoir a Napoli

L’atmosfera di Napoli segnò la carriera artistica di Renoir. Ancora una volta il pittore subì il fascino dell’arte antica e restò particolarmente impressionato dalle ceramiche pompeiane esposte al Museo Arqueológico.

Una volta raggiunta la Campania, Renoir non poté fare a meno di soggiornare a Capri. La sua permanenza sull’isola durò poco ma fu intensa e di grande ispirazione per l’artista che raccontò di questo suo breve viaggio nella raccolta epistolare indirizzata alla Charpentier:

L’isola è piccola piccola, come ce l’aspettavamo, ma piena di charme. A noi, che passiamo molto tempo vicino al mare (alloggiamo all’Hotel du Louvre, che ne dista poche decine di metri), sembra che i suoi abitanti facciano due soli mestieri: gli uomini sono tutti marinai, le donne invece filano la seta o fanno le tessitrici, anche se non per conto loro, ma di mercanti che vengono da Napoli. Figuratevi dunque la felicità di Aline: è a casa sua! Non ce n’è una, qui – le Carmela, Angelina, Lucia – con la quale non abbia scambiato qualche parola, quanto meno un saluto, un sorriso. Un’isola popolata di grisettes non ce la saremmo mai immaginata!

A Capri Renoir realizzò almeno due dipinti: Baia di Capri Y Bagnante bionda sulla riva del mare. Quest’ultima è custodita allo Sterling and Francine Clark Institute di Williamstown e raffigura una donna dai capelli folti e dalle curve morbide. La protagonista posa come una Venere davanti dal mare. L’autore stesso dichiarò che la giovane ritratta era sua moglie Aline Charigot e che le acque azzurre da cui era circondata erano quelle del Golfo di Napoli viste da una barca.

Il più famoso dei quadri che Renoir realizzò durante il suo soggiorno campano fu di sicuro La Baia di Napoli del 1881. Il pittore non poté fare a meno di riprodurre il classico paesaggio napoletano: il Golfo e il Vesuvio sono i due elementi classici ed essenziali per l’opera di Renoir. Con i colori e i giochi di luce di un tramonto napoletano di fine ‘800, l’artista riportò sulla sua tela il clima partenopeo che visse in quei due anni in Campania. L’atmosfera che riuscì a ricreare non appare tanto dissimile da quella che si respira ai nostri giorni: molti ritengono che La Baia di Napoli sia un’opera senza tempo.

Renoir e Napoli, storia di un amore arrivato oltreoceano
La Baia di Napoli

La tela è esposta al MET– Metropolitan Museum of Art – di Nueva York: la Napoli vista dagli occhi di Renoir, semplice ed eterna, è arrivata oltreoceano.

Laura de Avossa

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