Monte di Procida: historias de guerra y leyendas de amor en el escenario de los Campos Flégreos

De Sara Barone

Sicuramente uno dei luoghi più suggestivi e turisticamente importanti della Campania, Monte di Procida possiede una storia lunga secoli, facendo risalire le sue origini già a ridosso del terzo millennio a.C., anni in cui i popoli indo-europei si fusero con le varie famiglie di origine greca che via via arrivavano sulle coste campane, dando vita alla neo civiltà italiota, base dello sviluppo economico, sociale e civile non solo delle zone limitrofe, in particolare di Cuma, ma anche della stessa Roma, che da loro prese esempio per la propria legislazione ed economia.

Monte di Procida: storie di guerra e leggende d'amore nello scenario dei Campi Flegrei
Monte di Procida, Acquamorta

Cenni storici sulla nascita del comune di Monte di Procida

L’importanza storica di Miseno e del suo Monte va fatta risalire a quando una colonia Romana, a seguito della sconfitta contro Etruschi, Cartaginesi e Sanniti, si stabilì proprio in questi luoghi.

Proprio da questo momento, moltissime vicende romane si incrociano alla storia di quello che diverrà, in un tempo successivo, quello che noi ora oggi conosciamo come Monte di Procida.

A seguito della caduta dell’Impero Romano, infatti, Miseno e Procida furono legislativamente unite sotto forma di contea del ducato di Napoli, che prese il nome di Castrum. Persino questa denominazione ha una sua particolarità intrinseca: sta a dimostrare, di fatto, che città e Monte divennero una sola entità protetta e sorretta da torri esterne.

Eppure, la fortuna della contea ebbe vita breve. Le continue invasioni barbariche ridussero infatti, durante il Medioevo, ogni possibilità di espansione di Cuma, Miseno e anche delle limitrofe Bacoli e Pozzuoli, portando a una vera e propria distruzione di queste terre. Gli abitanti di Miseno, sfrattati letteralmente dalla propria patria, si rifugiarono nei posti più disparati. Pochi rimasero tra le mura di Monte, i più preferirono spostarsi, e un punto di appoggio molto favorito fu la vicina isola di Procida, a cui Monte si legò anche amministrativamente fino al 1907.

Dalla nuova luce ai giorni nostri

Nel XIV secolo iniziò però una lenta e graduale ripresa economico-sociale delle zone di Cuma, Baia, Miseno e dunque di Monte, grazie a un sempre più frequente afflusso di famiglie provenienti dalle isole verso la terraferma. Praticamente, ciò che si verificò fu un vero e proprio rientro che fece crescere la densità di popolazione e che garantì dunque la rinascita di queste zone che erano ormai imprigionate alle dipendenze di Procida.

Approfittatori ne furono gli esattori e amministratori puteolani, che tentarono in vari modi di assoggettare Monte e Miseno alle proprie dipendenze.

Ne seguirono battaglie, rivendicazioni più o meno legittime e lunghe dispute sia internamente che con popoli esterni, fino ad arrivare alla sempre più desiderata autonomia, seguita alla restaurazione borbonica.

Dal nome di “Monte Miseno“, mantenuto per tutto il corso del Medioevo, il 27 gennaio 1907, Monte venne riconosciuto come comune autonomo con il nome di “Monte di Procida“, rinunciando tuttavia alla denominazione di “Nuova Cuma“, così come, invece avrebbero voluto i suoi abitanti.

Monte di Procida: storie di guerra e leggende d'amore nello scenario dei Campi Flegrei
Vista da Monte di Procida

Excursus leggendari: la marina di Acquamorta

Poteva un posto come questo esimersi dall’avere storie peculiari legate al proprio nome?

Una di queste è la leggenda della Marina di Acquamorta, il porto flegreo che si affaccia su Procida. Proprio da questo punto, infatti, passavano i flussi da e verso Monte e le isole, fondamentali per la formazione del territorio. ll nome di questo luogo, così strano e curioso, deriva probabilmente dalla quasi assenza di correnti all’interno dell’insediatura.

Eppure, questa spiegazione non si addice a quello che è un piccolo segreto, gelosamente custodito dagli abitanti, che però è diventato una storia di incantevole bellezza. Il nome Acquamorta, secondo questa leggenda popolare, sarebbe stato dunque coniato da Acqua, figlia di un popolano che un giorno, annegando tra le acque, venne salvata da un giovane pescatore procidano, Giosuè.
Da quel momento, i due intrapresero una lunga, passionale storia d’amore. La giovane si recava infatti ogni giorno, sempre alla stessa ora, sulla spiaggia, in attesa del passaggio dell’amato, anche solo per un semplice saluto.

Sfortuna volle che, una mattina, di Giosuè non vi fu traccia. E così per diversi giorni, finchè Acqua non decise di tuffarsi nel mare per cercarlo. Da quelle onde, però, la giovane non vi fece mai più ritorno.

Nacque, così, dal ricordo di una bellissima storia d’amore, la marina di Acquamorta.

Cultura e tradizioni

Per concludere, è facile pensare come la cultura e le tradizioni del comune di Monte di Procida siano fortemente legate sia a quelle delle zone limitrofe napoletane, sia, soprattutto, a quelle dell’isola da cui deriva, ovvero Procida.
Il Santo patrono del posto è l’Assunta, festa fortemente sentita dai suoi abitanti e festeggiata, sempre con una certa, importante solennità, il 15 agosto. Dalla santa Patrona, infatti, derivano poi i nomi di quasi la totalità delle Chiese presenti.

Sito del Comune del Monte di Procida

Bibliografía

Luigi Picone, “Bacoli e Monte di Procida”, Massa Editore, 2009

Michele Parascandolo, Procida dalle origini ai tempi nostri, L. de Martini e figlio, 2013

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